Elezioni, Davide Zanichelli (M5S):”Per Parma infrastrutture sostenibili, posti di lavoro e turismo diffuso”

Elezioni, Davide Zanichelli (M5S):"Per Parma infrastrutture sostenibili, posti di lavoro e turismo diffuso"

Mancano ormai pochi giorni alle elezioni del 25 settembre. La campagna elettorale è entrata nel vivo, formalmente, a metà agosto, ma ormai fin da quando il Governo Draghi è arrivato al capolinea politici e media hanno iniziato a parlare dei loro temi di forza. Crisi energetica, lavoro precario, diritti civili, immigrazione: gli argomenti principali della scena politica rimbalzano tra un candidato all’altro, ma che cosa pensano i candidati a Camera e Senato che sono più a stretto contatto con il territorio? Come recepire le esigenze locali per portali nel dibattito pubblico nazionale?

Inizia oggi quindi, con il primo appuntamento, l’insieme delle interviste organizzate con i candidati alla Camera e al Senato nel collegio uninominale di Parma. Il primo ad aver spiegato le mosse del suo partito a Roma e le istanze territoriali da portare, eventualmente, in Parlamento, è Davide Zanichelli, già deputato del Movimento 5 Stelle, eletto alle elezioni del 4 marzo 2018 nella circoscrizione Emilia-Romagna 4-04. La sua volontà è quella di continuare a lavorare alla Camera, proseguendo fermamente da dove si è interrotto il Governo Draghi, la cui famigerata Agenda “non è scritta da nessuna parte” e soprattutto “non prevede alcuna misura di contrasto efficace al caro bollette e all’inflazione che colpiscono le famiglie e le piccole imprese“. Combattere il caro energia, il lavoro precario e la malavita organizzata sono quindi le priorità che i pentastellati cavalcano, mentre sul parmense, afferma Zanichelli, occorrerà come prima istanza porre attenzione (e investimenti) sulla realizzazione di infrastrutture sostenibili.


L’Italia a metà luglio ha affrontato una complicata crisi politica, che ha portato alla caduta del Governo Draghi e alla convocazione delle elezioni anticipate per rinnovare i parlamentari di Camera e Senato. Dal suo punto di vista, e da quello del suo partito, come giudica l’accaduto? Quali punti dell’Agenda Draghi vorrebbe portare avanti? Che opinione ha dell’operato del Governo Draghi?

Non abbiamo votato il Decreto Aiuti alla Camera e in Senato (non partecipando al voto) perché abbiamo ritenuto un errore inserire la norma sull’inceneritore. Ma non è per questo che Draghi si è dimesso, né la nostra non partecipazione al voto può essere considerata la causa della crisi di governo. All’ultimo voto in Parlamento, infatti, Draghi aveva incassato la maggioranza assoluta con 172 voti favorevoli e 39 contrari. Non solo: il M5S non ha mai votato contro la fiducia, contrariamente a quanto sostenuto da molti.

Draghi s’è dimesso dunque di sua volontà, a mio avviso perché non intendeva gestire la crisi sociale in arrivo e perché interessato ad altre cariche. Non gli era riuscita l’elezione al Quirinale a gennaio ed è possibile che aspiri ad un ruolo nella Nato, il che spiegherebbe anche l’orientamento bellicista del suo governo.

L’Agenda Draghi non è scritta da nessuna parte. Ma, se guardiamo all’operato del premier uscente come parametro per immaginare questa agenda, essa non prevede alcuna misura di contrasto efficace al caro bollette e all’inflazione che colpiscono le famiglie e le piccole imprese, specialmente quelle del settore delle ristrutturazioni edilizie messe in difficoltà dai continui cambiamenti al Superbonus. Il M5S dalla primavera scorsa ha posto queste questioni politiche urgenti e le ha formalizzate nei 9 punti presentati a luglio, ma Draghi si è rifiutato di prenderli in considerazione. Ha preferito dimettersi piuttosto che affrontare i problemi.

Nella campagna elettorale, ormai entrata nel vivo, ogni partito dà precedenza ad alcuni temi piuttosto che ad altri. Quali sono quindi secondo lei le tre priorità che l’Italia deve affrontare?

Innanzitutto, la questione energetica. Nell’immediato è necessario intervenire sul caro bollette per sostenere famiglie e imprese, finanziando tali aiuti con la tassazione degli extraprofitti delle società che hanno guadagnato cifre enormi sfruttando l’emergenza pandemica e bellica. Se ciò non dovesse bastare, si potrebbe anche ricorrere ad un mirato scostamento di bilancio come fatto in pandemia da Giuseppe Conte. Chiaro è che se il governo fosse intervenuto quando abbiamo lanciato l’allarme sarebbe stato meglio, ma in quei mesi gli altri partiti, dal PD a FdI, erano concentrati solo sul riarmo.
Sul lungo periodo, invece, serve perseguire l’indipendenza energetica a partire dalle fonti rinnovabili e dalle tecnologie per l’immagazzinamento come quelle legate all’idrogeno: in Pianura padana abbiamo 90mila morti l’anno per patologie connesse all’inquinamento, non possiamo perdere altro tempo.

La seconda priorità è l’agenda sociale e la lotta al precariato. Se in Italia si fanno pochi figli è perché per molti giovani è impossibile progettare un futuro, a causa del precariato dilagante determinato da una concorrenza al ribasso sul costo del lavoro. Lo Stato deve assumere un ruolo di garanzia per difendere i posti di lavoro e tutelare le giovani generazioni contrastando i contratti precari e gli stipendi da fame. Ecco perché da tempo insistiamo per l’introduzione del salario minimo legale a 9 euro lordi all’ora.

La terza priorità è il contrasto alla malavita organizzata, un tema assente dal dibattito politico ma non dall’agenda del M5S che ha infatti candidato vere e proprie punte di diamante della lotta antimafia: l’ex Procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, Roberto Scarpinato, che ha fatto parte del pool antimafia con Falcone e Borsellino e Dario Vassallo, medico e fratello di Angelo, il sindaco ucciso il 5 settembre 2010 dalla Cosa Nostra.

Nel caso venisse eletto alla Camera dei Deputati, quali sono le tre istanze che cercherebbe di portare in Parlamento riguardanti Parma e il suo territorio?

La prima istanza riguarda la realizzazione e manutenzione di infrastrutture sostenibili. Troppe strade e ponti già esistenti non sono stati mantenuti in buono stato o ricostruiti: parlo per esempio del Ponte di Colorno, che va rifatto. Altre infrastrutture intelligenti vanno realizzate al più presto, penso al raddoppio della ferrovia Pontremolese. Diciamo no, invece, a infrastrutture come l’autostrada TiBre, dato che il corridoio verso il Brennero dev’essere ferroviario e non su gomma, e nemmeno uno scalo cargo per l’Aeroporto Verdi, un progetto altamente inquinante e per niente funzionale all’economia del territorio, fatta di meccanica e di agroalimentare a stagionatura, che non hanno bisogno di costosi trasporti aerei, inquinamento e distruzione del microclima.  

Il secondo tema è la difesa e creazione di posti di lavoro promuovendo la formazione e la ricerca scientifica e tecnologica, a difesa delle eccellenze di un territorio che, ricordiamolo, non è solo Food Valley ma fa anche parte della Motor Valley. I settori ad alto valore tecnologico vanno valorizzati, poiché generano posti di lavoro di qualità capaci anche di resistere meglio alle turbolenze dei mercati.

Infine, occorre puntare su settori strategici come il turismo diffuso, specialmente legato all’agroalimentare di qualità e all’offerta culturale. Un settore che può generare nuove imprese e contribuire a perseguire il miglioramento e la tutela del patrimonio culturale e naturalistico del Ducato. Un esempio da seguire è quello delle risorse sbloccate per i Comuni della Via Francigena, cui ho contribuito con un’intensa attività parlamentare. Queste sono le vocazioni del Parmense, non certo l’estrazione mineraria a Corchia o nuovi poli logistici che portano traffico e inquinamento, minacciano l’agroalimentare e offrono posti di lavoro a basso valore aggiunto.

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