Talignano, la Pieve immersa nel verde è da togliere il fiato – l’OFFiccina parmigiana

Immersa nei Boschi di Carrega, svetta per la sua splendida modestia; la pieve di Talignano dona al turista vere e proprie gemme di bellezza artistica

Immersa nei Boschi di Carrega, svetta per la sua splendida modestia; la pieve di Talignano dona al turista vere e proprie gemme di bellezza artistica

@FrancescoGallina

Quando meno te l’aspetti, ti toglie il fiato per la sua bellezza. Piccolo gioiello del romanico parmense, la incroci quasi per caso. Seguendo una lunga e stretta strada circondata da svettanti pini e cespugli verdeggianti – pochi metri dal polmone verde dei Boschi di Carrega, a Sala Baganza – s’incontra la Pieve di Talignano. Che emerge in tutta la sua splendida modestia. Un angolo fiabesco che dona al pellegrino e al turista gemme artistiche provenienti dagli inizi del secolo XIII, sebbene il suo aspetto attuale sia frutto di un restauro “purista” eseguito negli anni Trenta del Novecento.

Uno scrigno spoglio dal contenuto culturalmente prezioso

Pur se spoglio, l’interno a una sola navata contiene alcuni dipinti risalenti al ‘600; come la Madonna col Bambino e i Santi Apollonia, Carlo Borromeo e Caterina d’Alessandria,  tre oli settecenteschi raffiguranti il Redentore e Santi, la Vergine e Santi e Sant’Antonio e, nel presbiterio, un’ Addolorata di Giovan Battista Borghesi, conosciuto per essere stato autore di uno dei più famosi ritratti di Maria Luigia. Spostandoci verso l’ingresso, invece, possiamo apprezzare due bacili medievali in marmo con funzione di acquasantiere. Ma a sorprenderci è l’esterno.


La pesatura delle anime accoglie il viandante: un’opera di rara fattura in territorio italiano

Sulla facciata a capanna della pieve di San Biagio non potrà sfuggirvi la deliziosa lunetta che sovrasta il portoncino e che racconta una delle rarissime Psicostasi romaniche nel territorio italiano. Potremmo azzardare a dire che neanche la Psicostasi di Notre Dame è così suggestiva. Non spaventatevi. La Psicostasi, presente sotto forma di affresco in un’altra pieve del parmense di cui vi parlerò, non è altro che la pesatura delle anime – di origine egizia – in chiave cristiana. Sulla scena, l’Arcangelo Michele e un diavolo alato si contendono le anime, rappresentate da due teste collocate sui piatti di una bilancia.

La spada sguainata da Michele nulla può contro le insidie del Male, che si diverte a giocare sporco. Sotto il diavolo alato, infatti, notiamo, steso a terra, un secondo demone che, con un uncino, cerca di far pendere la bilancia dalla propria parte. Un baro in salsa medievale, insomma. Intanto, sull’estrema destra, un’anima è già condannata alle fiamme infernali. Eppure, tutt’intorno, la fresca brezza primaverile scuote i rami germogliati degli arbusti; ci sembra di essere in Paradiso.

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