Scrittori di Parma, viaggio letterario: Alberto Bevilacqua

Scrittori di Parma rappresenta un modo per raccontare, attraverso questi personaggi, la città e il…

Scrittori di Parma rappresenta un modo per raccontare, attraverso questi personaggi, la città e il territorio parmense: metterà insieme diverse prospettive, memorie, immagini e ricordi. Un vero e proprio viaggio letterario che attraverserà gli stili narrativi, passando dalla prosa alla poesia, il tempo, dai primi del Novecento fino ad oggi, e lo spazio.

“Federico scoprì di avere due padri camminando per le strade di Parma e facendosi condurre per mano da entrambi: questa scoperta era, ogni volta, come un respiro felice. Dall’Oltretorrente, i tre passavano il Ponte di Mezzo, che divideva la città del popolo da quella dei borghesi e degli agrari, e Federico fissava le luci d’acqua morta che via via si rintanavano alle sue spalle, tra le canne, per far posto ai tigli dei viali. Il povr àlmi – già pensava – si perdevano coi loro lumi in una buia esistenza.” Tratto da “Il viaggio misterioso” di Alberto Bevilacqua.


Alberto Bevilacqua: biografia

Alberto Bevilacqua naque a Parma il 27 giugno del 1934. Il padre Mario, aviatore, sposò la madre Lisa Cantadori. Bevilacqua cominciò a pubblicare i suoi scritti nei primi anni ’50 su invito di Mario Colombi Guidotti, responsabile del supplemento letterario della Gazzetta di Parma. La sua prima raccolta di racconti, “La polvere sull’erba” del 1955, ebbe, tra gli altri, l’apprezzamento di Leonardo Sciascia. Nel 1961 pubblicò la raccolta di poesie “L’amicizia perduta”. Tuttavia, il suo primo successo editoriale fu il romanzo “La Califfa”, del 1964; il romanzo successivo, invece, “Questa specie d’amore”, vinse il Premio Campiello nel 1966, a cui si aggiunse il David di Donatello per il miglior film nella trasposizione cinematografica. Il 10 marzo 1995 venne chiamato per comparire nell’ambito del processo contro Pietro Pacciani per i delitti del Mostro di Firenze, in quanto persona offesa dal reato di calunnia aggravata, perpetrata nei suoi confronti da Annamaria Ragno e Gabriella Pasquali Carlizzi. Il 26 gennaio 2013 venne ricoverato presso la clinica privata Villa Mafalda di Roma per l’aggravarsi di uno scompenso cardiaco: le condizioni, apparse subito preoccupanti a causa di una presunta infezione delle vie respiratorie, si erano poi stabilizzate. La compagna Michela Miti presentò un esposto alla procura della Repubblica di Roma, poiché lo scrittore sarebbe stato trattato “come un ostaggio” della clinica, che non l’avrebbe trasferito in una struttura pubblica. In seguito, il pm della procura romana aprì un fascicolo d’inchiesta nei confronti della clinica Villa Mafalda. Morì a Roma il 9 settembre 2013 ed è sepolto nel cimitero della Villetta a Parma.

Le opere

Il suo romanzo “Questa specie d’amore” racconta di una scissione tra il richiamo della propria terra, la provincia parmigiana, e l’impegno della vita nella capitale; questo è un tema molto presente nella sua narrativa, a cui si aggiunge quello della passione amorosa e delle atmosfere visionarie e fantastiche. Aveva descritto anche degli eroi provinciali e meschini in “Una città in amore”, del 1962: il romanzo, imperniato dell’ironia di una terra e della sua gente, rappresenta una ricerca delle proprie radici e racconta le meraviglie del ritorno e la decadenza del presente. Le memorie si mescolano con la necessità di fare i conti con la storia e con il proprio passato, con gli amici che sono rimasti, con gli amori che non ci sono più e con quelli che ritornano e, infine, con la vita che continua.

La sua produzione narrativa ha ottenuto anche numerosi riconoscimenti dei maggiori premi letterari italiani: “L’occhio del gatto”, 1968 Premio Strega, “Un viaggio misterioso”, 1972 Premio Bancarella, “I sensi incantati”, 1991 premio Bancarella. Parallela all’attività di narratore, la produzione poetica di Bevilacqua è raccolta nelle opere: “La crudeltà ” (1975), “Immagine e somiglianza” (1982), “Vita mia” (1985), “Il corpo desiderato” (1988), “Messaggi segreti” (1992) e “Piccole questioni di eternità” (2002). Le sue opere sono state ampiamente tradotte in Europa, Stati Uniti, Brasile, Cina e Giappone. Questi testi esprimono legami ricorrenti nella sua poesia, come quello con la propria terra d’origine, ma anche con le figure parentali: l’autore cerca di ricondurre alla sua vita presente le vicende e le situazioni che riemergono dalla memoria.

Il successo internazionale lo raggiunge con “La Califfa”del 1964, nomignolo che in Emilia viene attribuito alla donna autoritaria e spregiudicata, prima sotto forma di romanzo e poi di film, uscito nel 1970 e da lui stesso diretto, interpretato da Ugo Tognazzi e Romy Schneider. Il libro è ispirato ad un fatto di cronaca vero ed è diviso in due parti, più un epilogo. Irene Corsini, detta la Califfa, è una giovane donna che nel Secondo dopoguerra vive nell’Oltretorrente di Parma. È sposata con Guido, un ex partigiano che alleva piccioni per il tiro a volo. Desiderosa di emanciparsi, trova lavoro in un’azienda alimentare, ma viene presto licenziata con la prima riduzione di personale. Acerrima nemica dell’industriale Doberdò, il suo atteggiamento nei confronti dell’uomo cambia il giorno in cui lo vede tener testa spavaldamente agli operai e ai propri colleghi imprenditori che, con il loro atteggiamento, hanno costretto un industriale fallito ad uccidersi. Entrata in contatto con Doberdò, comincia ad apprezzare la buona fede dell’uomo e la sua aspirazione a cambiare lo stato delle cose, diventando la sua amante. Irene Corsini, inaugura la galleria dei grandi personaggi femminili di Bevilacqua, mentre Annibale Doberdò incarna un’emblematica figura di industriale nella provincia italiana degli anni ’60.

Alberto Bevilacqua ritorna sulla scena tramite il ritratto fatto da Alessandro Moscè nel 2020, con il testo “Alberto Bevilacqua. Materna parola” che ripercorre la storia umana e artistica dello scrittore raccontato a partire dalla sua umanità. È narrata la sua infanzia, la famiglia, le abitudini, gli amori e la vita tra Parma, l’Oltretorrente, il Po, Roma e la casa di Vigna Clara.

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