Il vitigno di Malvasia nacque in Grecia e fu importato dai veneziani in Italia: nel Ducato di Parma trovò fortuna anche grazie a Maria Luigia

Sui Colli che circondano Parma cresce un vitigno particolare, che ha origini lontane e che dà vita a un vino paglierino e frizzante: si tratta della Malvasia Aromatica di Candia, la versione parmigiana del vitigno nato nell’isola greca di Monemvasia e importato nel XIII secolo dai veneziani in Europa. Dall’uva si ricavano varie versioni di vini e la Malvasia dei Colli di Parma è unica nel territorio: il suo sapore conquistò prima fra tutte la Duchessa Maria Luigia, che conservava con grande lungimiranza numerose botti nelle sue cantine, mentre persino Garibaldi comprò alcune piantine a Parma per coltivarle a Caprera. Nel 1938 il vino è diventato DOC e oggi è un must da accompagnare ai salumi e primi piatti tipici.

La storia del vitigno è antica e piuttosto movimentata: il punto di svolta della sua crescita è però da riconoscere nel grande talento marinaro dei commercianti della Repubblica di Venezia, che apprezzarono l’uva e il vino del Peloponneso tanto da importarlo e diffonderlo in tutto il Mediterraneo. I vitigni di Malvasia infatti, dominano tutto il Belpaese, dal Piemonte alla Basilicata, dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Puglia al Parmense. Nel 1970 fu riconosciuto il vitigno dei Colli, noto come “Malvasia di Candia aromatica“, e i comuni del territorio collinare di Parma che fruttano al meglio sono quelli di Traversetolo, Salsomaggiore e Maiatico. Tuttavia, è a Sala Baganza che si celebra il vino con il Festival della Malvasia – Premio Cosèta d’Or, con la partecipazione di produttori appartenenti al Consorzio di tutela dei Vini dei Colli di Parma: alla fine della gara la cantina produttrice della miglior Malvasia dei Colli di Parma riceverà infatti la cosèta come premio, un ceppo di legno scavato a forma di ciotola, con con cui i vignaioli usavano assaggiare il vino spillato dalla botte.

Esistono varie tipologie della Malvasia: può essere sia dolce che secco, e spumantizzato con vari metodi. Nella versione secca è sia tranquillo che frizzante, presentando un minimo titolo alcolometrico di 10,5%: color giallo paglierino con riflessi verdognoli, si distingue per un profumo accattivante grazie all’aroma fresco e marcato. Il bianco secco si sposa perfettamente con antipasti di verdura e piatti a base di pesce, come molluschi o zuppe, ma anche con carni non troppo elaborate e con i salumi tipici del territorio, come il Culatello, o primi piatti tipici parmigiani. Nella versione dolce invece, sia frizzante che spumante, tende al dorato e si adatta a soste pomeridiane accompagnate da dolci alla frutta o macedonie, oppure è da bere volentieri dopo un pasto insieme a pasticceria secca. L’abbinamento più bizzarro comunque, ci viene suggerito forse dal maestro Giuseppe Verdi, che pare che nei momenti di maggiore tristezza accompagnasse un calice di Malvasia con un uovo fresco: non resta che provarlo.

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