studio virus influenza

In questi giorni, è stato identificato il virus influenzale di specie A dalla Prof.ssa Flora De Conto e dalla Prof.ssa Maria Cristina Arcangeletti nei Laboratori di Virologia Molecolare e Virologia Isolamento agenti virali, diretti dalla Prof.ssa Adriana Calderaro, Direttore della Scuola di Specializzazione in Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma. 

L’Azienda Ospedaliero-Universitaria parmense si conferma protagonista nello studio dei virus influenzali grazie anche all’utilizzo di tecnologie molecolari avanzate e metodi colturali convenzionali. Solo così si è potuto diagnosticare, in modo rapido, una infezione da virus influenza A da un aspirato naso-faringeo di un bambino di 9 mesi ricoverato nel reparto di Pediatria – Sezione Infettivi. Il ricovero era avvenuto il giorno prima e il bambino presentava dei sintomi, come febbre e difficoltà respiratorie, riferite a una generica affezione dell’apparato respiratorio per cui non era stato formulato un sospetto clinico di influenza. Nello stesso campione biologico dello stesso paziente è stato anche identificato Rhinovirus, agente responsabile del raffreddore comune, documentando un’infezione mista dai due virus.

Ogni anno, le infezioni causate da virus influenzali raggiungono i 3-5 milioni di casi, anche gravi, ripartiti tra le categorie maggiormente a rischio come bambini, persone anziane e individui affetti da malattie cardiache e respiratorie croniche. Questo perché i virus influenzali hanno una elevata variabilità: i mutamenti sono legati al loro genoma segmentato e alle possibili trasformazioni all’interno degli stessi segmenti genomici, o addirittura allo scambio di alcuni di essi tra ceppi virali diversi che favoriscono la nascita di virus “nuovi”, responsabili di quadri clinici molto severi e spesso mortali. La variabilità del virus influenza è rilevante soprattutto se riguarda le maggiori proteine virali di superficie (denominate con le iniziali “H” per emoagglutinina e “N” per neuraminidasi), che esistono in diverse combinazioni nella specie umana e in tante altre specie di mammiferi e uccelli; quelle attualmente circolanti nell’uomo sono H1N1 e H3N2, con fluttuazioni annuali della loro presenza.

Il virus influenza A, identificato presso l’Unità di Virologia, appartiene al sottotipo H3 di emoagglutinina (verosimilmente associato al sottotipo N2 di neuraminidasi). Questo è uno dei sottotipi, insieme ad H1, che circolano da anni nell’uomo anche se la loro presenza è soggetta a diverse oscillazioni annuali. Ad esempio, secondo i dati di sorveglianza epidemiologica europea poi confermati anche dall’unità di Virologia, c’è stata una prevalenza di influenza A H3 nella stagione invernale 2016/2017; poi nel 2017/2018 si è avuto un cambio di tendenza con la prevalenza di A H1; infine nelle stagioni epidemiche invernali 2018/2019 e 2019/2020 è risultata una co-circolazione di entrambi i sottotipi.

L’aver identificato il virus influenza A durante questo periodo dell’anno dimostra, inoltre, che la diffusione di virus influenzali non è circoscritta solo alla stagione più fredda: è necessario, quindi, effettuare controlli puntuali e applicare metodi diagnostici sofisticati, che danno la possibilità di avere analisi più precise, rapide e accurate. Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda l’individuazione, nello stesso campione dello stesso paziente, di un secondo agente virale (Rhinovirus), poiché questa infezione non si associa solo al raffreddore.

Il fatto poter contare su strumenti all’avanguardia, sulla professionalità e l’esperienza pluriennale dell’equipe operante nella UO di Virologia, permette di avere numerosi vantaggi: la possibilità di fare diagnosi di laboratorio accurate e rapide di agenti virali dell’apparato respiratorio; mettere in evidenza anche possibili co-infezioni, poiché esiste una possibilità di cooperazione tra virus, anche geneticamente non correlati, con possibile aggravamento dei quadri clinici connessi. Questi sono risultati dovuti alla continua attività di ricerca del Centro, condotta sugli stessi virus, che mantiene un impegno scientifico documentato da pubblicazioni su prestigiose riviste scientifiche. La più recente è relativa al primo caso di isolamento del virus Sars-CoV-2 da un lattante del quale è in corso il sequenziamento genico.

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