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Il Gruppo Europa Verde ha depositato ieri un’interrogazione per chiedere alla Giunta regionale di fare chiarezza sulle varianti urbanistiche al Piano Strutturale Comunale che interessano l’area del Castello di Torrechiara nel comune di Langhirano. A lanciare l’allarme sul loro negativo impatto sul territorio è stato il “Gruppo di Cittadini per Torrechiara” che ha manifestato la preoccupazione per le previsioni contenute nelle varianti al Piano, indirizzando una richiesta di verifica, in data 6 ottobre 2020, al Comune di Langhirano, alla Provincia di Parma e alla Regione Emilia-Romagna, per avere chiarimenti sulla legittimità delle modifiche apportate al PSC.

Bisogna fare chiarezza sulle varianti urbanistiche che interessano l’area del Castello di Torrechiara nel comune di Langhirano, come denunciato dal Gruppo di Cittadini per Torrechiara e da Europa Verde di Parma – afferma la Vice Presidente dell’Assemblea legislativa e Capogruppo di Europa Verde Silvia Zamboni -. L’area in cui sono previsti i lavori risulta inclusa nel perimetro di tutela del Castello di Torrechiara, monumento nazionale tutelato dal codice dei Beni Culturali insieme al paesaggio circostante. Le varianti al PSC approvate dal consiglio comunale di Langhirano propongono scenari insediativi e di trasformazione urbanistica che per loro stessa natura cambiano e deteriorano il consolidato rapporto storico tra il monumento e il paesaggio circostante”.

“Le revisioni urbanistiche deliberate – prosegue la Zamboni – rischiano di determinare non solo un rilevante consumo di suolo, ma anche un’irreparabile ferita alla bellezza e integrità di questo patrimonio pubblico e bene comune. In questa operazione, oltre al comune di Langhinaro, sono competenti anche la Regione Emilia-Romagna e lo Stato. Per questo chiedo alla Giunta di esprimersi su questa vicenda. In particolare, se non ritenga che le citate varianti del PSC del Comune di Langhirano siano in contrasto con le norme regionali in vigore sia contro il consumo di suolo sia a difesa dei beni tutelati; e se non ritenga che l’attuazione di queste varianti possa rappresentare un precedente per altre iniziative simili in altre aree tutelate in regione, determinando il danneggiamento del patrimonio storico-architettonico e paesaggistico dell’Emilia-Romagna”.

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