Ombre urbane, UdU Parma: “Fare rete aiuta a trovare casa”

La ricerca di un alloggio per studenti a Parma è complessa, ma fare rete è fondamentale

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A Parma, come in molte altre città italiane, il diritto all’abitare è diventato una sfida quotidiana, non solo sul piano economico, ma anche su quello sociale e culturale. Per questo motivo, abbiamo scelto di accendere i riflettori sul tema del caro affitti e della difficoltà nel trovare casa, una realtà che pesa sempre di più su giovani e famiglie con redditi medio-bassi. Lo dimostrano numeri e racconti raccolti nei quartieri e tra gli studenti dell’università. La domanda di alloggi è in crescita, mentre l’offerta resta limitata, i canoni continuano a salire e le risposte pubbliche risultano ancora troppo scarse. Cosa si può fare, dunque, per rendere il centro nuovamente accessibile e vivibile per tutte e tutti?

A tal proposito, un resoconto interessante, ci è stato fornito da Lorenzo Tanchis, di Unione degli Universitari di Parma – UdU Parma, sindacato studentesco, attivo da quasi vent’anni, e sempre al fianco degli studenti e delle studentesse dell’ateneo parmigiano.


Qual è la situazione abitativa degli studenti a Parma? Ci sono difficoltà nel trovare casa? Qual è la condizione delle case? 

La situazione abitativa a Parma ha riscontrato significative criticità dall’inizio della pandemia di COVID-19, influenzando negativamente diverse fasce della popolazione. Uno degli aspetti più evidenti è la crescita costante dei prezzi degli affitti e delle compravendite. Nell’ultimo anno, si è registrato un aumento medio del 7%, come riportato anche dalla Gazzetta di Parma. Questo trend rende sempre più difficile per famiglie e studenti accedere a soluzioni abitative a costi sostenibili. La ricerca di un alloggio è particolarmente complessa per gli studenti. Molti annunci vengono diffusi tramite social network, spesso privi di controlli adeguati, risultando confusori e, in alcuni casi, veicolo di truffe. La mancanza di piattaforme affidabili e verificate espone gli studenti a rischi e frustrazione. Anche quando si riesce a trovare una sistemazione, la qualità degli immobili è spesso un problema. Non sono rari i casi di appartamenti con infissi non funzionanti, problemi di muffa alle pareti, illuminazione insufficiente e arredi scadenti. Queste condizioni, ben al di sotto degli standard minimi di vivibilità, costringono le famiglie a sostenere spese aggiuntive per rendere le abitazioni adeguate, onere che, in un contesto ideale, dovrebbe essere garantito per diritto.

Quali sono i prezzi medi? Conoscete studenti che non riescono a trovare casa o che hanno avuto situazioni spiacevoli? Avete notato un aumento dei prezzi rispetto agli anni precedenti? Di quanto?

Per quanto riguarda le situazioni spiacevoli – magari nei casi degli affitti in nero – non ci è capitato spesso di avere a che fare con situazioni di questo tipo. Anche perché, in realtà, l’ateneo di Parma è composto principalmente da studenti fuori sede. Per uno studente fuori sede è necessario avere una casa, un’abitazione con contratto d’affitto a proprio nome per richiedere la borsa di studio. Sotto quel punto di vista non abbiamo mai riscontrato delle problematiche troppo grandi, se non – magari – occasioni in cui il contratto veniva fatto a nome solo di un inquilino della casa e non dell’altro. Generalmente un contratto c’è quasi sempre, però purtroppo non abbiamo un dato preciso e non abbiamo delle stime. Per quanto concerne i prezzi, fanno riferimento al report di immobiliare.it del 4 di agosto del 2024. A breve, dovrebbe uscire quello del 2025 e quindi vedremo se, nell’ultimo anno, sarà aumentata la percentuale sia della disponibilità delle case sia del costo degli affitti.

Cosa pensate del boom degli affitti brevi tipo Airbnb in città? Tolgono spazio ai residenti e agli studenti? I proprietari vi sembrano più interessati a contratti brevi o turistici piuttosto che affitti stabili?

Penso sia un gravissimo problema sia per i residenti che per gli studenti, perché a livello economico, chiaramente, ad un proprietario di casa conviene molto di più affittare per brevi periodi, in quanto il costo di un affitto di un intero mese riesce, così, ad ottenerlo in due/tre giorni. Quindi i proprietari nel corso degli anni, proprio per via di tal motivazione, hanno “riqualificato” la propria casa in affitti brevi tipo Airbnb. Sicuramente è un problema che va ad inficiare sugli studenti e va a togliere spazi utili a loro. In città grandi, in cui comunque vi è una grandissima carenza di affitti, tale situazione viene percepita, ma grava ancor di più in atenei e in città piccole come Parma, la quale a livello di spazi non offre molto.

È difficile ottenere un contratto regolare? Vi sono mai stati proposti affitti in nero?

A livello di regolarità dei contratti non abbiamo mai riscontrato grossi problemi. Anche per la questione delle borse di studio, è necessario per uno studente avere un contratto a proprio nome, e lo stesso discorso vale per la possibilità di avere delle agevolazioni in più. Purtroppo, però, non abbiamo un dato preciso. Per fare questa tipologia di indagine, una delle soluzioni potrebbe essere andare a controllare quali siano le utenze; quali siano i consumi di determinate case che sono, eventualmente, dichiarate sfitte.

I servizi universitari (Er.Go, alloggi convenzionati, residenze) sono sufficienti?

No, assolutamente. C’è stato un aumento dei posti letto nell’ultimo anno, ma ne sono stati aggiunti massimo una ottantina a fronte di centinaia di studenti che non riescono ad accedere alle graduatorie. In più, altra problematica delle graduatorie dei posti letto in residenza, è che se alla fine dell’anno non hai ottenuto un certo numero di crediti che servono a riconfermare la stanza, è obbligatorio lasciarla. In questo modo, ci si ritrova senza una casa e si viene spinti a vivere una situazione molto stressante che pesa sugli studenti e sulle studentesse e non aiuta a vivere con più tranquillità la vita universitaria e la vita in generale. L’altra tematica è la condizione delle residenze attuali – faccio riferimento solo a Parma, per quel che so. Sto parlando di soffitti che cadono, di ulteriori costi legati all’assenza di una lavatrice nel proprio appartamento, fattore che porta a dover pagare ogni volta per l’utilizzo, e la stessa questione vale anche per l’uso dei detersivi. Poi bisogna pagare l’asciugatrice e così via…ci sono, dunque, tutta una serie di problemi strutturali che vanno risolti. Andrebbero fatti anche dei controlli, perché non è possibile che uno/a studente/essa viva in una casa che, oltre ad esser minuscola, non presenta una serie di condizioni fondamentali. Sarebbero necessari dei controlli da parte dell’ente regionale, ma da quello che abbiamo visto – soprattutto nell’ultimo anno – non c’è stata una tempestività nel risolvere tali problematiche.

Che tipo di iniziative o di progetti avete portato avanti fino ad ora? Quali sono eventuali propositi futuri volti alla risoluzione di tali situazioni?

Sicuramente uno degli obiettivi che ci siamo posti lo scorso anno, è stato quello di dare una mano noi come rappresentanti degli studenti e come UdU Parma. Questo fortunatamente siamo riusciti a farlo. Abbiamo aperto uno sportello di consulenza per gli affitti e per i contratti d’affitto – utile anche per capire se c’è regolarità, o se c’è qualcosa che non va all’interno del contratto d’affitto, e anche per far conoscere le tipologie di contratti. La cosa più importante, in realtà, è fare rete. Facendo rete si ha più possibilità di trovare una casa, però bisogna fare pressioni anche sul comune, sulla regione e sul nostro governo. Va assolutamente tutelata la condizione degli studentati, delle risorse per gli studenti – come l’accesso al diritto allo studio. Bisognerebbe anche porre dei limiti agli affitti brevi, perché è davvero uno dei problemi più grandi degli ultimi tre/quattro anni. Lavorare in maniera proattiva sicuramente è la cosa migliore.

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