A che punto è il completamento del Teatro dei Dialetti, fra degrado e abbandono

Una “cattedrale nel deserto” e una ferita aperta nel cuore di Parma, che da 11 anni si sta degradando dopo che sono stati spesi anche fondi pubblici per realizzarla. Quello che doveva essere il Teatro dei Dialetti – dedicato a “Giovannino Guareschi” – è la più emblematica opera incompiuta del nostro territorio, ultimo rimasuglio della “Città cantiere” voluta dall’amministrazione Ubaldi. Il commissariamento e i cambi di amministrazione comunale ne hanno ritardato ancora di più il completamento. Di fatto, oggi, il Teatro dei Dialetti è lasciato nel più totale abbandono ed è caduto nel dimenticatoio.

La storia del Teatro dei Dialetti inizia nel 2006, anno in cui il sindaco Elvio Ubaldi ne decide la costruzione e la collocazione fra viale Tanara e viale Mentana. Così nel 2007 sono partiti i lavori, e l’anno successivo era già completato il contenitore esterno del teatro, realizzato a carico dei privati. Da quell’anno, le vicende si sono complicate: nel 2011 la giunta Vignali aveva previsto una spesa di poco più di 600mila euro per acquistare tutti gli arredi e completare l’impiantistica in base alle esigenze individuate dai tecnici. La caduta della Giunta e l’arrivo del Commissario a ottobre di quell’anno non permisero di impiegare i fondi previsti, così tutto si fermò.

La situazione della struttura a settembre 2015

Conosciuto da tutti come “Teatro dei Dialetti”, la denominazione del teatro porta in realtà già con sé un paradosso: il Comune scelse come nome quello di “Teatro della cultura popolare Giovannino Guareschi“. Questo perché la struttura sarebbe dovuta diventare uno spazio privilegiato per l’attività di prosa delle compagnie dialettali. La platea del Teatro è, infatti, molto ampia: secondo il progetto originale, essa conta di 600 posti a sedere con un palcoscenico importante, in grado di ospitare anche scenografie ingombranti. Si prevedeva anche un’arena per spettacoli estivi all’aperto per circa 300 persone. In pratica, questo spazio avrebbe dovuto recuperare il vuoto che si era venuto a creare con la chiusura del Teatro Ducale. Di fatto, però, niente di quanto programmato è arrivato a compimento.

Gli 11 anni di abbandono si sono fatti sentire: ora lo spazio del teatro è un rifugio occasionale per i senzatetto e le aree circostanti nel Parco Vero Pellegrini sono piene di rifiuti e di sterpaglie. Nel corso di questi anni c’è stato anche un contenzioso del Comune con un’impresa cittadina: per 6 anni era incaricata di “sorvegliare” un cantiere che non aveva più attività in quanto mancava un certificato di fine lavori e ha chiesto un risarcimento per questo. Anche quest’anno nulla si è mosso in concreto: l‘amministrazione Pizzarotti ha affermato di avere ottenuto il finanziamento per completare il teatro – richiesto a fine 2021 – di 1 milione e 880mila euro. Un costo che si è triplicato rispetto a quello previsto all’epoca della progettazione.

Per quanto riguarda la futura gestione, l’amministrazione Pizzarotti ha indicato il Consorzio Paganini come ente gestore della programmazione e la pianificazione, una volta ultimati i lavori. In esso sono consorziati la Fondazione del Teatro Regio – di fatto gestita dal Comune di Parma – e la Fondazione Toscanini, al cui interno c’è anche il sistema regionale dell’Emilia Romagna. Enti che lavorano sia in campo artistico-culturale, sia in campo convegnistico. In questo senso abbiamo interrogato il Consorzio sui possibili usi alternativi a quelli originari, data la grandezza della struttura. “La vocazione originaria debba rimanere quella di un Teatro” afferma il dott. Dall’Aglio, amministratore unico del Consorzio, ma “questo non significa che non possa essere utilizzato anche per altri fini consentiti dal luogo“.

Il parere dell’assessore all’urbanistica Michele Alinovi

È chiara la discontinuità dell’amministrazione Pizzarotti rispetto alla costruzione: “Di questo teatro non v’era necessità, perché a Parma abbiamo un sistema teatrale già in forte equilibrio. Continua Alinovi: “Ognuno dei teatri della città ha già una sua produzione culturale specifica. Per l’uso che se ne pensava in origine, le dimensioni sono sbagliate: avrebbe potuto avere senso costruire un teatro di dimensioni più contenute e con la funzione di appoggio alle altre realtà culturali.” Quindi l’idea sarebbe di non renderlo monofunzionale sulle compagnie dialettale: “Per mantenere solo questo uso, servirebbe una grossa iniezione di denaro pubblico. Ci potranno sì essere rappresentazioni legate ai dialetti, ma potrebbe essere messo anche a disposizione degli altri teatri. Grazie alle sue dimensioni, potrebbe essere usato come teatro di prova del Teatro Regio durante eventuali chiusure o lavori.” Un’altra opzione sarebbe ospitare le attività congressuali del Consorzio Paganini, così da anche sostenere le spese di gestione.

Per l’assessore all’urbanistica Alinovi, il progetto esecutivo potrebbe essere pronto entro l’autunno, così i lavori potrebbero cominciare nel 2023. Una previsione che deve tenere però conto delle elezioni in arrivo, che potrebbero verificare un cambio di amministrazione. Ma il motivo per il quale c’è voluto così tanto tempo prima di poter avviare gli ultimi lavori, afferma Alinovi, è legato alle peculiarità del luogo: “La difficoltà di pensare la gestione di questo luogo non ha permesso di avvertire come priorità la conclusione dei lavori alla struttura. Anche perché la costruzione poteva essere difficilmente trasformabile in altro.”

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