“Povere famiglie…e quella politica assente” – LETTERA AL GIORNALE

“Egregio direttore, solo la classe politica non conosce, o finge di non conoscere, le condizioni di vita delle nostre famiglie” – LETTERE AL GIORNALE

“Solo la classe politica non conosce, o finge di non conoscere, le condizioni di vita della nostre famiglie; è in corso una polarizzazione della ricchezza che la politica stessa alimenta quotidianamente”

Crisi economica, sociale e politica. La lettere di un nostro lettore scatta la fotografia di una società in cambiamento e sui possibili scenari per le nuove famiglie di giovani che cercano di inserirsi nel mondo del lavoro.

Egregio Direttore,

una famiglia su due non arriva a fine mese ed i giovani, per oltre il 40% non hanno un lavoro. Quindi, mentre le famiglie vanno impoverendosi, c’è chi lucra con l’erosione del welfare o non mettendo più in condizione di pagare i mutui precedenti “perché gli attuali vengono poco erogati”.

Le misure di austerità, l’assenza o la riduzione del reddito contribuiscono all’impoverimento sociale, abbassando il livello della qualità della vita per milioni di italiani. Per i giovani poi pagare l’affitto o il mutuo è diventato impossibile e allora per andare avanti c’è chi deve tornare indietro, sotto un unico tetto con genitori o suoceri.

Questo avviene per chi aveva provato a vivere fuori casa, senza quindi calcolare  che la richiesta del mutuo, le banche, non la prendono nemmeno in considerazione data la precarietà dei lavori a cui le persone sono relegate. Il lavoro per chi lo sta perdendo, per chi lo cerca e non lo trova, o lo trova solo precario, di pessima qualità, come accade a tanti giovani e tante donne, il lavoro come senso, dignità, strumento essenziale di integrazione sociale, deve diventare la priorità del Governo, delle forze economiche e sociali e di quanti hanno responsabilità Istituzionali.

Poi un provvedimento che modifichi la normativa sui voucher e che almeno limiti i settori nei quali possono essere utilizzati, limitando così lo “sfruttamento” di tanti lavoratori, donne e giovani. Di fronte alla gravità della situazione occupazionale del paese, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, è indispensabile un Patto sociale per lo sviluppo e la crescita incentrato sulla decontribuzione permanente per le assunzioni stabili, la detassazione degli investimenti in innovazione, ricerca e formazione, sbloccando tutto ciò che oggi è spendibile sul piano della costruzione di infrastrutture, reti digitali ed altre opere pubbliche.

Si deve affrontare il tema della disoccupazione e dell’inclusione sociale con una politica nuova di redistribuzione del reddito, poi con l’Europa per un nuovo sistema Paese, per un cambiamento radicale dello Statuto economico e dei vincoli troppo rigidi ai bilanci che bloccano oggi gli investimenti pubblici produttivi.

Tutto ciò affinché non avanzino i populismi, che sguazzano nella crisi e in questo stato di semi-paralisi in cui versano le nostre istituzioni e la nostra politica. La conseguenza è il ritorno di sentimenti che pensavamo di aver cancellato per sempre. Non odio e intolleranza e venti di guerra e di paura.

Rino Basili

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