virus sinciziale nei bambini

All’emergenza Coronavirus, si sta affiancando – nelle ultime settimane – anche l’epidemia da virus respiratorio sinciziale. “Con la pandemia c’è stato un fenomeno di interferenza virale, in cui il Sars-CoV2 ha preso il sopravvento e ha dominato l’intero anno. Ora, stanno ricomparendo gli altri virus che non si sono visti nell’ultimo anno e mezzo, in particolare il vrs e i virus influenzali. Per cui, la prima raccomandazione è di vaccinarsi quanto prima contro l’influenza”. A dirlo è Susanna Esposito, Professore ordinario di Pediatria e Direttore della Clinica Pediatrica all’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma. Se con il Covid la situazione sembrava quasi essere sotto controllo anche grazie alle norme di sicurezza: lockdown, distanziamento, mascherine e lavaggio delle mani, adesso il panorama sta cambiando in quanto non ci sono solo bambini e lattanti con meno di 12 mesi ricoverati per bronchiolite virus sinciziale ma anche bambini di 2-3 anni con polmonite associata ad insufficienza respiratoria acuta causata da questo virus.

A Parma e provincia nell’ultimo mese sono più di 100 bambini ricoverati all’ospedale per bronchiolite, malattia che colpisce prevalentemente i bambini al di sotto dei 10-12 mesi e determina una parziale occlusione dei bronchi e un’insufficienza respiratoria. Per virus respiratorio sinciziale (VRS) si intende “un virus che interessa le vie respiratorie. Si tratta di un virus che noi pediatri conosciamo molto bene”, ci ha riferito la prof.ssa Susanna Esposito. Quest’anno il VRS ha anticipato i tempi, considerato che il periodo “tradizionale” era dalla fine di dicembre a marzo. Ma “è sbagliato parlare di influenza, in quanto si tratta di un’infezione differente caratterizzata da una rinite e tosse – commenta ancora la prof.ssa Esposito, – Difficoltà a respirare con rientramenti al giugulo o intercostali e difficolta ad alimentarsi, sono i sintomi d’allarme”. Se, nel bambino si verificano difficoltà a respirare, una riduzione nell’alimentazione e interruzione del respiro, è opportuno contattare il proprio pediatria e, nel caso di bambini con meno di 3 mesi, recarsi in ospedale. I sintomi compaiono dopo 2-6 giorni dalla trasmissione del VRS, che si trasmette da persona a persona, attraverso il contatto con le secrezioni respiratorie e la saliva infetta, ma anche tramite starnuti o colpi di tosse proveniente da una persona infetta.

Il VRS colpisce tutti i bambini, ma i soggetti maggiormente a rischio di forme grave sono quelli nati prematuri, quelli che hanno malattie respiratorie croniche polmonari, cardiopatie congenite, immunodepressione, malattie neuromuscolari e sindrome di Down. A tali soggetti può essere prescritto un anticorpo monoclonale, che si chiama Palivizumab, e che viene somministrato per via intramuscolare mensilmente durante il periodo di circolazione del VRS, con l’obiettivo di prevenire l’infezione gravi in pazienti a rischio di complicanze nei primi 12-24 mesi di vita. Essendo una terapia sintomatica, il VRS non ha una cura specifica, e non vi è ancora nessun vaccino, anche se sono in fase di studio vaccini per la gravidanza e un nuovo anticorpo monoclonale a lunga durata di azione, “che dovrebbe essere disponibile nel 2023, e che potrà essere interpretato come una vaccinazione, cioè come una misura preventiva estesa a tutta la popolazione pediatrica nel primo anno di vita prima dell’inizio della circolazione virale”.

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