La Stazione Monte Orsaro copre il territorio più ampio della Regione: “Non solo soccorso, anche sicurezza e prevenzione”

Sono settantasei – tra tecnici, medici, infermieri e logistici – i volontari della Stazione Monte Orsaro del Soccorso Alpino e Speleologico: quella della Provincia di Parma è la stazione più numerosa dell’Emilia Romagna, così come il territorio su cui opera è il più ampio della Regione. “Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico nasce negli anni Cinquanta sulla catena alpina. Il nostro compito – spiega il capostazione Gabriele Zoniè quello di portare soccorso agli infortunati e recuperare i caduti in territorio montano, ipogeo o impervio“. Sul territorio regionale i volontari del Soccorso Alpino sono circa quattrocento, attivi – oltre che nella Stazione parmigiana – a Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna e nell’Appennino romagnolo e a cui si aggiunge la componente speleologica.

“Gli angeli della montagna” – così come potrebbero essere chiamati per il loro prezioso operato i volontari del SAER – promuovono anche la sicurezza in montagna e una politica di prevenzione degli incidenti: “Operiamo – continua il capostazione, che nel suo operato è sempre affiancato dai due vice Enrico Triani e Luigi Barbaresein ambienti ostili, dove le tecniche tradizionali non sono sufficienti. A disposizione, sul territorio coperto dalla nostra Stazione, abbiamo cinque mezzi fuoristrada completamente attrezzati per il soccorso in montagna ed un furgone con computer, radio e tutto quello che occorre per attrezzare un campo base per la ricerca di dispersi“. Dagli anni Novanta ad oggi, i mezzi con cui il SAER si sono evoluti in modo esponenziale, facilitando il lavoro dei soccorritori ed aumentando la sicurezza dei soccorsi: ne è un’esempio l’utilizzo sistematico degli elicotteri, la presenza di un Tecnico di Elisoccorso sull’eliambulanza di Pavullo e l’imbarco – anche al verricello – degli operatori su veivoli militari o di corpi di Polizia.

Passi da gigante anche nel settore tecnologico: “Agli albori del nostro servizio tutto ciò non esisteva: ogni volontario giungeva sul posto con la propria automobile. Quest’evoluzione nei mezzi è un vantaggio per l’intera collettività“. Smartphone e tablet fanno il resto: “La presenza dei GPS sui telefoni, i servizi di messaggistica istantanea e alcune app dedicate sono di grande aiuto quando si deve localizzare il luogo in cui confluire i soccorsi. Poi c’è ‘Arogis‘ – l’app multiutililty in dotazione ai volontari – e l’SMS Locator che negli ultimi anni ci hanno facilitato il lavoro consentendoci di risparmiare tempo ed energie preziose

“Un grande lavoro di squadra il salvataggio del cacciatore precipitato sul Barigazzo”

Ghiaccio, neve, condizioni meteorologiche avverse sono solo alcuni dei fattori che portano ad un aumento degli interventi degli uomini del Soccorso Alpino: “Incidono, in modo determinante, sulle richieste di aiuto e sulla frequentazione della montagna“. Il 2018 è stato un anno particolarmente significativo per la Stazione Monte Orsaro che è stata attivata, in seguito a richieste di aiuto, quasi 80 volte con una maggior frequenza nei weekend: “Il periodo di maggiore impegno – spiega Zoni – va da luglio a ottobre quando escursionisti e cercatori di funghi invadono le nostre montagne. Nell’ultimo anno, poi, sono aumentati gli interventi in aiuto dei cacciatori“.

E se le condizioni in cui opera il SAER sono sempre difficili e in un territorio ostile, un’attenzione particolare merita il salvataggio di un cacciatore scivolato per quasi cento metri dalla vetta del Monte Barigazzo, lo scorso 6 gennaio. “L’uomo – raccontano i soccorritori – era scivolato rovinando in una parete quasi verticale e soggetta alla caduta di massi. Tecnici e sanitari lo hanno raggiunto e stabilizzato: poi è intervenuto l’elicottero dell’Aeronautica Militare di Cervia. Il paziente era in condizioni critiche: tutte le operazioni di soccorso sono state svolte al buio, alla luce delle sole torce frontali e in un contesto ad altissimo rischio. Tutto è andato per il meglio: è stato un grande lavoro di squadra“.

Grande preparazione fisica, ma anche spirito di squadra e fiducia reciproca

Per diventare volontari del SAER, bisogna amare la montagna e trascorrere sull’Appennino gran parte del proprio tempo, oltre ad avere un’età non superiore a 45 anni ed essere iscritti ad una sezione del Club Alpino Italiano. “Per noi è prioritario avere dei volontari che vivano sul territorio, poichè saranno loro in caso di necessità ad accorrere per primi sul target“. Dal punto di vista tecnico è necessario sapersi muovere in modo naturale su tutti i tipi di terreno, avere una buona preparazione fisica e una predisposizione al lavoro di gruppo. “Una volta ammessi si potrà frequentare l’anno di aspirantato in cui verranno insegnate le tecniche base di soccorso e si inizierà a vivere le dinamiche della stazione. Quindi ci saranno le due prove pratiche: una su un terreno estivo e una su un terreno invernale“.

Indispensabile, per operare all’interno dei volontari del Soccorso Alpino, è la formazione che prevede qualifiche tecniche sia per gli operatori sia per i sanitari: “Per le qualifiche base – proseguono i volontari – la certificazione è garantita da una scuole regionale di tecnici, la SRETE; mentre per quelle superiori si fa riferimento alla scuola nazionale, la SNATE. Ovviamente serve anche la certificazione sanitaria di primo soccorso, sotto la supervisione della commissione sanitaria regionale, costituita da medici e infermieri“. Oltre alle qualifiche obbligatorie ce ne sono di opzionali, che ogni volontario può intraprendere a seconda delle proprie attitudini: il Tecnico di Soccorso Alpino, l’Istruttore Regionale di Tecnici, il Tecnico di Elisoccorso, il Tecnico di Ricerca, il Coordinatore di Ricerca e l’Unità Cinofila da valanga e da ricerca in superficie.

Non manca la formazione pratica che, in Emilia Romagna, ha cadenza mensile e a cui si aggiungono gli aggiornamenti teorici e le simulazioni: a Borgotaro è presente anche una parete di arrampicata dove i volontari possono provare nodi e manovre. “Periodicamente – aggiungono – effettuiamo addestramenti in elicottero con corpi civili e militari, per conoscerne le modalità operative e farci trovare sempre pronti in caso di necessità immediata di imbarco.  Durante tutti i tipi di addestramento i nostri istruttori sono particolarmente esigenti e severi; questo perchè i contesti e gli scenari in cui siamo chiamati ad operare non ammettono errori o leggerezze“. Conoscenza, spirito di gruppo, fiducia reciproca sono, poi, le basi psicologiche ed emotive affinchè il difficile lavoro dei volontari del SAER possa essere svolto nel migliore dei modi, in sicurezza e a vantaggio esclusivo della collettività.

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