Il “No” stravince, Renzi “Sì” dimette; gli umori post voto
Vittoria netta del “No”, scarto di 20 punti percentuali e affluenza record; Renzi presenta le dimissioni in conferenza stampa – Tutte le reazioni della politica
Vittoria netta del “No”, scarto di quasi 20 punti percentuali e affluenza record; Renzi presenta le dimissioni in conferenza stampa – Tutte le reazioni della politica
L’Italia dice “No” al referendum costituzionale e il Premier Matteo Renzi si dimette ammettendo il fallimento personale. Si può sintetizzare così la giornata di ieri, che ha visto un’affluenza abbastanza alta per un referendum: il 68,48% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne. Forte partecipazione che si è scagliata nettamente contro il Presidente del Consiglio, primo sostenitore del “Si” e “unico responsabile del fallimento“, come lui stesso si è definito.
Il risultato è stato netto. 60% a favore del “No” e 40% a favore del “Si”. Solo tre Regioni su 21 hanno approvato favorevolmente la riforma: Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Toscana.
Una bocciatura sonora alla riforma Boschi-Renzi che, come già anticipato, è costata sconfitta e dimissioni al Presidente Renzi. “Questa riforma – ha detto il Premier – è stata quella che abbiamo portato al voto, non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi. Come era chiaro sin dall’inizio l’esperienza del mio governo finisce qui. Nel pomeriggio riunirò il consiglio dei ministri e poi salirò al Quirinale per consegnare al presidente della Repubblica le dimissioni“.
Le reazioni della politica italiana non si sono fatte attendere
I primi ad esternare il proprio pensiero sono stati i leader del centro destra. Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno parlato di proporre imminenti elezioni. “Non serve un altro governo per fare la legge elettorale – ha detto Giorgia Meloni –, si può fare una legge nelle poche settimane in cui Renzi fa gli scatoloni. Noi vogliamo andare al voto“. A ruota Matteo Salvini, Segretario Nazionale della Lega Nord, che si è detto pronto “a dare un’alternativa al Paese, perché l’opzione Renzi gli italiani l’hanno rottamata. Per il centrodestra si apre una stagione di responsabilità e di possibile vittoria“.
Il Movimento 5 Stelle da domani inizierà a preparare un futuro governo. Sia da Beppe Grillo che dal Vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, sono giunti appelli in questo senso. In particolare Grillo, sul suo blog, ha parlato di andare al più presto al voto. “La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c’è già: l’Italicum – ha scritto il leader M5S. Dalla prossima settimana inizieremo a votare online il programma di governo e in seguito la squadra di governo“.
La reazione di Forza Italia è cauta, soprattutto sulla questione legge elettorale. “Spetta a fronte del no l’onere della riforma elettorale? Non è così – ha fatto sapere Renato Brunettea. L’onere spetta al Parlamento, a tutte le forze politiche, a maggioranza e opposizione. Noi vogliamo che riforma sia fatta da tutto il Parlamento, noi vogliamo una legge elettorale con il massimo consenso possibile“.
Il PD si è confermato molto diviso al suo interno
Diversi esponenti del Partito Democratico sono stati interrogati sul risultato. “Convocheremo gli ordini del partito – ha detto il Vicesegretario Lorenzo Guerini – nel giro di pochi giorni. Già nella giornata di martedì convocheremo una direzione nazionale“. Mentre la minoranza Dem ha rivendicato con Roberto Speranza di essere stata “nel giusto. Il risultato del voto ci ha dato ragione“. Uno dei maggiori esponenti sul fronte del “No” è stato Massimo D’Alema; ma ha specificato di non essere disponibile”per nessun incarico, lo farà una generazione nuova. Bisogna lavorare per ricostruire l’unità del Pd ma su basi nuove. Un certo disegno neo centrista, del partito della nazione, è stato battuto assieme alla proposta di riforma“.
“Il Capo dello Stato – ha proseguito D’Alema – darà l’incarico a una personalità che lavorerà per un governo necessario al paese. Si dovrà verificare il senso di responsabilità delle forze politiche. Credo che ci sia una maggioranza in Parlamento che non intenda favorire lo scioglimento delle Camere. Andare a votare ora sarebbe irresponsabile”. Mentre al Nazareno tutto tace e i volti sono piuttosto scuri.


