Il Gruppo Europa Verde dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha depositato un’interrogazione per chiedere alla Giunta regionale chiarimenti sulla vicenda del ripristino degli argini storici del torrente Baganza, nel tratto cittadino di via Montanara a Parma. Dopo l’esondazione del 2014, fu deciso di predisporre una variante al Piano di assetto idrogeologico per ripristinare le condizioni di sicurezza idraulica del Baganza e scongiurare così il ripetersi di catastrofi simili.

In particolare, attraverso un percorso partecipativo che coinvolse enti pubblici, soggetti interessati e cittadinanza, si decise di ripristinare l’argine storico e di restituire al fiume lo spazio golenale prevedendo una fascia di esondazione, per ridurre la violenza di eventuali piene future. “Per il ripristino dell’argine storico era necessario liberare – restituendoli alle funzioni ambientali e alla fruizione collettiva – spazi da tempo occupati da insediamenti – taluni abusivi o impropri – di varia natura. Per tutti questi insediamenti, compresa l’azienda SICEP che insiste su quell’area, il PAI approvato nel 2016 dall’Autorità di Bacino, poi da Comune, Provincia e Regione Emilia-Romagna, prevedeva la delocalizzazione. A stravolgere le decisioni di ripristino dell’argine storico, è arrivata quest’anno, a sorpresa, una procedura di variante automatica avviata dalla Regione Emilia-Romagna su istanza della SICEP, che in buona sostanza accoglie una proposta già bocciata nella fase di redazione del PAI e che potrebbe compromettere la realizzazione del piano stesso. A seguito di questa variante, dopo un rapido passaggio con Autorità di Bacino, Comune e Provincia, la scorsa estate è stato costruito, con fondi pubblici, all’interno dell’alveo del fiume, un argine a difesa di un insediamento privato – quello della SICEP – di cui era già stata decisa la delocalizzazione“, spiega Silvia Zamponi, capogruppo di Europa Verde e vice presidente dell’Assemblea Legislativa.

 “In pochi mesi si è deciso di sconfessare le scelte fatte dopo l’esondazione del 2014 e di andare nella direzione di una definitiva canalizzazione del Baganza nel tratto cittadino, a tutto discapito della sicurezza idraulica e dell’ambiente – prosegue Silvia Zamboni – Ci pare che agli interessi di un’azienda privata si debba rispondere in modo diverso, senza compromettere quelli della collettività. Chiediamo alla Regione – conclude – di confermare di fronte ai cittadini le scelte fatte nel 2016 e quindi di ripristinare l’argine storico, senza modificare i confini della fascia di esondazione, e di avviare quindi le procedure che portano alla delocalizzazione delle attività insediate in golena, compresa quindi l’azienda SICEP”.

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