Proseguirà anche nel 2022 il progetto di conservazione e valorizzazione dei geositi – ovvero luoghi di particolare interesse geologico – presenti nel territorio dell’Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno e lo farà grazie al finanziamento regionale, ottenuto per il secondo anno di seguito.
 
Il finanziamento, pari a 15.000 euro (la cifra massima attribuita ai progetti presentati dalle Unioni di Comuni) servirà a rafforzare e ampliare la rete di collaborazioni tra soggetti pubblici e privati, che già lo scorso anno ci avevano permesso di avere l’approvazione e i fondi dalla Regione Emilia Romagna.
 
Grazie a questa rete, di cui attualmente fanno parte l’Istituto Zappa Fermi, la Strada del Fungo di Borgotaro e l’Associazione Guide Ambientali Escursionistiche Valtaro e Valceno, verranno realizzate quest’anno nuove iniziative di formazione e informazione per studenti, operatori del settore turistico e cittadini.
 
In particolare, verranno installati 8 nuovi pannelli informativi nei pressi di altrettanti geositi, collegati tramite QR Code alla App Sentieri d’Appennino.
Saranno progettati e testati (con escursioni guidate gratuite) 4 nuovi “geoitinerari”, da aggiungere a quelli già presenti nella stessa App.
Saranno svolte attività di formazione e laboratori per gli studenti del liceo scientifico di Borgotaro e dell’istituto agrario di Bedonia.
E sarà organizzato un seminario su geositi e geoprodotti durante la Fiera del Fungo di Borgotaro.
 
Sono 18 i geositi presenti nel territorio dell’Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno (14 di rilevanza locale e 4 di rilevanza regionale) per una superficie complessiva di 632 chilometri quadrati, compresi in sette Comuni: Pellegrino Parmense, Bore, Varsi, Bedonia, Borgo Val di Taro, Compiano e Tornolo. Studiarli, valorizzarli e renderli fruibili agli studiosi, agli abitanti del luogo e ai turisti significa far crescere le opportunità di sviluppo per il territorio a partire dalle sue stesse risorse.
 
L’obiettivo carezzato fin dall’inizio di questo progetto è quello di realizzare un “geoparco” dell’Appenino Parmense e Piacentino riconosciuto dall’Unesco. E, visti i buoni risultati ottenuti finora, sembra essere a portata di mano!

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