Provincia di Parma, la più esposta all’usura in Italia: ecco i dati allarmanti
Dai dati si evince come come un’azienda su dieci sia in mano agli strozzini; la…
Dai dati si evince come come un’azienda su dieci sia in mano agli strozzini; la nostra Provincia davanti a Crotone e Siracusa
L’usura in Italia genera un business di 82 miliardi di euro. Questo dato allarmante arriva da Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali fondato e presieduto da Gian Maria Fara. In particolare si fa riferimento a quanto avvenuto nel 2015. Il numero complessivo risulta dalla somma di capitale prestato ad usura a imprese e famiglie sul suolo nazionale (37,25 miliardi) unito al capitale restituito come interesse (44,7 miliardi). In media l’interesse annuo è calcolato intorno al 120 per cento, il che significa che esistono casi con tassi molto più elevati.
Il dato si rende ancora più inquietante se si pensa che la Provincia più esposta all’usura è quella di Parma. Il nostro territorio, secondo i dati forniti dall’Istituto, avrebbe un InPUT (Indice di Permeabilità dell’Usura nei Territori) di 100 unità in una scala da 0 a 100. Il primato a Parma dunque, davanti a città come Crotone, Siracusa, Foggia e Trapani. Se la media nazionale si aggira intorno alle 44 unità e ad avere un indice più elevato sono le regioni meridionali, questo risultato rappresenta un’eccezionalità poco lusinghiera. Il fenomeno potrebbe essere derivato da casi eccezionali oppure dal perdurare di uno stato di sofferenza dovuto alla crisi iniziata nel 2008.
La figura dell’usuraio corrisponde ad un riciclatore di denaro sporco che riesce ad ottenere facilmente ingenti guadagni o, nella peggiore delle ipotesi, il controllo aziendale di una realtà in difficoltà finanziaria. Ma dietro questa attività illecita, come si potrebbe pensare, non c’è solo la mafia – soprattutto in zone dove le indagini di polizia ne limitano molto la capacità organizzativa – ma anche alcuni “insospettabili“. Si tratta per lo più di “negozianti, commercialisti, avvocati, dipendenti pubblici che – racconta il Presidente Gian Maria Fara – hanno sfruttato il lungo periodo di crisi economica e l’indebitamento di famiglie e imprenditori per arricchirsi sfruttando l’ampio credito a disposizione. Ed è nata una nuova figura: quella dell’usuraio della stanza accanto“.
Secondo le stime di calcolo circa il 12% delle famiglie italiane si è rivolta a privati per ottenere un prestito. In particolare la maggior parte di queste non ha avuto accesso a finanziamenti dal sistema bancario. In media un prestito annuo si avvicina ai 10.000 euro, per un totale di di 30 miliardi di euro per 3 milioni di nuclei famigliari in difficoltà. Le attività che hanno ottenuto più finanziamenti in questo modo sono le imprese agricole. Ma i calcoli sono tutti da considerarsi approssimativi per difetto, poiché ad essi andrebbe aggiunti il quantitativo di “sommerso” caratterizzante le attività criminali di usura.

