“Parma è una città di grande cultura.” Quante volte abbiamo sentito questa frase? Quante volte ascoltando queste parole ci siamo sentiti orgogliosi di far parte di questo territorio? L’obiettivo di questa rubrica è rendere omaggio agli uomini e alle donne che hanno dato un contributo gigantesco per far sì che questa città diventasse un patrimonio culturale di portata mondiale, fino a farla diventare la Capitale della Cultura. Persone che hanno lasciato impronte fondamentali nella storia di Parma e d’Italia e che devono essere ricordate e raccontate per far sì che queste impronte diventino sempre più indelebili.

Alberto Bevilacqua: lo scrittore che conquistò il cinema

Alberto Bevilacqua nasce a Parma il 27 giugno del 1934. Il padre, Mario, era un aviatore acrobata dell’aria che in seguito venne radiato per aver partecipato alle avventure militari e aeronautiche di Italo Balbo. Fin da giovane Alberto dimostra una marcata passione per la letteratura: a 20 anni scrive il suo primo romanzo chiamato “La polvere sull’erba”, pubblicato, però, nel 2000. Soltanto negli anni 50′, su consiglio di Mario Colombo Guidotti – all’epoca responsabile di una rivista letteraria in un’uscita con la Gazzetta di Parma -, comincerà a pubblicare alcuni suoi scritti. Esordisce come poeta nel 1961 con “L’amicizia perduta”.

Il successo internazionale per Bevilacqua arriva nel 1964 con la pubblicazione del celebre “La Califfa”, diventato poi, nel 1970, un film da lui stesso diretto e interpretato da Ugo Tognazzi e Romy Schneider. La storia narra di un ex operaio divenuto imprenditore che si innamora di una vedova di un suo dipendente ucciso durante uno sciopero. Nel 1966 la fama di Bevilacqua aumenta ulteriormente vincendo il premio Campiello per il romanzo “Questa specie d’amore”. Il successo dell’opera non si ferma però alla sola letteratura: anche in questo caso Alberto è il regista della trasposizione cinematografica (datata 1972) per la quale vincerà il David di Donatello come miglior film.

Oltre ad esser stato un premiato regista, Bevilacqua – sempre nell’ambito cinematografico – è stato anche un ottimo sceneggiatore: nel 1963 scrive la sceneggiatura de “I tre volti della paura”, film diretto da Mario Bava e ricordato come uno dei capolavori del cinema horror italiano, apprezzato anche da registi del calibro di Quentin Tarantino e Roman Polanski. Due anni più tardi, nel 1965, il binomio Bava-Bevilacqua si ripeté nella pellicola “Terrore nello spazio”, un film di fantascienza che, nonostante non ebbe particolare risonanza, ispirò numerosi registi tra i quali Ridley Scott.

Successo internazionale e tematiche affrontate

I libri e le opere dell’intellettuale parmigiano sono stati tradotti in numerose parti del mondo: dai più svariati paesi europei agli Stati Uniti, dal Brasile fino alla Cina e il Giappone. Nella produzione di Bevilacqua un tema onnipresente – predominante nel già citato “Questa specie d’amore” – è il richiamo della realtà e della quiete della provincia parmigiana, la sua terra natale, in netto contrasto con la vita caotica e impegnata a Roma, città nella quale si era trasferito. Altre tematiche ricorrenti nelle sue opere sono la passione amorosa e le atmosfere liriche, visionarie e fantastiche, le quali prendevano forma con uno stile denso e non estraneo da alcuni sperimentalismi linguistici.

Oltre ad essere scrittore, poeta, sceneggiatore e regista, Bevilacqua è stato anche un grande giornalista e critico televisivo, carica che ha ricoperto a lungo all’interno del Corriere della Sera. Il suo successo gli ha permesso di ricevere i più grandi premi letterari italiani: oltre al già citato premio Campiello vinto nel 1966 per “Questa specie d’amore”, nel 1968 si aggiudica il premio Strega per “L’occhio del gatto” e nel 1972 il premio Bancarella per “Un viaggio misterioso”, successo bissato nel 1991 con “I sensi incantati”. Nel 2010 sette suoi romanzi sono stati inclusi nel volume de “I Meridiani” a lui dedicato.

Il 26 gennaio 2013 viene ricoverato alla clinica privata Villa Mafalda di Roma per il peggioramento di uno scompenso cardiaco da cui era stato colpito l’ottobre precedente. Le condizioni, apparse subito critiche a causa di una presunta infezione alle vie respiratorie, si erano successivamente stabilizzate. La compagna e attrice Michela Miti presentò un esposto alla Procura di Roma, in quanto lo scrittore sarebbe stato trattato “come un ostaggio” dalla clinica, colpevole, secondo la compagna, di non averlo trasferito in una struttura pubblica. In seguito il pm della procura romana aprì un fascicolo d’inchiesta nei confronti della clinica Villa Mafalda. Alberto Bevilacqua muore a Roma il 9 settembre 2013 all’età di 79 anni. È sepolto nel cimitero della Villetta a Parma.

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