Un sentimento del quale si parla poco ma che regola le nostre vite: la vergogna

Emanuela Alfieri
Psicologa, Psicoterapeuta, PhD
www.alfieriemanuela.com

In tale emozione è presente, molto spesso, il desiderio di nascondersi o scomparire e sono presenti rabbia e dolore (che la distinguono da timidezza e imbarazzo). Inoltre in tale emozione vi sono cognizioni e pensieri negativi “sentirsi inadeguati, indegni” e la persona è soggetto ed oggetto di questa stessa emozione. È necessario fare una distinzione tra vergogna ed umiliazione. Nella vergogna il focus è su di sé e sono presenti alti livelli di impotenza con elementi di colpa. Invece nell’umiliazione il focus è sugli altri in quanto si temono vendetta e reazioni di rabbia da parte delle altre persone e i livelli di colpa sono bassi.

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Le figure genitoriali sono importanti per lo sviluppo e il contenimento di tale emozione?

Assolutamente sì. La vergogna può essere considerata come mancata connessione emotiva (Shore, 1997). Anche dei semplici rimproveri, più o meno severi, inducono vergogna nel bambino per la disapprovazione del genitore per quanto commesso. Se il genitore non ripara l’esperienza recuperando la relazione, ascoltando il figlio, empatizzando con lui, manifestando attenzione e calore, comunicando in modo adeguato, il bambino non si sentirà più amabile e accettabile, valido e competente, forte e capace. 

Perchè la vergogna è collegata a lutti o traumi?

Questa emozione si presenta quando vi è una attacco alla propria identità personale, di fronte al quale bisogna piegarsi oppure in quei casi di menomazione sociale e timore di emarginazione per diminuzione improvvisa delle risorse disponibili. Per esempio nella vedova, per la perdita di uno status socio-economico spesso rappresentato dalla figura maschile e per la perdita di protezione. Nel bambino che perde uno o entrambi i genitori, per la perdita di protezione. Oppure nei familiari del suicida, colpiti dallo stigma sociale e anche negli abusi e nei maltrattamenti. In queste situazioni il fatto di essere esposti al confronto con famiglie complete, la persona sente di aver perso improvvisamente i privilegi. Si sviluppa un senso di inferiorità e diversità per fuggire alla vergogna, si tende a recuperare il senso di superiorità invertendo la sequenza emotiva dalla routine di resa alla routine di dominanza, utilizzando la rabbia e arrivando perfino al disprezzo, spesso rivolto verso le figure di riferimento più importanti.

Come si può uscire da questa situazione?

Attraverso l’elaborazione della rabbia da sfida che emerge come evitamento dell’umiliazione. Anche la creazione di un contesto comunicativo empatico e accogliente in una cornice di sicurezza aiuta la sviluppo di tale emozione senza esiti negativi per i nostri rapporti con gli altri.