Sindrome da rientro, ecco come affrontare la fine delle vacanzedi Emanuela Alfieri
Psicologa Psicoterapeuta Sistemico Relazionale
Psicoterapeuta EMDR
PhD
Servizio di Psicologia di Borgotaro

“Il viaggio è un luogo dove tutto è possibile”

Ultimo giorno di ferie. Hai appena trascorso un meraviglioso periodo di vacanze in cui hai potuto fare tutto ciò che volevi, ma con il passare del pomeriggio l’entusiasmo diminuisce per lasciare posto a una sensazione di tensione appena inizi ad anticipare mentalmente gli avvenimenti del giorno dopo. Se questo è ciò che provi al rientro delle vacanze, non preoccuparti: non sei affatto l’unico. Per molti di noi il rientro al lavoro è accompagnato da una combinazione di irritabilità, ansia, calo di motivazione, difficoltà di concentrazione e sensazioni di vuoto. Tale disagio se rimane entro certi limiti spazio-temporali, può essere considerato normale, in virtù del fatto che il riprendere le proprie attività, con i conseguenti ritmi e responsabilità assai diverse dal periodo di ferie, richiede all’individuo energie sia psicologiche che fisiche di riadattamento e di riavvicinamento ad organizzazione e progettualità di stampo lavorativo (e non solo).

Altro evento psicologico che può subentrare al rientro da un periodo di vacanza può essere una temporanea amnesia circa i molteplici schemi mentali acquisiti per gestire le varie sfere vitali. Questo a causa della fisiologica deattivazione e cancellazione da parte del cervello (wash out) di alcuni passaggi mnemonici, in concomitanza di un periodo di non utilizzo e per poter agevolare il riposo. È ciò che gli anglosassoni chiamano “Post Vacation Blues”, una “sindrome da rientro” molto comune connessa allo stress causato dalla fine della vacanze e dal ritorno alla normalità.  Recenti studi hanno stabilito che arriva ad affliggere addirittura una persona su due tra quelle che tornano dalle vacanze. Questi “sintomi” durano generalmente qualche settimana, per poi risolversi da soli una volta rientrati a pieno regime nell’ottica della nostra vita quotidiana.

Come affrontare la sindrome da rientro?

  • Cominciare con qualche attività semplice. Il primo giorno di lavoro, è preferibile non gettarsi subito a capofitto sulle attività più complesse e spinose e incominciare con qualcosa di semplice e che sappiamo fare bene. In questo modo è più semplice rientrare nell’ottica lavorativa e di conseguenza riusciremo successivamente ad affrontare meglio anche i compiti più impegnativi.
  • Accettare di essere rimasti indietro. Al ritorno dalle vacanze, si rimane inevitabilmente indietro e ci si trova con molto lavoro da recuperare. Miliardi di e-mail, messaggi in segreteria, e attività che richiedono attenzione. È inevitabile e non è colpa nostra! Non aspettiamoci di trovare una scrivania e una casella e-mail vuota al rientro e accettiamo di essere rimasti indietro e riprendere mano a mano la usuale produttività.
  • Tornare gradualmente alla normalità. Sii consapevole di come organizzi i primi giorni di lavoro. Imporsi di sistemare tutte le questioni in sospeso subito è irrealistico quanto controproducente, poiché contribuisce ad aumentare il senso di ansia provocato dal ritorno alla normalità.
  • Ricordarsi delle vacanze aiuta a combattere lo stress. Se siamo stati in viaggio durante le ferie, è una buona idea prendere un ricordino da portare nel posto in cui lavoriamo; una fotografia o un piccolo oggetto possono aiutare a creare un ambiente di lavoro più sereno riportandoci a un ricordo sereno nei momenti in cui ci sentiamo sotto pressione.
  • Concentrarsi sugli aspetti positivi. Pensare a quello che ci piace del nostro lavoro (ad esempio rivedere colleghi ai quali siamo affezionati) può essere d’aiuto nel rendere più piacevole la ripresa lavorativa. È infatti noto che coloro che hanno un’attitudine positiva sono meno esposti a sviluppare problematiche lavoro-correlate, percepiscono di avere maggiori energie e si sentono generalmente più calmi e rilassati.
  • Porsi una sfida. Mettere in agenda un seminario o un evento istruttivo al rientro aiuta a ritrovare la sensazione di avere uno scopo e, successivamente, un sentimento di crescita e soddisfazione, rendendo il lavoro più gratificante. Può rivelarsi una buona idea anche cimentarsi in attività nuove, come un corso di ballo, di lingua straniera o un nuovo progetto di volontariato. Anche una nuova attività connessa al lavoro ha i suoi benefici: iscriversi a un’associazione professionale o proporsi per far parte di un gruppo di progetto può essere fonte di motivazione e rinnovamento.

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