Con l’introduzione del nuovo bando i fontevivesi salgono ai primi posti della graduatoria; Fiazza e Agoletti soddisfatti: “Dobbiamo pensare ai nostri concittadini”
FONTEVIVO | “Le case popolari prima agli italiani in difficoltà“: il provvedimento è stato preso dal Comune di Fontevivo che, in Regione, è il primo ad approvare il regolamento che inserisce nei bandi per l’assegnazione delle case popolari la richiesta di presentazione di documenti che attestino di non possedere case all’estero.
Il Comune di Fontevivo ha pubblicato un bando a sostegno alle famiglie in emergenza abitativa per l’assegnazione in locazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Tra i requisiti, la presentazione di documenti certificanti l’assenza di diritti di proprietà su immobili ad uso abitativo in uno Stato estero garantiva tre punti in più in graduatoria.
“Il risultato – afferma il sindaco Tommaso Fiazza – è che in cima alla graduatoria ci sono finalmente dei fontevivesi. Siamo stati il primo comune in regione ad utilizzare questo metodo e abbiamo raggiunto l’obiettivo cioè di aiutare prima gli italiani“. Soddisfatto anche il vice sindaco con delega al welfare Matteo Agoletti che sottolinea l’importanza della presentazione di un documento ufficiale per garantire un’assegnazione giusta degli alloggi: “Non c’è nessun motivo per cui qualcuno debba ricevere una casa popolare se ha un’altra casa altrove. E non c’è nessun motivo per cui gli italiani in difficoltà debbano sempre essere sorpassati nelle graduatorie dagli stranieri. In passato bastava l’autocertificazione ma visto che le risorse sono limitate e abbiamo appurato che in quel modo alcuni ‘furbetti’ scavalcavano persone in situazioni di maggior bisogno, abbiamo preteso un documento ufficiale“.
L’Amministrazione fontevivese auspica, ora, un cambiamento della legge regionale in modo tale da permettere di rendere il documento indispensabile per l’accesso al bando: “Per noi – continuano Fiazza e Agoletti – vengono prima i fontevivesi. Noi dobbiamo prima di tutto pensare ai nostri concittadini in difficoltà, che non possono ogni vedere altri passargli davanti. Se no cosa ci stiamo a fare?“.
