L’idea di teatro che si esprime nella stagione 2021/2022 del Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti, in questa prima parte da ottobre e dicembre 2021 e in quella che seguirà nei primi mesi del 2022 e verrà presentata prossimamente, si radica in una concezione della formazione e della crescita culturale delle nuove generazioni, intese come momenti decisivi della loro traiettoria di persone e di cittadini. Frequentato e vissuto come strumento di inclusione e di conoscenza attiva, come luogo di esperienze condivise e di scoperta di pensieri, immagini e parole nuove, il teatro può fornire un contributo importante alla costruzione di un percorso individuale e collettivo di riflessione critica, di presa di possesso della propria personalità, per l’avvio, il consolidamento o la costruzione mai conclusa per sempre, da adulti, di una cittadinanza aperta e consapevole.

Il programma, composto da diciotto titoli e ventotto rappresentazioni, integra in un unico calendario, senza distinzioni, a esplicitare visivamente l’unità di concezione dell’offerta teatrale, gli spettacoli per il pubblico familiare, “tout public”, e gli spettacoli per un pubblico adulto. La linea di divisione classica, la faglia tra pubblici distinti per età, discutibile per se stessa  e superata nell’agire della programmazione, è particolarmente impercepibile, nella realtà dell’accadimento teatrale, in alcuni spettacoli di artisti e compagnie francesi, che rappresentano da questo punto di vista una sorta di ponte simbolico tra i pubblici, di sutura anagrafica tra le fasce d’età, a significare la volontà di promuovere una sempre maggiore comunicazione e osmosi tra il pubblico adulto e il pubblico giovane, nella pratica teatrale e non solo nelle intenzioni. È il caso in particolare, ma non solo, di “Pour le meilleur et pour le pire “della Compagnia Cirque Aïtal e di “Bouger les lignes – histoires de cartes” della Compagnia L’Oiseau-Mouche, che improntano questa prima parte della stagione 21/22 con il loro segno, sia che contaminino circo contemporaneo e racconto di sé per trasmetterci l’indissolubile unione di vita e circo, tra giochi aerei e figure acrobatiche mozzafiato, sia che si valgano di teatro di oggetti e cartografia per mettere in discussione il potere e comprendere meglio la realtà, ampliandone i confini con la forza di attori professionisti con disabilità mentale.

Le proposte cosiddette per il pubblico adulto fanno leva su una linea autoriale “alta”, indirizzata su un duplice e breve percorso novecentesco, tra Pinter e Bernhard, con la rilettura di un “canone” come “Tradimenti“, che il regista e attore Michele Sinisi interpreta rendendo la scenografia co-protagonista e creando un ambiente in cui le voci e i corpi possono emergere in tutta la loro forza vitale (è una produzione Elsinor), e con “Antichi maestri” della Compagnia Lombardi – Tiezzi, feroce “divertissement” sull’ipocrisia dell’essere umano di un “artista dell’iperbole” come Thomas Bernhard, che la regia di Federico Tiezzi trasforma in uno studio sulla funzione dell’arte e sui limiti della bellezza. Le due proposte di teatro contemporaneo dialogano con una scrittura di danza contemporanea d’autore, “Luci di carni“, un progetto di Amina Amici ed è prodotto da Zerogrammi, che connette il potere di trasmissione delle mani, i branchi di lupi e l’opera di Caravaggio.

Un altro segno distintivo della proposta di questo autunno teatrale è la diversa traccia, in variegate forme e accezioni, depositata dal teatro di figura e dal teatro d’oggetti, nella poetica delle singole creazioni “tout public”. È il caso della adesione forte al linguaggio del teatro di burattini, benché rinnovata nell’incontro con la musica jazz, di “Guignol et Mama Swing“, con cui lo storico Théâtre Le Guignol di Lione ci fa scoprire il tocco inimitabile del più famoso burattino d’oltralpe, l’operaio tessile Guignol alle prese con l’energia del jazz (lo spettacolo è inserito con “Bouger les lignes – histoires de cartes” nella rassegnaLa radicalità gentile“, promossa dal Comune di Parma, il cui programma completo comprenderà ulteriori proposte). È il caso di una co-produzione tra Briciole/Solares e Accademia Perduta, “Naso d’argento“, diretta da Consuelo Ghiretti e Francesca Ghiretti, ispirata a un racconto tramandato dalla tradizione popolare e presente nelle “Fiabe italiane” di Calvino.  È il caso di “Au-delà du mur” della Compagnia Nino D’Introna, che inscena una “tranche de vie” che ci racconta cosa ha significato in questi anni la rinascita della simbologia e della pratica di costruire muri che dividano le nazioni e i popoli, o di uno spettacolo di teatro d’ombre che affronta il tema dell’esclusione come “Sonia e Alfredo” del Teatro Gioco Vita (entrambi faranno parte di “Impertinente Festival di teatro di figura“, che verrà presentato nella sua interezza più avanti). Ma è anche il caso, in una misura più mediata e di volta in volta con maggiore o minore “aderenza” al genere, di un lavoro che si misura con il motivo della rivelazione dell’inaspettato nella vita quotidiana come “Taro il pescatore“, prodotto da Teatro della Tosse e Teatro del Piccione, di un apologo sulla necessità di crescere scoprendo la propria vocazione nel confronto con le asprezze della vita come “Sapore di sale“, prodotto da La Baracca – Testoni Ragazzi e di una narrazione toccante sul significato della generosità come “Lulù“, di e con Claudio Milani.

Con modalità diversissime, echi e linguaggi del teatro di figura li ritroviamo in spettacoli come “Caro Orco“, rivisitazione sorprendente della figura chiave della mitologia fiabistica, il cattivo, il mostro, l’orco, in cui Manuela Capece e Davide Doro giocano con un autore del teatro per l’infanzia come Maurizio Bercini, qui nei panni dell’Orco. E il teatro di figura è uno strumento linguistico presente anche in un altro lavoro di Capece e Doro, “La migrazione degli animali“, progetto della compagnia Rodisio liberamente ispirato al silent book “Migrantes” di Issa Watanabe, che affronta il tema delle migrazioni contemporanee (anche questo spettacolo farà parte di “Impertinente Festival“). È una delle tre nuove produzioni del Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti presenti in stagione e firmate dai due artisti, associati di Briciole/Solares insieme a Maurizio Bercini e Marina Allegri, a Marco Lorenzi e Barbara Mazzi de Il Mulino di Amleto, al regista Arturo Armone Caruso e alla drammaturga Katia Ippaso. Uno spettacolo sonoro e visuale, un progetto della compagna Rodisio ispirato alle antiche cosmogonie: così Capece e Doro hanno inteso concepire “La pancia del mondo“, come una pratica per allenarsi alla sensibilità, mentre il loro terzo lavoro prodotto da Briciole/Solares, “I sognatori”, ispirato a Fellini, che ha debuttato con successo di pubblico lo scorso giugno nell’arena estiva del Teatro al Parco, ci ricollega a un altro segno linguistico e stilistico forte delle proposte di ottobre – dicembre. Ci riferiamo al circo, inteso in una accezione larga e plurale, anch’esso presente in tante forme, come tecnica ma anche come percezione della vita, come concezione della precarietà e della fuggevolezza della vita. E lo ritroviamo, il circo come visione del mondo oltre che come linguaggio, anche in un’altra produzione Briciole/Solares, «Souvenir», ispirato ai quadri di Chagall con gli amanti in volo: un progetto di Mattatoio Sospeso, duo di artisti-acrobati, Marco Mannucci e Marina Romondia, applauditissimi lo scorso luglio, sospesi nello spazio e fluttuanti nell’aria sulla facciata del Teatro al Parco. E sono, infine, debitori di una idea personale di circo anche i tableaux in movimento e senza parole di “The Barnard Loop“, in cui DispensaBarzotti, anche coproduttori con Briciole/Solares,  trattano con delicatezza e umorismo la paura della nostra inadeguatezza di esseri umani.

La stagione ottobre-dicembre 2021 del Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti fa parte del programma di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021 ed è realizzata con il sostegno del Comune di Parma, del Ministero della Cultura, della Regione Emilia Romagna e con il contributo di Fondazione Monteparma.

Le dichiarazioni

Giuliano Tenisci, direttore artistico del Teatro delle Briciole, ha detto che “i teatri presentano solo una parte della stagione teatrale (il primo trimestre) per via dell’incertezza del momento. Si spera che il Ministero possa aumentare la capienza all’80% e poi al 100, con apertura in sicurezza a partire da gennaio 2022. Non ci sono garanzie e ci limitiamo solo a questa parte. C’è il problema delle scuole e abbiamo programmato diverse rappresentazioni al pomeriggio e nel weekend oppure quelle serali dedicate alle famiglie. Non ci sono direttive dal MIUR e i dirigenti scolastici non si assumono le responsabilità delle uscite. Abbiamo una gestione complessa ed incerta davanti per via del momento che stiamo passando, ma il Teatro delle Briciole è un centro per le nuove generazioni, tra le più importanti in Italia. Il Direttore artistico ha poi parlato anche della sua esperienza e di come vede il rapporto tra il teatro e il pubblico e ha detto: “Ho passato 25 anni in Francia come direttore delle istituzioni culturali e sono legato al ruolo e alle funzioni del teatro pubblico, che è diverso dal teatro privato. Si deve considerare diversi elementi come la formazione, la condivisione, la forza delle scelte artistiche legate al progetto e avere empatia con il pubblico. L’intrattenimento sta prendendo il posto del teatro, ma avere degli artisti associati è un impegno collettivo, una forza, un modo per raggiungere gli obiettivi in modo preciso ed efficace. La città di Parma, nell’avere una realtà come la nostra, con la collaborazione di onlus e gruppi, cerca di proiettarsi con degli obiettivi ben precisi e riaprirsi col territorio, anche con l’internazionalizzazione attraverso degli scambi tra paesi europei. Nel nostro teatro” conclude Tenisci – “è presente anche la compagnia teatrale “Occhi sul mondo” e sta lavorando ad uno spettacolo dal titolo “Nero“, che debutterà a Forlì il 30 settembre e fa riferimento a Shakespeare“.

Maurizio Percini, regista e fondatore del teatro nel 1966, e Marina Allegri, drammaturga e attrice, hanno fondato una delle prime scuole italiane per giovani artisti nella metà degli anni ’80. “Abbiamo deciso di adottare un progetto su un triennio, tornare nel progetto in questo teatro e, assieme a Marina, ci abbiamo pensato per dare qualcosa alla città. Il teatro” – dichiara Percini – “è radicarsi nel proprio territorio e il privilegio di quello che i cittadini offrono, in modo da coinvolgere tutti. Mescolare le varie anime e realtà che vivono a Parma, prendendo in esame le diverse trasformazioni che stiamo vivendo. Abbiamo lavorato con il CIAC e con il Museo Cervi. Non abbiamo mai smesso di lavorare, seppur c’è stata una crisi ancora prima della pandemia perchè il teatro è poco seguito dalle istituzioni ed è stata vissuta in modo intenso. In questi anni siamo stati lontani ma abbiamo deciso di ricucire le realtà per poter creare sinergie senza contrapposizioni. Ci sono bisogni urgenti e il teatro può fare la sua parte. Come artisti associati possiamo proporre uno spettacolo sui regali avuti da Alcide Cervi. E’ una storia importante affrontata diverse volte in modo retorico ma viene vista come speranza e futuro. È stato bello riprendere, peccato per la pandemia, ma adesso cerchiamo di costruire questo progetto, con la voglia di parlare col territorio, con i laboratori e l’entrata in scena“. La Allegri, invece, afferma che “la conferenza stampa è un momento di presentazione e di augurio. Il progetto è oggettivo/a e triennale, 3 anni per crescere assieme a tutti. Le parole sono necessarie e condivise con tutti, che guarda avanti. Anche senza teatro, si vive bene. Il compito più difficile è dire che con il teatro si vive meglio e bisogna essere seduttivi e la capacità di riportare a noi quello che facciamo. Altra cosa importante è l’impegno, una serietà e moralità che cerca di essere pubblici buoni. Se lo facciamo male, sembriamo degli imbroglioni“.

Manuela Capece e Davide Doro, attori e registi, hanno vinto diversi premi in Italia e nel mondo e si concentrano sull’internazionalizzazione. Entrambi sono cresciuti su questo teatro e per loro è stato un passo importante. “Tornare qui è stato importante dopo la formazione e l’esplorazione di diversi luoghi. Si è mantenuta un’identità di piccola compagnia utilizzando la ricerca. Portare qualcosa qui è collegata alla relazione che abbiamo con Parma, sapori e luoghi. Avere un tempo lungo è come avere carta bianca, da utilizzare al meglio. Abbiamo esplorato il mondo che si sta attorno, che sta bruciando in diversi ambiti (sociale, politico, ambientale, culturale). Speriamo” – continua la Capece – “che il teatro sia una possibilità di relazione, con il progetto che va dai più piccoli fino all’età della adolescenza. Ci sta a cuore il progetto e il viaggio che non abbandoniamo, mettendo un focus sul sentimento alla comunità e concentrandoci sulle realtà più fragili. In 15 anni di lavoro, il viaggio è importante ma ora non è possibile per il covid. L’idea del viaggio sarà inaugurato a fine anno. In questo momento dovevamo essere in Giappone con un festival ma non si può perché attualmente il paese è ad alto rischio sanitario ma abbiamo deciso di portare qui la produzione di “Romeo e Giulietta”, dedicato ai più piccoli, prima con la versione giapponese e poi con la versione italiana, cercando di dare un senso di libertà e leggerezza. Sono importanti i tempi lunghi, quindi non la velocità, e questo luogo ce lo permette. La sospensione” – ha dichiarato invece Doro – “ha portato l’invio di diversi progetti e siamo contenti. Il primo è “Caro Orco“, progetto del 2018, che si era concluso poco prima della pandemia. Si parla di desideri ed è uno spettacolo per i più piccoli perchè i bimbi piccoli parlano con una figura, dove è necessario incontrarli. Siamo stati chiusi in sala prove per un mese e l’abbiamo presentato la scorsa estate nell’arena estiva e non vediamo l’ora di rifarlo. Poi ci sono “I sognatori“, progetto del 2020 per celebrare Fellini. Lo spettacolo vede come protagonisti 3 persone, con diverse identità, che cercano la luna ed è vista come metafora. Un altro spettacolo è “La migrazione degli animali” ed è uno progetto di studio con diversi laboratori che sono dedicati al mondo. L’ultimo progetto è “La pancia del mondo“, che ci sarà a metà ottobre. Si parla di accoglienza e si sentono dei suoni in un mondo dove lo senti nella pancia. Le musiche sono originali e ha a che fare con un inizio. Lo spettacolo è per i più piccoli e sarà presentato in Francia in un festival ad inizio ottobre“.

Katia Ippaso, giornalista del Messaggero e autrice, e Arturo Armone Caruso, artista e regista, parlano dei loro spettacoli. “Non siamo di Parma (lei è siciliana) ma ci fa piacere essere qui. Adesso ci sentiamo soli ma facciamo coppia artistica e incoraggiamento. Ci occupiamo dell’adolescenza, specialmente vista come una ragazza di 16 anni che si trova a Roma che ha iniziato a fare teatro. All’inizio” – afferma la Ippaso – “non era forte questa passione ma con uno spettacolo successivo mi ha colpito, specie alcuni dettagli (ha preferito suoni e battiture). Ho scelto la scrittura di racconti (libri su formazione e pedagogia, in particolare sui maestri) e idee come drammaturga. Fare opere di un repertorio futuro che si occupi di adolescenza. È un patrimonio infinito, a contatto con innocenza e che ha uno sguardo che racconta tutto. Gli adolescenti forniscono un repertorio fertile, nelle azioni e immagini. È importante lavorare sull’altro con cui sopravvivere, lavorare su alcune figure di miti che con la letteratura dell’800 hanno creato degli archetipi (golem e avatar per citarne qualcuno), ma è nel ‘900 che appaiono queste e altre figure (esempio: la notte in cui è nato Frankestein) e crearne una“. Caruso, invece, sottolinea che: “un attore è giusto che non lasci traccia, ma c’è anche il modo per iscriversi alla durata. Siamo stati attratti da uno spettacolo che possa attrae questa fascia d’età, visti come periodo chiuso ma che poi esplode. Ognuno poi è chiamato a dare un’immagine a questo mondo ed animato grazie alla scienza, dando un’interpretazione di sé stesso. L’inanimato e l’amore sono i temi a cui vorremmo arrivare. Con queste storie, c’è un metodo legato al teatro di prossimità, che possa stimolare i ragazzi alla scrittura e alla fine del percorso vogliamo creare una compagnia di adolescenti e che siano partecipi al progetto“.

Valentina Pollani, responsabile della distribuzione del Mulino di Amleto, assieme a Barbara Mazzi e Marco Lorenzi (non presenti alla conferenza perché in prova in uno spettacolo), sono contenti di iniziare. “Dobbiamo considerarci come artisti che si mettono in dialogo con la struttura artistica, dedicati al tempo e al luogo. Si deve dialogare col territorio e con l’estero, oltre che con gli artisti. Questo è possibile grazie ad una visione che ne dobbiamo prendere cura. È importante i primi passi e serve del sostegno di tutti, in modo che sia efficace. Vogliamo portare un progetto legato agli adolescenti, con l’obiettivo dell’internazionalizzazione. Siamo nati a Torino 10 anni fa e cresciuti insieme. È un lavoro difficile ed eravamo acerbi, ma abbiamo costruito una famiglia. Sono stati anni intensi e delle volte abbiamo avuto difficoltà. Trovare partner per un confronto non è sempre scontato, ma intercettare il Teatro delle Briciole è stato importante. In un momento difficile, dove i teatri pensano di chiudersi in sè stesso, creare delle collaborazioni è importante, anche per il recupero delle risorse. Questo teatro è un’opportunità importante. Avevamo uno spettacolo che era appena iniziato dal titolo “Feste” ma il covid ha fermato tutto e che speriamo che questa produzione possa riprendere nell’aprile 2022. Il progetto è legato all’adolescenza“. La Pollani ha poi rivendicato alcune curiosità sulla sua compagnia: “Marco è bravo nel creare dispositivi per loro e che saranno protagonisti, facendo riferimento al territorio in cui ci troviamo. Ci concentriamo sulle scuole superiori e sulla relazione dell’eredità dei padri. La drammaturgia dello spettacolo è il dialogo con gli adolescenti e attori dello spettacolo“.

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