Lucchi: “In Italia non c’è più pluralismo nell’informazione”
“Manca il pluralismo, tutti legano l’asino dove vuole il padrone; io mi ribello”: il Sindaco di Berceto scrive all’avvocato Marcello Mendogni e all’Ordine dei Giornalisti
“Manca il pluralismo, tutti legano l’asino dove vuole il padrone; io mi ribello“: il Sindaco di Berceto scrive all’avvocato Marcello Mendogni e all’Ordine dei Giornalisti
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Luigi Lucchi ha presentato un esposto all’avvocato Marcello Mendogni del Foro di Parma per affrontare la tematica del pluralismo dell’informazione. Secondo il Sindaco di Berceto, che scrive anche all’Ordine dei Giornalisti, in Italia oggi è venuta a mancare la libertà di stampa. Non tanto a livello di censura, quanto a predominanza di alcune case editrici e gruppi editoriali.
Lucchi chiede all’avvocato Mendogni di “porre fine al mio disagio riguardo la stampa, in Italia. Sono convinto infatti che a livello Nazionale esista, da parte di alcuni gruppi editoriali una posizione dominante che influisce sulla scelta editoriale e politica dei giornali riducendo, notevolmente, il pluralismo dell’informazione“.
I motivi del disagio, peraltro già manifestato da tempo in Lucchi, sono aumentati con la campagna per il refrendum costituzionale. “Voto ‘No’“,commenta Lucchi. “Questa mia scelta, vedendo lo schieramento della quasi totalità delle testate giornalistiche in favore del ‘Si’, mi ha portato a scegliere altri giornali. Solitamente leggevo La Stampa, ora mi indirizzo verso Il Fatto Quotidiano e Il Manifesto“.
Tra i due Lucchi comunque preferisce Il Fatto Quotidiano “nonostante i disagi che provo ogni volta ad acquistarlo. Come socialista, libertario, garantista, infatti, non mi sono mai trovato con i pensieri, gli ideali, la politica dei giornalisti di questo quotidiano fatta esclusione per Massimo Fini. Non ho cambiato idea e neppure, da quanto leggo, hanno cambiato idea i giornalisti del Fatto“.
“C’è consonanza – continua Lucchi – solo per le scelte editoriali sul referendum Costituzionale. Anch’io considero mortale per il nostro Paese se vince il ‘Si’. È molto triste, per me, arrivare a considerare la stampa italiana schierata, prevalentemente, con il Governo. Schierata, nella quasi totalità, per il SI al referendum Costituzionale“.
“Mi chiedo se l’Ordine dei giornalisti ha fatto tutto quanto è necessario per evitare concentrazioni editoriali che portano a ridurre, al lumicino, il pluralismo dell’informazione“
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Sono questi i presupposti fondamentali per i quali Lucchi sente la mancanza del pluralismo. Il rapporto di Lucchi con i giornali inizia nel 1970, quando al primo anno di superiori, acquistò il suo primo giornale. “La maggior parte dei miei compagni di scuola non lo acquistava e leggevano, prevalentemente, Tuttosport. Io, in onore di Enrico Mattei, che consideravo un grandissimo benefattore dell’Italia, leggevo Il Giorno“.
A diciassette anni, dopo l’iscrizione al Partito Socialista, Lucchi ha iniziato a leggere anche L’Avanti. “Infervorato dalla rivoluzione dei garofani, del Portogallo, aspettavo, con trepidazione l’uscita di Repubblica. Il 14 gennaio del 1976 ho provato emozioni fortissime nell’acquistare, tenere tra le mani, sfogliare, il primo numero di Repubblica. Ricordo che in prima pagina c’era una foto della Fiat 500. Ho letto con passione e perfino distribuito, questo giornale, insieme all’Avanti tanto condividevo la linea editoriale“.
Deluso poi dalla campagna elettorale a favore di De Mita nel 1983, smette di acquistare il giornale di Scalfari. “Da allora, come lettore seriale, ho vagato per diverse testate ma solo nel 2008 sono tornato ad avere il mio quotidiano di riferimento: La Stampa. Le modifiche apportate alla proprietà mi hanno indotto a non acquistare più questo giornale. Obbligandomi a scegliere Il Fatto come male minore“.
La richiesta di Lucchi: “Ripristinare il pluralismo“
“Alla fine della campagna referendaria – prosegue Lucchi – non saprei che giornale leggere. Il mio acquisto quotidiano di un giornale Nazionale non potrà continuare ad essere Il Fatto. Mi chiedo se l’Ordine dei giornalisti ha fatto tutto quanto è necessario per evitare concentrazioni editoriali che portano a ridurre, al lumicino, il pluralismo dell’informazione“.
“Mi chiedo – conclude – che pericoli si corrono, in Italia, nel trovarsi in questa condizione con la carta stampata. Mi chiedo se sussiste il rispetto dell’attuale Costituzione. Le chiedo, signor avvocato, se è necessario fare qualche azione legale. Qualche esposto per contribuire a ripristinare il pluralismo dell’informazione almeno tra le testate giornalistiche. Un Paese, infatti, non può avere crescita civile e Democratica senza il contributo, fondamentale, dell’informazione“.

