Il rosso Fortana deriva dalla famosa “Uva d’oro” e si abbina perfettamente con i salumi nostrani: esempi di sapori e gusti rigorosamente made in Parma

Il vino è la parte intellettuale di un pranzo. Così diceva Alexandre Dumas e così pensano molti bevitori e appassionati di una delle bevande italiane più prestigiose. Ogni regione ha i suoi particolari vitigni, e da Nord a Sud si possono assaggiare molti calici con vini DOP e IGP di inimitabile gusto. Parma, una delle capitali culinarie italiane per eccellenza, propone molte bottiglie da abbinare con le pietanze del territorio per pranzi e cene apprezzate in tutto il Paese. Oggi parliamo del vino più importante della Bassa Parmense: il Fortana del Taro, proveniente dall'”Uva d’oro“, che cresce in vitigni secolari lungo il Taro.

Storicamente le sue zone di produzione nella provincia di Parma erano San Secondo, in località Pavarara, Soragna e la zona di Busseto. Si hanno testimonianze di vitigni in questi territori fin dal 1400, quando si iniziò a coltivare l'”Uva d’oro“, chiamata così non per il colore, che anzi è scuro e corposo, ma per la sua zona di provenienza: la regione francese Cote d’Or, un dipartimento della Borgogna. Tracce scritte dell’uva Fortana si hanno però soltanto dal 1500 con il famoso agronomo Agostino Gallo che in un trattato ne descrisse le caratteristiche produttive ed organolettiche, denominando appunto la Fortana Uva d’oro. Cento anni dopo se ne trova invece testimonianza in “L’Economia del cittadino in villa” di Vincenzo Tanara, che nel 1674 definì l'”Uva d’oro” come “regina delle uve negre per far buon vino, sano, durabile e generoso“. Fin da seicento anni fa quindi, il parmense trova tra i suoi vini più particolari il Fortana del Taro, che grazie ai territori sabbiosi lungo l’affluente del Po e il clima tra mite e nebbioso della pianura Padana, ha garantito al vino la denominazione IGT, l’indicazione geografica tipica.

Secondo questa classificazione infatti, le uve da cui è ottenuto un vino provengono almeno per l’85% esclusivamente da una zona geografica circoscritta e caratteristica: la produzione di questo vino è quindi limitata ad un certo territorio, particolarità che lo rende uno dei rossi più pregiati della zona. Nel tempo inoltre, la vigna della Fortana ha anche rischiato l’estinzione a causa della continua ricerca di terreni da destinare all’agricoltura, ma grazie a chi non ha ceduto e ha creduto alla riqualificazione dei vigneti, è ancora possibile avere in tavola il vino della Bassa. A proposito di abbinamenti tra calice e pietanze, in cucina possono garantire un ottimo connubio di sapori i salumi della provincia di Parma: il gusto fresco, frizzante e fruttato, e il grado alcolico modesto del vino sono adatti per accompagnare, primi fra tutti, il Culatello di Zibello o la Spalla di San Secondo, che nella versione cotta è spesso aromatizzata con il rosso Fortana. La fiera di San Secondo dedica addirittura un intero evento alla spalla locale e alla Fortana, celebrando e dando la giusta fama a due sapori tradizionali della Bassa parmense che rendono la cucina della Provincia ancora più caratteristica e amabile.

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