Borghi del parmense, storie e segreti: Pietramogolana | l’OFFicina parmigiana
Uno sperone brullo e pronunciato svetta sulla Val Taro: è Pietramogolana; oggi resta solo il…
Uno sperone brullo e pronunciato svetta sulla Val Taro: è Pietramogolana; oggi resta solo il fascino romantico della sua storia
@FrancescoGallina
OFFICINA PARMIGIANA | Pietra che muggisce, o meglio, che risuona. Risuona della cristallina acqua del fiume Taro che fluisce ai suoi piedi. Questo è il significato di Pietramogolana, borghetto fondato agli inizi dell’Alto Medioevo al confine fra il Parmense e il Piacentino. Di Pietramogolana, di questo spuntone che fende solitario la quieta nebbia delle mattine padane, resta il fascino romantico di un tempo passato, fatto di eroi, orgoglio e coraggio. Si arriva in auto, costeggiando la linea irregolare del Taro, a pochi passi da Ghiare di Berceto. Attraversata l’autostrada, si imbocca un cavalcavia e si sosta ai piedi di quello che fu un antichissimo feudo ambìto e conteso.
Una storia di armi e lance: diverse famiglie del parmense e del piacentini si affrontarono a Pietramogolana
Pietramogolana ti fa restare a bocca aperta per la sua selvatica bellezza, con il suo sperone brullo e pronunciato, che conserva i ruderi di un antico castello dalla storia burrascosa. I suoi resti celano l’odio profondo che scorreva fra il Papa e l’Imperatore al tempo della Lotta per le investiture. I suoi dirupi parlano di Federico II figlio del Barbarossa, che entrò in conflitto con il Vescovo di Parma Obizzo Fieschi proprio per ottenere il controllo di questo piccolo fazzoletto di terra.
Tendendo l’orecchio, si può ancora udire il continuo sferragliare di armi e lance che per secoli macchiarono del sangue dei soldati i campi limitrofi: prima venne il tempo dei conti Platoni, che più volte dovettero sfoderare la spada contro i Sanvitale, poi la rocca passò sotto i Pallavicino, insidiati dai Rossi e persino dal Duca di Milano Filippo Maria Visconti, che arrestò e condannò alla pena capitale Manfredo Pallavicino. Più tardi, nel 1627, il castello passò al conte Palmia, che lo mantenne fino alla metà del ‘700, quando tornò alla Camera Ducale. Quel che verrà, vedrà purtroppo il declino del maniero, con la sua demolizione ai primi dell’‘800.
Ai giorni nostri, Pietramogolana resta un’incantevole gemma paesaggistica che, proprio per l’apparente grossolanità dei suoi contorni, rompe per un attimo la linearità della val Taro, attirando come un magnete il turista entro la sua orbita illuminata da un’irresistibile aura di fiaba e mistero.


