Sputi e insulti sull’autobus: il volto nascosto della Parma che non ci piace | EDITORIALE

È successo ieri mattina sul 12 di Panocchia diretto a Parma, coinvolto un autista Tep e due ciclisti: sono volati insulti e sputi dopo alcune manovre pericolose

PARMA | Un’accelerazione improvvisa dell’autobus, un sorpasso estremo e due ciclisti che si vedono sfiorare dall’imponente autosnodato rosso. È iniziato da qui l’episodio a cui ho assistito ieri mattina a bordo dell’autobus numero 12 che effettua il tragitto Panocchia-Parma. Il seguito è una sequela di insulti inauditi culminati con uno sputo: questo è la parte violenta di una Parma che non ci piace. L’altra faccia della medaglia di una città che è in grado di offrire un vasto patrimonio culturale e che spesso è stata indicata come una delle città più vivibili al mondo.

Due ciclisti appaiati, come se ne vedono tanti sulle nostre strade, ieri percorrevano via Martinella in direzione Campus. L’autobus numero 12 sul quale ero a bordo ha accelerato alla loro vista, l’autista li ha prontamente raggiunti ed ha azionato il clacson. Una. Due. Tre volte. I due non si sono spostati ed è iniziato il sorpasso. La velocità è sembrata subito troppo elevata per un mezzo a due scompartimenti, molto lungo e ingombrante. Dal finestrino ho visto sfrecciare il mezzo a pochissimi centimetri dai due ciclisti, che nel frattempo si erano incolonnati. Il terrore nel volto per essere stati sfiorati dall’autosnodato. Da lì le degenerazioni seguenti. Insulti da una parte e dall’altra durante le diverse fermate prenotate dagli increduli passeggeri.

Sulla rotonda del Campus un’altra manovra decisamente pericolosa. Imbocco di via Langhirano, i ciclisti nel frattempo tonati in testa all’autobus tentano l’immissione e l’autista stringe la curva al massimo per non lasciarli passare. I centimetri questa volta si trasformano in millimetri. Di nuovo una richiesta di fermata. E poi lo stop. Nuovi insulti da parte dei ciclisti, che prima di sfrecciare verso via Montanara si lasciano scappare un “figlio di …” verso l’autista. L’autobus riparte con veemenza e li raggiunge in un battibaleno: finestrino abbassato e sputo verso i corridori. Altre urla di insulti fino a quando le strade non si separano. Alla scena hanno assistito una decina di passeggeri tra l’incredulità e lo sgomento, testimoni di dieci minuti di follia.

Questo è il volto nascosto della Parma che non ci piace. Il volto di una violenza sociale che ormai troppo spesso culmina in episodi simili che, forse, solo per fortuna non si tramutano in vere e proprie disgrazie. Una violenza che permea il tessuto sociale in maniera palpabile. Si respira nell’asprezza degli scontri verbali, nel nervosismo del traffico quotidiano e sempre più spesso nella cronaca giornalistica. In pochi giorni siamo passati dai maltrattamenti subiti dai bambini di Colorno ad opera di due maestre ad un inseguimento in stile Hollywood sulle strade della prima periferia. Per non parlare dei pesanti insulti e dello sputo finale.

Chicche che la nostra città non ha sicuramente inserito nel curriculum per aggiudicarsi il titolo di Capitale della Cultura italiana 2020. Episodi che non vorremo mai raccontare ma che per dovere di cronaca non possiamo tacere, opponendo lo sguardo ad una Parma che non riconosciamo.

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