Via degli Dei: cinque giorni di cammino da Bologna a Firenze

Bologna-Firenze: probabilmente molte persone in riferimento alla strada tra questi due Capoluoghi penseranno alla Variante di Valico, il tratto autostradale dell’A1 di recente costruzione. Tuttavia, secoli fa, il percorso per collegarsi tra le due città passava da alcuni dei monti più alti dell’Appennino, senza gallerie e senza asfalto. Alla fine degli anni 80 del ‘900 alcuni escursionisti bolognesi hanno ideato quindi la Via degli Dei, la riproduzione degli antichi percorsi, chiamato così perché tocca Monte Adone, Monzuno (Mons Iovis), Monte Venere, Monte Luario, nomi di divinità allora venerate. Già gli Etruschi dal VII secolo a.C. costruirono una strada che collegava Fiesole e Felsina (antico nome di Bologna), e in seguito i Romani nel 187 a.C. ricalcarono i sentieri costruendo la via transappenninica Flaminia Militare.

Dall’inizio degli anni Novanta invece, il CAI ha risistemato il percorso, rendendolo uno dei cammini più interessanti dal punto di vista culturale e paesaggistico di tutta Italia. E così è possibile partite da Bologna e arrivare a Firenze (o viceversa) percorrendo a piedi (o in bicicletta) 130 km, in quattro-sei giorni in base all’allenamento, passando da un parco naturale, foreste, prati, comuni e piccole cittadine. Un’immersione nella natura e nelle tradizioni che si possono riscontrare nei luoghi per dormire che si incontrano nella via. In tenda, nelle stanze per saccopelisti, nei B&B, ognuno come vuole, con la possibilità di deviare e modificare il percorso come più si preferisce. La regola è una sola: zaino in spalla, si parte!

Questo reportage nasce quindi dall’esperienza diretta che ho vissuto a metà settembre. Il nostro percorso era articolato in sei giorni, ma di seguito organizzerò cinque tappe, per distribuire in maniera equa i punti di interesse del viaggio. Per avere una guida dettagliata del percorso è possibile infatti visitare il sito Viadeglidei, acquistare la cartina e la guida ufficiale aggiornata, oltre che alle “credenziali del pellegrino”, che si riempiranno di timbri ad ogni punto di arrivo.

Giorno 1: Bologna-Casalecchio di Reno-Badolo

La Via degli Dei parte precisamente da Piazza Maggiore, la piazza principale di Bologna in pieno centro. Siamo sui 54 m s.l.m., ma bisogna dirigersi verso il Santuario di San Luca, raggiungibile dall’Arco del Meloncello attraversando il porticato più lungo del mondo: 666 archi in salita, che terminano dopo circa 4 km sull’entrata del Santuario, a circa 280 m s.l.m.. Scendendo verso il comune di Casalecchio di Reno, si imbocca poi il sentiero CAI 112A, percorrendo un tratto boschivo che porta direttamente al Parco Talon.

Santuario della Madonna di San Luca

Costeggiando poi il fiume Reno in direzione Sasso Marconi si attraversa l’Oasi naturalistica di San Gherardo, area che si estende per circa 68 ettari e protegge flora e fauna locali, oltre ad offrire le rive del fiume come ottimo punto di ristoro. Il percorso nell’Oasi è abbastanza pianeggiante ma una volta usciti dall’area protetta si inizia gradualmente a salire verso i Prati di Mugnaio e La Commenda (390 m s.l.m), dopo la quale passando dal sentiero CAI 122 si giunge al B&B Nova Arbora nella località di Badolo, dove è possibile piantare la tenda o dormire nelle camere. Poco più avanti tuttavia, girando sulla sinistra per Via delle Valli, sempre sui sentieri segnalati rossi e bianchi, si trovano anche altri luoghi per dormire. Fino a Nova Arbora comunque, sono stati percorsi più di 20 km se si considera come punto di partenza effettiva la Stazione di Bologna Centrale.

Giorno 2: Brento-Monzuno-Madonna dei Fornelli

Meglio partire presto e pieni di energia: la seconda tappa inizia con una ripida salita che porta in 3 km a 650 metri di altitudine, sulla vetta del Monte Adone. Prima però di imboccare il sentiero, faticoso, esposto e meraviglioso, si attraversa il Monte dei Frati e una salita più leggera, con la vista sulla vallata sottostante e l’orizzonte a mano a mano sempre più sfuocato. Sul percorso si passa anche dal Centro Tutela e Ricerca di Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, in cui sono ospitati anche leoni (può capitare di sentire qualche ruggito). Arrivati poi in cima al Monte Adone si troverà la croce e una cassettina con dentro oggetti di “scambio”. Si può prendere infatti qualcosa di cui si ha bisogno e lasciare cose superflue, oppure scrivere un pensiero sui quadernini pieni di firme di viandanti o appassionati.

Monte dei Frati
Salita per Monte Adone

Scesi poi verso Brento, si prosegue per gran parte su strada asfaltata per arrivare dopo 12 km a Monzuno, 630 m s.l.m, uno dei comuni più forniti durante il percorso, con farmacia, poste, alimentari. Da Piazza XXIV Maggio di Monzuno poi, si prosegue verso Madonna dei Fornelli: il percorso è in salita fino al Parco Eolico, da cui poi si scende in prati verdi e ventosi con balle di fieno. Anche a Madonna dei Fornelli ci sono i servizi necessari per fare rifornimento: da qui tuttavia, è anche possibile raggiungere San Benedetto Val di Sambro con circa 3 km di cammino aggiuntivi ai 28 appena percorsi.

Scendendo verso Madonna dei Fornelli

Giorno 3: Banditacce-Passo della Futa-Monte di Fò

La terza tappa è abbastanza equilibrata: metà percorso in salita e metà percorso il discesa, buona parte in Emilia-Romagna, poi il confine e infine l’arrivo al Passo della Futa in Toscana. Da Madonna dei Fornelli si inizia infatti a salire per Monte dei Cucchi verso Pian di Balestra, dal quale si prende poi il sentiero per “Via degli Dei – Futa e Strada Romana”. In questo tratto infatti si inizierà a percorrere l’antico percorso romano, la Flaminia Militare, un patrimonio unico delle nostre montagne datato 187 a.C., che si incontrerà più volte durante l’arrivo a Firenze. Poco dopo, attraverso alcune strade sterrate, si aprirà il primo paesaggio toscano, il Campo dei Grilli.

Campo dei grilli

Ancora molta salita, passando da Piana degli Ossi, per arrivare alle Banditacce, quasi 1200 m s.l.m, la quota più alta dell’intera Via degli Dei. Dopo alcuni minuti si raggiungerà invece il Poggiaccio, approssimativamente la metà dell’intero percorso tra Bologna e Firenze. La strada prosegue poi in discesa per gettarsi sulla strada asfaltata di fronte al Cimitero Militare tedesco del Passo della Futa.

È molto bello pensare che durante la Via degli Dei incontrerete sia il Cimitero che ricorda le vittime tedesche, sia passerete a pochi km da Marzabotto, luogo simbolo della strage di civili italiani della Seconda Guerra Mondiale: è una grande forma di rispetto e una dimostrazione dell’assurdità della guerra“. Un signore sulla ottantina ci aveva avvertito così prima di salire a San Luca a Bologna, vedendoci carichi di 10 kg di zaino e armati di cartina della VDD. Aveva infatti ragione. Il cimitero germanico è posto su un colle e pieno di lapidi bianche con i nomi delle giovani vittime; da lassù una vista sulle montagne circostanti. Merita una visita e la breve sosta ripaga. Dal cimitero si può poi riprendere la strada asfaltata e imboccarsi su un sentiero per Monte di Fò, dove Camping il Sergente offre servizi di ogni genere per la fine di questa tappa di metà cammino, lunga circa 17 km.

Giorno 4: Monte Gazzaro-Sant’Agata-San Piero a Sieve

La mattina seguente dobbiamo percorrere qualche km per risalire sulla Via degli Dei, dato che il pernottamento a Monte di Fò consiste in una deviazione dal percorso per Firenze. Da lì si risalirà a Monte Gazzaro, 1100 m s.l.m., dopo il quale si passerà per il Passo dell’Osteria Bruciata. La leggenda vuole che un tempo gli osti addormentassero e cucinassero i viandanti fermi a pernottarvi, per poi darli in pasto la sera successiva ai nuovi pellegrini. Quando l’arcano fu scoperto, l’osteria fu bruciata. Oggi, al di là della leggenda horror, il luogo è un bivacco: si trova infatti una scatola con oggetti da scambiare in caso di necessità.

Faggeto dopo Monte di Fò

Dall’Osteria Bruciata inizia la discesa boschiva per Sant’Agata, primo paese toscano che si trova sul percorso. Per raggiungere Sant’Agata bisogna seguire il sentiero CAI 46, ma ci sono due diverse strade da poter percorrere. Ad un bivio infatti si può scegliere se arrivare diretti nel centro di Sant’Agata (uno dei pochi punti acqua di questa tappa), o se proseguire verso San Piero direttamente. Da Sant’Agata a San Piero tuttavia, ci sono comunque 7 km tra le colline toscane, sterrati e asfaltati, per grandissima parte sotto il sole. Nel centro di San Piero a Sieve ci sono B&B e hotel per pernottare, poco più avanti invece, direttamente sulla Via degli Dei, c’è il Camping Mugello Verde, che attraverso un cancellino privato, la mattina seguente, si collega direttamente al percorso.

Colline tra Sant’Agata e San Piero a Sieve

Giorno 5: Monte Senario-Fiesole-Firenze

L’ultima tappa è la più lunga: sono 36 km di cammino, per questo spesso divisi in due tappe, per godersi con calma l’arrivo nel centro di Firenze. Dopo San Piero si inizia subito a salire verso Trebbio, posto su un colle a circa 420 metri di altitudine, dal quale si possono ammirare le colline con altri borghi, ulivi e cipressi. Scesi per Tagliaferro, attraversando la strada asfaltata si continuerà a salire verso il Giogo, per poi arrivare al Convento di Monte Senario. Seguendo la strada per un po’ asfaltata e un po’ sterrata si attraverserà Poggio Capanne (foto di copertina) per arrivare a Vetta le Croci: qui i panorami sono mozzafiato e si può già godere della vista su Fiesole e, in lontananza, anche di Firenze.

Deviando il percorso su strada asfaltata si può arrivare ad Olmo, possibile luogo di sosta, siamo a circa metà della tappa. Dopo Vetta le Croci si trova invece l’ultima dura salita dell’intera Via degli Dei, fino a Il Pratone, a 700 m s.l.m, dopo il quale si scende verso Fiesole. Il comune è fornito di ogni servizio e una sosta per godersi la vista di Firenze è più che meritata. Piazza della Signoria dista a questo punto soltanto 8 km, da percorrere con una ripida discesa asfaltata. Si entra a Firenze da Campo di Marte e dopo mezz’ora di cammino per il centro si arriva finalmente a Piazza della Signoria.

Vista su Firenze da Fiesole

Dopo 130 km, un respiro per riprendere fiato e un sorriso per la soddisfazione. Piedi e spalle che non si sentono più dal dolore e la voglia di ripartire il giorno dopo.

Buon cammino a tutti.

PHOTO CREDITS: Greta Magazzini

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