Tiziana Meschi:

Appena 48 ore di tregua, pace e tranquillità. Tanto è durata la chiusura del reparto Covid dell’Ospedale di Parma, come riferisce alla nostra redazione Tiziana Meschi, direttore dell’Unità operativa di Medicina interna e Lungodegenza critica del Maggiore. Ad oggi sono sei le persone ricoverate al padiglione Barbieri, riservato ai pazienti positivi al nuovo Coronavirus, di nuovo operativo da inizio settimana dopo essere stato “congelato” a fine luglio. Anche se nessuno si trova in terapia intensiva l’allerta rimane alta: il ricordo dei mesi feroci, quelli in cui l’emergenza è divampata in modo dirompente e incontrollato, è ancora vivido.

Perché si è reso necessario riaprire il reparto Covid?

Il reparto è stato chiuso per 48 ore a partire dal 31 luglio, avevamo un solo positivo che abbiamo deciso di trasferire agli infettivi. Ora che ci sono stati nuovi casi, i ricoverati sono sei e si è presa la decisione di riaprire il reparto dato che era semplicemente “congelato”. Quindi con il personale a disposizione, i farmaci presenti e l’alllestimento al completo nel giro di qualche ora siamo tornati completamente operativi.

Qual è il quadro clinico dei pazienti attualmente ricoverati?

Questi sei casi ricoverati sono nel reparto di degenza ordinaria del padiglione Barbieri e vengono trattati con una terapia medica. Nessuno per ora necessita di terapia intensiva.

Secondo lei in che fase della malattia siamo?

La situazione attuale deve essere di estrema prudenza e di estrema cautela. Abbiamo un RT superiore all’uno in diverse regioni d’Italia e ci sono anche alcuni cluster, o focolai, in giro. La malattia non è in forma gravissima come a marzo, però bisogna essere molto prudenti perché la patologia c’è ancora. Molti pazienti sono asintomatici e vengono curati a domicilio, altri invece necessitano di cure ospedaliere e vengono ricoverati.

Il virus si è effettivamente indebolito come ci stanndo dicendo alcuni medici, ad esempio Alberto Zangrillo del San Raffaele di Milano?

Il virus più probabilmente si sta adattando all’uomo e non è più per la soppraffazione completa dell’ospite, quando uccideva come a marzo ed aprile. Però dà ancora sintomi, nonostante in questo preciso momento sia più blando. Sembra che sia in atto una sorta di convivenza e anche la sintomatologia sembra rispondere meglio alle cure. Nonostante ciò abbiamo ancora persone malate che presentano i sintomi del Covid.

Quali sono i sintomi attuali della malattia?

Febbre alta, sintomi gastrointestinali, cefalea e tosse quelli più comuni.

L’età media delle persone positive al virus a livello nazionale sembra si stia abbassando. È così anche a Parma?

In questo momento ci sono anche dei ragazzi giovani ricoverati nei reparti Covid. Se in precedenza si aveva una prevalenza di persone anziane in ospedale, ora possiamo dire di avere anche persone in età giovanile.

Per quanto riguarda gli asintomatici, si può dire una volta per tutte se siano contagiosi o meno, oppure è ancora troppo presto per avere una risposta definitiva?

Ora come ora non lo sappiamo. Però io di una persona asintomatica positiva non mi fiderei e adotterei mille precauzioni. Ricordo che queste persone devono stare in quarantena e non si possono avere contatti con loro. Non fidiamoci del fatto che siccome sono asintomatici, non tossiscono e non espellono liquidi, siano innocui. Anche perché abbiamo visto che bastano le goccioline emesse con la parola per contagiare qualcuno. Sappiamo ancora veramente poco di questo virus: proprio per questo gli assembramenti che si vedono in questi giorni sono davvero pericolosi.

Esattamente un mese fa, intervistando la Dott.ssa Majori, direttrice della Pneumologia di Parma, abbiamo capito che alcuni asintomatici mostrano cicatrici da polmonite. Ci può fornire un quadro della situazione?

Ho visto situazioni diverse fra loro. Pazienti totalmente asintomatici e completamente silenti anche a livello polmonare dal punto di vista ecografico, radiologico o di tac. Ma ci sono anche pazienti che, pur non manifestando insufficienza respiratoria, vengono sottoposti a tac e presentano aree polomari interessate al 5%. Loro non lo avvertono e non c’è niente di grave, ma il segno della malattia lo si nota. Chiaramente non ho mai visto nessuno con un interessamento del 50% e nessun sintomo.

Il suo consiglio in questo preciso momento rispetto ai dispositivi di protezione individuale qual è?

Quello di usare la mascherina nel modo più assoluto. Se siamo a contatto con le persone e non abbiamo la possibilità di mantenere le distanze, a mio modo di vedere, occorre tenerla. Se siamo in coda da qualche parte, se ci fermiamo a parlare con qualcuno, se entriamo in un negozio o siamo in presenza di tante persone, personalmente non mi fiderei e la terrei indossata nel modo corretto.

Anche all’aperto?

Assolutamente sì. Se siamo a piccole manfiestazioni, anche se siamo all’esterno, per me la mascherina ci vuole. Non mi fido di questa malattia che non conosciamo: ci sono stata dentro in questi mesi e sono molto allertata rispetto a quello che potrebbe succedere a settembre/ottobre. Secondo me ci sarà ancora un periodo di convivenza, anche se ovviamente non posso sapere quanto a lungo. Ora siamo in un periodo interlocutorio dopo una grossa pandemia, quindi le tre misure fondamentali vanno mantenute: indossare la mascherina, mantenere le distanze e lavarsi spesso le mani.

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi?

Non lo sa nessuno. È la domanda da un milione di dollari. Non sappiamo cosa potrà succedere in autunno e dobbiamo tenere in conto che tornerà anche l’influenza. Questo genererà grossi fattori confondenti, perché i sintomi possono coincidere, almeno inizialmente. Per cui quello che consigliamo è di fare il vaccino influenzale il più precocemente possibile. Quest’anno sarebbe doveroso estenderlo a quante più persone possibili, non solo alle categorie più a rischio.

All’interno dell’Ospedale quali misure adotterete in previsione di tutto ciò?

All’ingresso dell’Ospedale sarà necessario sottoporsi al doppio tampone: quello per il Covid e quello influenzale. Tuttavia ci faciliterebbe molto, anche in termini di accesso, che venisse fatta una vaccinazione di massa.

Quanti posti di terapia intensiva sono a disposizione ad oggi nel padiglione Barbieri?

Eravamo arrivati a 60, ma è stato ulteriormente esteso. Siamo in grado di arrivare a 70-80.

Ritiene che possa essere stato irresponsabile da parte delle Istituzioni riaprire le discoteche?

Io non lo avrei fatto. Ammassare delle persone che non so fino a che punto abbiano la consapevolezza del fatto che non sia stato uno scherzo, poteva essere evitato. Questa situazione ci è costata lacrime e sangue, personalmente avrei saltato un anno. Le manifestazioni culturali sono un’altra cosa, perché vengono rispettati tutti i criteri.

Quanto è pericoloso avere giovani potenzialmente contagiosi in giro?

Ci sono parecchi focolai in tutta Italia, quindi il virus circola ancora e il pericolo è reale. Andrebbe spiegato a questi ragazzi che ci vuole senso di responsabilità, perché possono contagiare delle persone, come i nonni, che possono non farcela. I giovani non è che stanno sempre tra di loro, quando vanno a casa possono diventare un fattore di rischio per i genitori o per i più anziani.

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