Uncem, cambia la posizione di Poste Italiane dopo il pressing
Retromarcia di Poste Italiane dopo il pressing di Parlamento e Comuni Poste Italiane fa retromarcia…
Retromarcia di Poste Italiane dopo il pressing di Parlamento e Comuni
Poste Italiane fa retromarcia e accoglie diverse proposte sorte sia in Parlamento che in seno agli Enti Locali. Lo ha confermato nelle scorse ore il Sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli che, in una lettera ai Governatori delle Regioni, ha ribadito la necessità di riaprire tutti i tavoli locali di concertazione per dare nuovo slancio e più servizi alla rete dei 13mila sportelli di Poste, “un valore e non un onere“, conferma. Poste, negli ultimi tre anni ha chiuso 75 sportelli solo in Piemonte dove vi è comunque stata una buona concertazione con Regione, Anci, Uncem, che è stata più problematica in altre aree del Paese con maggiori chiusure e tagli di servizi.
“Poste, nel nuovo contratto di servizio – spiega l’on. Enrico Borghi, Presidente Uncem e Presidente dell’intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna – si impegna a limitare la chiusura di sportelli a 200 in Italia, contro i 500 previsti inizialmente. L’ad Caio ha confermato la volontà di potenziare la rete di uffici con nuovi servizi, in particolare relativi all’Agenda digitale e all’e-commerce“. Fondamentale per le Poste 2.0 il legame con i Comuni e la Pubblica amministrazione. Servizi di riscossione e tesoreria sono due risposte importanti alle necessità degli Enti. “Evidentemente la pressione del Parlamento, alla quale si è’ unito il Governo, inizia a dare i suoi frutti – prosegue Borghi -. L’azienda ha un preciso accordo con lo Stato e gode di una cifra importante per garantire il servizi postale universale. È dunque indispensabile il dialogo, reciproco. Il Ministro Costa e il sottosegretario Giacomelli stanno facendo un buon lavoro e sono certo che ora potremo aprire diversi tavoli di concertazione regionale, più uno nazionale per mettere una cornice univoca alle iniziative regionali“.
Resta aperta la partita della distribuzione postale, ormai a giorni alterni i 2.000 Comuni italiani, che diventeranno oltre 5.000 entro il 2017. “I volumi di lettere e giornali in continua riduzione non agevolano una trattativa che comunque continua con determinazione – evidenzia Enrico Borghi – La perdita del gruppo per la distribuzione è molto forte, mezzo miliardo di euro nel 2014. Ma qui deve entrare in gioco la politica, il nostro ruolo in Parlamento, l’impegno delle associazioni degli Enti locali. Servono modelli organizzativi diversi supportati da innovazione tecnologica e soprattutto dalle comunità locali, dalle associazioni presenti sul territorio, dalle Amministrazioni dei piccoli Comuni. Possiamo trovare insieme a Poste modelli più efficaci e meno dispendiosi per lo Stato e l’azienda. Concertazione al primo posto. Consapevoli che quei 13mila uffici postali possono dare nuove risposte al rischio di desertificazione commerciale e all’abbandono“.
Comunicato Stampa, UNCEM Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani
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