Solignano? Un guardiano alle porte della valle adagiato sulla riva del Taro

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Come altri paesi della vallata, anche presso Solignano si stanziarono alcune popolazioni liguri, che sfruttarono questo territorio come zona di riparo e difesa verso la pianura e come luogo di mercato e di scambio. L’insediamento dei Liguri terminò all’incirca nel 183 a. C., anno in cui i Romani iniziarono le prime forme di colonizzazione del Parmense e la costituzione di centri urbani come Forum Novum o, appunto, Solignano.

Il toponimo, molto probabilmente, è riconducibile proprio alla dominazione latina, anche se nessun ritrovamento lo conferma, ma la sua origine si potrebbe spiegare attraverso l’unione del patronimico Solinius o Solenius con il suffisso –anus, che indicava l’atto di cessione di uno schiavo ad un nuovo padrone. Da segnalare il fatto che il più antico reperto romano, rinvenuto nella valle del Taro, provenga proprio da questa zona e si tratti del ritrovamento di alcuni sesterzi risalenti all’età imperiale (I secolo a.C. – V secolo d.C.).

Crollato l’Impero Romano d’Occidente, le valli appenniniche subirono le invasioni da Oriente, passando dall’amministrazione bizantina fino a quella longobarda

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Ma le prime testimonianze ufficiali che riguardano Solignano sono successive alla vittoria dei Franchi sui Longobardi e alla costituzione del Sacro Romano Impero da parte di Carlo Magno. Risalgono a questo periodo, infatti, alcuni documenti del Monastero di Bobbio che indicano Solaniano come possedimento, dove era situata una masseria con i campi più fertili della zona.

Sul finire del X secolo l’imperatore Ottone II assegnò la proprietà del borgo al marchese di Toscana, Bonifacio, padre della contessa Matilde di Canossa. Verso il culmine del XII secolo la proprietà passò alla nobile e potente casata dei Pallavicino, i dominatori incontrastati dei territori fra Val Taro e Val Ceno, per un lungo periodo di tempo. Lo status quo iniziò a sgretolarsi intorno al 1405, con la famiglia Terzi che, dopo secoli, diede l’assalto al potere dei rivali.

Il castello di Solignano fu uno dei primi a cedere ai nuovi conquistatori e con lui, tutto il territorio circostante

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La reazione dei Pallavicino non fu rapida ma ponderata e, solo verso la metà del XV secolo, la famiglia riprese il controllo di buona parte dei suoi possedimenti, conservandone la proprietà fino al 1805 dopo la soppressione dei diritti feudali.

Dopo l’unità d’Italia, il ruolo di Solignano nel territorio cambiò rispetto alla storia precedente. Da una parte, essendo situato in una zona di collegamento che unisce l’entroterra con l’alta e media Val di Taro, si trovò ad essere una zona di passaggio obbligata e, di conseguenza, un luogo di fermata e di ristoro; dall’altra con la costruzione della linea ferroviaria Parma-La Spezia, Solignano vide sorgere all’interno del centro abitato la Stazione, dando il via a nuove opportunità lavorative e alla costituzione di una rete imprenditoriale per la trasformazione dei prodotti dell’economia montana.

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