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Vita di coppia: ecco come scegliamo il nostro partner; siete d'accordo?

di Valeria Dallasta
psicologa Psicoterapeuta Sistemico Relazionale
Servizio di Psicologia di Borgotaro

Tutto è permesso in amore e in guerra. E il matrimonio è tutt’e due

Warkentin
1961

Come mai scegliamo una persona piuttosto che un’altra? Le risposte potrebbero essere molteplici “per l’aspetto fisico, il carattere, la personalità, …mi piace il suo modo di pensare, il suo comportamento, …”, e così via, potremmo proseguire e scoprire che ognuno di noi darebbe probabilmente risposte differenti.

Ma ancor prima che parlare della scelta del partner dovremmo forse chiederci perché si sceglie un partner? … “per una serie svariata di motivi”.

Alcuni motivi potrebbero essere di carattere utilitaristico (come un vantaggio economico) mentre altri potrebbero derivare da una pressione sociale (“così non mi sento a disagio perché non sono accoppiato”).

In realtà i motivi principali sono legati ad alcuni bisogni fondamentali dell’uomo che si esprimono attraverso i suoi schemi motivazionali quali quello dell’attaccamento-accudimento e quello sessuale. Il primo è legato alla ricerca di sicurezza e in questo caso spesso il “collante” del legame sembra essere la paura della solitudine, di trovarsi senza una figura di riferimento alla quale ricorrere in caso di bisogno.

Il secondo è legato alla conservazione della specie attraverso la funzione riproduttiva.

In ogni caso il requisito indispensabile è l’esistenza di una fiducia di base nei confronti della persona con la quale viene stabilita la relazione.

A questo scopo diventa determinante la qualità del legame che si è creato con chi originariamente si è preso cura di noi, in particolare cioè con le figure genitoriali.

Quanto più è stata soddisfacente la relazione originaria, tanto più si potrà sviluppare un atteggiamento di fiducia nei confronti delle nuove relazioni. Quanto più quella è stata ambivalente ambigua e scarsamente soddisfacente riguardo ai bisogni personali fondamentali, tanto più si osservano comportamenti ambigui, ambivalenti o evitanti da parte di chi ha avuto questo tipo di esperienza.

La scelta del partner è inoltre una strana mescolanza tra quello che viene definito “mito familiare”, il conseguente “mandato familiare” (ruolo o compito più o meno esplicito assegnato a ciascun membro della famiglia) e la ricerca di soddisfacimento di bisogni più strettamente personali.

Il prevalere dell’uno o dell’altro dipende non solo dalla forza relativa di ciascuno di essi, ma anche dal tipo di relazione esistente con la famiglia di origine.

Quando il mito familiare prevale sui bisogni individuali, la spinta a realizzarlo è tale da sostenere la convinzione che esso esprima il tipo di legame più idoneo a soddisfare le esigenze personali. Viene quindi prestata più attenzione alle caratteristiche esteriori, al ruolo, alla posizione sociale, ai comportamenti del potenziale partner, corrispondenti alle aspettative presenti nel “mandato”, diventando secondario il fatto che il legame possieda o meno effettivamente quella qualità di sicurezza di cui si va in cerca.

Può però accadere che ci sia una ribellione più o meno cosciente al mandato familiare e così assistiamo alla scelta di un partner con caratteristiche opposte a quelle da esso previste. Ciò dovrebbe avere una funzione liberatoria rispetto a una serie di vincoli affettivi e relazionali sentiti come limitanti per la libertà personale, anche se spesso le aspettative sul piano affettivo rimangono comunque insoddisfatte.

Si può ritenere che la scelta del partner sia espressione di un gioco estremamente sottile e sofisticato, basato su un gioco di “vuoti” e di “pieni” che proprio attraverso la loro interazione dinamica permette che il rapporto prosegua ed evolva o, viceversa, si interrompa.

L’esperienza quotidiana sembra comunque indicare che, quanto più le relazioni nella famiglia di origine sono prive di elementi conflittuali irrisolti, tanto più la scelta del partner è “libera” nel senso che i vincoli e la necessità di legarsi a un “particolare” tipo di partner sono molto meno pressanti.

Abbiamo visto quali elementi permettono il “riconoscimento” del futuro partner, ma quali elementi contribuiscono a mantenere il legame a scelta compiuta? Questi ultimi sembrano, almeno in parte, collegati al problema dell’appartenenza e della separazione.

La relazione si sviluppa proprio attraverso continue ridefinizioni o conferme delle reciproche aree di appartenenza e di separazione. Un’unione è tanto più salda e più matura quanto più si è coscienti delle aree di separazione che ci differenziano dall’altro e si è in grado di accettarle.

Unione e separazione sembrano procedere di pari passo e svilupparsi in un processo circolare. Ci si separa nella prospettiva di nuove unioni, lungo cicli storici in cui ogni unione e ogni separazione successiva dovrebbero essere più differenziate rispetto a quelle precedenti. Non ci si può unire in un modo più soddisfacente se prima non ci si è separati da un rapporto in cui ciascuno dei partecipanti non è in grado di riconoscere il proprio spazio personale. La separazione è in realtà un processo che può durare anche gran parte o tutta la vita senza mai essere portato a termine

Andolfi, Angelo, 1987

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