A marzo le rezdore vanno alla ricerca di erbe stagionali per preparare piatti tipici della tradizione

Piante, fiori ed erbe: ad ogni stagione la natura regala generosamente i frutti della sua terra. Marzo è il mese in cui, quando la coltre nevosa inizia a sciogliersi con le prime arie di primavera, si raccolgono le gustosissime sprèli: una verdura spontanea che cresce nei fazzoletti di terra dove la neve si scioglie per prima o lungo i fossati. Un’erba conosciutissima in campagna dove, spesso, sostituisce il radicchio: in italiano “asprelle”, le sprèli sono commestibili crude, in insalata, se raccolte giovani e fresche altrimenti è preferibile la cottura.

Cesto in una mano e coltello nell’altra le donne di campagna ancora oggi vanno alla ricerca delle erbe di stagione nei campi: una volta portate a casa, le sprèli vengono pulite, lavate e cucinate con un soffritto di lardo aromatizzato da aceto fatto in casa. In tempo di guerra si riteneva che questo piatto fosse in grado di “mettere a tacere la fame e depurare il sangue“. Conosciutissimi e spesso raccolti anche dai bambini per divertimento sono i pitaciò, chiamati anche pisacan: il fiore a palloncino viene soffiato dai bambini e libera centinaia di piccoli semini. Anche il tarassaco, facilmente distinguibile per il suo fiore giallo, viene raccolto ed utilizzato – ad esempio – per farcire gustosi tortelli.

Nella tradizione contadina ci sono anche molte erbe, che venivano utilizzate nella preparazione di insalate, di cui oggi è sempre più difficile trovarne traccia. Ne sono esempi la rutina; il guseder; che si trova in luoghi incolti e di cui si cucinava la punta cotta; i corai del bisci, un piccolo rampicante che veniva cotto e poi servito in insalata; la avertise, utilizzata nel condimento del riso e nel minestrone; le rosoleni, ossia i papaveri raccolti prima della fioritura; il mirasole, dalla forma simile all’asparago e che veniva utilizzato in sostituzione del pane e i lanses, dal sapore dolciastro.

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