Edoardo, Gianfilippo, Ludovica e Samuel sono i primi bambini estratti dall’Hotel Rigopiano; l’Italia tira un sospiro di sollievo e continua a sperare

Ce l’hanno fatta Edoardo, SamuelGianfilippo Ludovica. Tutta Italia ha tenuto il fiato sospeso per più di 40 ore. Quando ormai la speranza di trovare qualcuno vivo andava affievolendosi, eccoli. Abbiamo tutti tirato il fiato e ricominciato a sperare che la sotto di sopravvissuti ce ne siano altri. Edoardo, Samuel Gianfilippo e Ludovica sono l’immagine di un’Italia che non ha mollato. La sotto, al buio e senza bene ne mangiare, hanno resistito quasi due giorni. Insieme a loro c’era anche la mamma di Gianfilippo e Ludovica e altre sei persone. 

Sono dieci in tutto i superstiti della valanga. I soccorritori non escludono ce ne siano altri. Tra le neve e le macerie dell’hotel potrebbe essersi, infatti, creata anche un’altra bolla d’aria dove altre persone potrebbero aver trovato riparo. Due, finora, i morti accertati. Dei genitori di Edoardo, invece, nessuna traccia: risultano ancora tra i dispersi. Samuel è il quarto bambino estratto dai Vigili del Fuoco: la notizia è arrivata in serata, proprio mentre sto scrivendo. Mi scappa un sorriso, ma la commozione è tanta. Le notizie dalla montagna arrivano frammentarie, le comunicazioni sono difficili. 

Il grande cuore dell’Italia

Se quei bambini, e con loro tutti gli altri – sperando che la lista possa aumentare – sono vivi lo dobbiamo a quegli Uomini stupendi che in questi giorni hanno lavorato giorno e notte. Loroo non hanno mai perso la speranza. E questo, forse, li ha aiutati a non mollare. A continuare, con il freddo e la neve, a scavare metri di neve. Non sono eroi, o meglio li sono ma non vogliono sentirselo dire. Hanno fatto il loro dovere. Con grande professionalità, ma sopratutto con un grande cuore

I primi soccorritori della Guardia di Finanza sono arrivati alle 4 del mattino, dopo aver camminato per ore, in mezzo alla bufera, con gli sci ai piedi e le pale in spalla. Quando sono arrivati, hanno detto, si sono commossi. Il tempo di realizzare quello a cui andavano incontro, poi hanno preso le loro pale e iniziato a scavare. Lo hanno fatto senza sosta, anche con le mani. I primi mezzi sono arrivati alle 11 ieri mattina e le ricerche si sono intensificate. Hanno proseguito per tutta la notte. Stamattina il primo cambio, con forze nuove. Soccorso Alpino, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco non si sono arresi. 

Alle 11.39 i Vigili del Fuoco in esplorazione nel tunnel che si erano aperti tra la neve hanno sentito i primi rumori: “Sono vivi“. E quel sono vivi ha risuonano nel giro di pochi minuti in tutta Italia, riscaldando i cuori di tante persone. Erano sei, il primo è stato estratto alle 12.51: Gianfilippo. I Vigili del Fuoco lo hanno abbracciato e accolto con un lungo applauso. La paura era finita, un sorriso – seppur debole e provato – si è fatto largo nel volto del bambino. Dopo di lui la madre e la conferma che in una stanza vicino a quella dove erano loro c’erano altre persone, tra cui Ludovica. Il numero dei superstiti sale, fino ai dieci, confermati alle nove di sera. 

Senza sosta

Ritrovare Gianfilippo, Edoardo, Ludovica, Samuel e gli altri ha dato coraggio ai soccorritori. Scaveranno ancora, per riportare tutti alla luce. Non li fermerà la notte. Non li fermerà nemmeno il tempo che passa. Finchè non li avranno ritrovati tutti la speranza rimarrà accesa. Lo devono anche a tutti quei parenti che stanno aspettando notizie dei loro cari all’Ospedale di Pescara. Lo devono a quel padre che abbiamo visto tutti in televisione in questi giorni: cerca la figlia, trentenne, a capo dell’area fitness dell’hotel. Quell’uomo, che s’incammina da solo verso la montagna con gli occhi lucidi e il cuore gonfio di paura e di speranza, siamo tutti noi. 

È il cuore dell’Italia che batte. Che lotta, soffre e spera che da quel cunicolo di neve e macerie possano uscire vive altre persone. È il cuore dell’Italia che si augura che tutto questo finisce. E che quella gente, laggiù, martoriata dal terremoto e dal maltempo, possa ritrovare la serenità. Ricostruire. Ricostruire tutto: case, scuole, relazioni, affetti. Sono questo: tutto il resto – polemiche e politica – in questo momento servono a ben poco. Serve solo il silenzio e un grande interminabile applauso per tutti gli uomini e le Forze dell’Ordine che in queste ore continuano a scavare. A loro il grazie dell’Italia: per quello che hanno fatto ad agosto, dopo il terremoto, e che continuano a fare. Siete la speranza, l’orgoglio, il meglio di un Paese che soffre

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