Stalking condominiale? Esiste anche questa forma; ecco come tutelarsi rivolgendosi ad un esperto

Avv. Elena Alfieri – avvalfieri.elena@libero.it – DUE CHIACCHIERE CON L’AVVOCATO

Lo stalking condominiale è quel reato commesso da chi pone in essere comportamenti molesti e persecutori nei confronti dei vicini di casa, tanto da ingenerare in loro un grave e perdurante stato di ansia, frustrazione e paura per sé o per i propri familiari e da costringerli a cambiare le proprie abitudini di vita.

Se il reato di stalking (rectius atti persecutori) di cui all’art. 612-bis c.p., nella sua accezione generale, è ormai entrato nel bagaglio conoscitivo anche dei non cultori del diritto, la figura dello stalking condominiale è ancora in fase di assorbimento. In realtà va comunque precisato che non si tratta di un’ipotesi speciale codificata dal legislatore, bensì di una particolare applicazione giurisprudenziale della figura criminosa, resa possibile dalla non del tutto tassativa formulazione degli elementi costitutivi della fattispecie legislativamente disciplinata.

In ogni caso la realtà condominiale rappresenta terreno fertile per la nascita di contrasti e dissidi che possono dirompere nell’area del penalmente rilevante, qualora vengano lesi o messi in pericolo beni giuridici tutelati da specifiche fattispecie incriminatrici.

Anzi, sebbene il termine stalking venga comunemente associato a comportamenti inerenti la sfera affettiva degli individui, le statistiche rilevano invece che una buona percentuale di ipotesi di atti persecutori si realizza nel condominio, dove gli animi esacerbati da rancori pregressi o le innumerevoli incomprensioni e intolleranze nei rapporti di vicinato si traducono e trasmodano spesso in condotte penalmente rilevanti.

In cosa consiste concretamente lo stalking condominiale?

Il turbamento della tranquillità domestica si esprime in forme molto diverse. Lo stalking condominiale si configura come un insieme di atti ripetuti volti ad arrecare volontariamente a uno o a una pluralità di condomini un disturbo intollerabile per un periodo prolungato di tempo, tale da condizionarne la vita di tutti i giorni. Le azioni volontarie e reiterate sono elementi che costituiscono lo stalking mentre il condominio costituisce il locus commissi delicti.

Vari sono i casi portati all’attenzione dei giudici di merito. Tra questi il caso di una donna che, nonostante le ripetute lamentele, non cessava di lavare il pavimento del pianerottolo con un detersivo a cui era allergica la sua dirimpettaia. L’atto, volontario e reiterato, era una forma di vendetta per una vecchia lite finita in tribunale.

In generale questi particolari atti persecutori si concretizzano in:

  • condotte fastidiose come tenere televisori e stereo a volume alto in piena notte;
  • comportamenti contrari alla convivenza civile come lasciare sporcizia sul pianerottolo;
  • azioni compiute per intimidire il vicinato come avvelenare animali domestici;
  • atti per mettere a repentaglio l’incolumità dei vicini come gettare liquidi scivolosi sugli usci.

L’elenco non è esaustivo ma fornisce un’idea di massima dei comportamenti seriali che possono rientrarne nella fattispecie di stalking condominialeOltretutto, in alcuni casi alla complessiva configurazione del reato di stalking condominiale possono concorrere anche i rumori molesti cagionati dai vicini. La molestia idonea a integrare il reato di atti persecutori, infatti, è astrattamente ravvisabile anche nel disturbare costantemente i vicini con confusione e fragore, laddove sussista l’elemento soggettivo richiesto ai fini della riconoscibilità della fattispecie delittuosa (ovverosia il dolo generico, ravvisabile nella volontà di porre in essere condotte moleste o minacciose nella consapevolezza della loro idoneità a produrre uno degli effetti previsti dall’articolo 612-bis c.p.).

A tal proposito si pensi alla condanna per stalking condominiale inflitta dal Tribunale di Genova nell’aprile 2015 a fronte delle vessazioni poste in essere da alcuni vicini nei confronti di una coppia di coniugi, concretizzatesi in scherni, insulti, minacce e, appunto, rumori oltremodo molesti.

Come difendersi da questo tipo di molestia?

È necessario distinguere due tipi di molestieIn un caso è possibile riscontrare comportamenti persecutori reciproci, in una sorta di “guerra” di vicinato. Questa situazione non può essere definita come stalking e il conflitto può essere risolto in modo informale per mezzo di un mediatore come l’amministratore. Quando gli atti persecutori sono rivolti in modo unilaterale nei confronti di un condomino o un gruppo di essi si può configurare il reato di stalking condominiale.

Per difendersi la vittima può rivolgersi inizialmente al presunto persecutore per invitarlo a mettere fine a suoi comportamenti molesti, coinvolgendo in questa prima fase anche l’amministratore. Una prima via percorribile è data dalla possibilità per la vittima di presentare apposita richiesta di ammonimento al Questore, per il tramite dell’autorità di pubblica sicurezza, ex art. 8 D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito con modificazioni in legge 23 aprile 2009, n. 38.

Il Questore, preso atto della richiesta, qualora la ritenga fondata, emettere un decreto di ammonimento orale nei confronti dello stalker, che evita al colpevole un processo penale e alla vittima di doversi avventurare nelle lungaggini della giustizia.

Il livello di tutela più alto è dato dalla querela. Questa può essere sporta entro sei mesi dai fatti incriminati. Le prove richieste dal Tribunale sono testimonianze scritte e orali, filmati o registrazioni che attestino la condotta reiterata dello stalker.

Peraltro, come affermato dalla Corte di cassazione nella sentenza numero 26878/2016 sopra citata, la penale responsabilità dell’imputato può essere affermata anche solo a seguito delle dichiarazioni della persona offesa, una volta verificata la sua credibilità soggettiva e l’attendibilità del suo racconto.

E’ comunque necessario dimostrare non solo la condotta dello stalker, ma anche che questa ha cagionato nella vittima le conseguenze psicologiche richieste dalla norma incriminatrice degli atti persecutori, ovverosia, alternativamente, un perdurante e grave stato di ansia e di paura, un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona al medesimo legata da relazione affettiva, un’alterazione delle proprie abitudini di vita.

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