Tiedoli, 2000 anni di storia tra i monti della Valtaro

di Sandro Santini La prima attestazione storica del territorio di Tiedoli si ritrova agli inizi…

Tiedoli, 2000 anni di storia tra i monti della Valtaro

di Sandro Santini

La prima attestazione storica del territorio di Tiedoli si ritrova agli inizi del II secolo d.C.

Nel XVIII a Veleia, nella piacentina valle del Chero, viene ritrovata la Tabula Alimentaria in bronzo fusa ai  tempi di Traiano. Con l’oro proveniente dalla Dacia, l’impero finanzia una serie di miglioramenti fondiari con lo scopo di migliorare la resa agricola, i grandi latifondisti potevano ipotecare i propri terreni ad un tasso basso, del 5%, contro il vigente 12%. Gli interessi confluivano in una cassa con cui veniva finanziato un fondo per mantenere 300 giovani indigenti. Ogni ipoteca conteneva il nome e il tipo di fondo, il proprietario, il valore, due confinanti,  il pago in cui si trovava e chi aveva fatto la domanda.


Tiedoli è rappresentato da una società fondiaria, l’unica nella TAV: i soci Taxtanulates nel pago Dianius, dove era la Val Molzzola. Soci è stato identificato con i Sozzi di Mariano e Taxtanulates con Testanello. Importante è la loro presenza nel pago Dianio che, come spesso accadeva, fa dipendere nel Medioevo la chiesa di Tiedoli dalla pieve di Gusaliggio, anche lei nello stesso pago.

Tutto tace poi su Tiedoli, senonché la Banti, famosa storica, parlando della via da Piacenza a Lucca, percorsa da Annibale dopo la Battaglia del Trebbia (218 d.C.), riconosce (sulla base di ritrovamenti archeologici) che da san Cristoforo e Tiedoli partivano due vie importanti; queste, passando dalla Val Mozzola, poi scendevano, una a Parma e una Fidenza.

Probabilmente poi Tiedoli entra a far parte del sistema di turris bizantine con funzione anti-longobarda che da Luni, passando per i controcrinali della Lunigiana, entrava in Valtaro. La fortificazione di Tiedoli, posta dove ora ci sono i resti del castello, era a supporto sulla sinistra del Taro della fortificazione di Roccamurata che si opponeva ai Longobardi di Solignano e Pietramogolana. Con lei, la Turris di Borgotaro e, forse, sulla destra Taro, Costerbosa e Belforte, collegate probabilmente alla torre di Monte Zucchello, al di là della Cisa. Nell’883 è documentata, nel famoso “breve” di Wala, nella Valvona, la Curtis turris cum appenditiis sui, una delle più importanti aziende agricole della abbazia di Bobbio, anche se non sappiamo se Tiedoli facesse parte dei beni dell’abbazia, come san Cristoforo e come forse Mariano.

Alla curtis turris erano aggregate anche Groppo di Albareto dove i monaci allevavano maiali al pascolo e Calice, dove era la chiesa di sant’Apollinare e si coltivava l’olivo. Verso il 950, molte terre della Valtaro entrano a far parte del dominio di Oberto I e degli Obertenghi e poi dei loro eredi, i Malaspina. Questi utilizzano la pars beneficiaria dei beni di Bobbio, pari circa i 2/3 dei beni abbaziali, che viene loro affidata come “prestito” dell’imperatore Ottone I, per affittarla ad amici o clienti. Oberto I divide questi suoi possessi in vari lotti, piccoli, mai confinanti fra loro e li affida a suoi fedeli, come poi Platoni, che possiamo ipotizzare derivino da quel Ricardus che ebbe in concessione la pieve di san Giorgio in Turrexana. Nella (falsa, ma vera) divisione del 1022 dei figli di Plato Platoni, ad Allinerio vanno le terre “ultra Vonam et inter Vonam et Varaculam cifra Tarium” e quindi vi è sicuramente compreso Tiedoli.

Nel 1164 c’è la prima citazione di Tiedoli, come centro più importante del territorio. Federico I, il Barbarossa, concesse e confermò ad Obizzo Malaspina una serie di possedimenti, fra cui Varese LigureCompianoBedonia, Hena e Tillietum cum curia (le terre che da questo dipendevano) che ci era segnalato come un ignoto Taglieto (si pensava a Porcigatone o a Taglieto di Varese Ligure), ovvero un bosco di tigli. Nel 1189 i Malaspina, ormai vinti dal Comune di Piacenza, cedono a quest’ultimo tutti i loro beni in Valtaro; si legge in particolare Ena e Compiano, ma sicuramente anche Tiedoli, che ritroveremo poi in diversi atti di affitto di terreni che erano passati appunto, al Comune piacentino.

Nel Registrum Magnum del Comune di Piacenza infatti compaiono tre atti rogati a Taglieto, nella chiesa di San Giovanni Battista: due il 30 Agosto 1196, uno il 31 agosto 1196, dove il Comune di Piacenza affitta a gente di Taglieto i propri beni in Taglieto. Da qui l’importanza del paese e del suo castello, di cui non ne conosciamo la storia, se non che il documento del Barbarossa ce lo avvicina a quello di Valdena, atto a controllare il Borgallo e Bratello, ed a quello di Compiano, poi dei Landi.

Giulia Petracco Sicardi ha identificato recentemente Taglieto con Tidlu, Tiedoli, bosco di tigli. Da tutte queste considerazioni viene naturale accostare quel Tillietum del Barbarossa col Taglieto/Tiedoli. Solo in una località importante dotata di ampi terreni fiscali (curia), dotata di chiesa importante e in zona importante per l’aspetto militare, sia per la viabilità medievale, possiamo identificare il Tillietum, bosco di tigli con il Taglieto, bosco dei tigli. Tiedoli è citato in altri due atti del Registrum Magnum: un affitto del giugno 1219 di terreni Intra Costa (l’attuale Tracosta di Tiedoli), nel territorio di Tegeto e uno del 17 giugno 1219 in cui il Comune di Piacenza affitta un terreno in Tegedulo. Nel 1237 si parla di un Oberto de la Piga di Tegedulo. Nel 1803/4 il Capitano Boccia nel suo viaggio sulle montagne di Parma e Piacenza, commissionatogli dal governo granducale, cita diffusamente Tiedoli abitato da 493 anime e ne dà i confini: Branzone e Pieve di Gusaliggio, Taro, san Pietro e Cristoforo, Gravago e Mariano.

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