Assertività, lo stile relazionale e comunicativo

di Sandra Rossi

psicologa, Psicoterapeuta
Servizio di Psicologia di Borgotaro

“Nessun uomo è libero se non è padrone di se stesso”

In origine to assert, significava “mettere uno schiavo in libertà” in tal senso indica una condizione che porta l’individuo ad essere libero. Il termine “assertività” dal latino “asserere” nella accezione psicologica deriva dall’inglese “assertiveness” tradotto come “efficacia personale”, o altre espressioni associate ad assertività indicano “competenza sociale” o “abilità sociale”.

I primi studi sull’assertività rilevarono come la genesi di alcune forme d’ansia e depressione fossero connesse all’ambiente sociale. In particolare, a partire dall’americano Salter (1949), il quale evidenziò come l’ansia provocata da situazioni sociali potesse diminuire e l’umore  stabilizzarsi,rafforzando la fiducia e la sicurezza personale. Si delinea così il primo profilo dell’assertività sottolineandone le qualità espressive come mobilità mimica, socievolezza dei gesti, chiarezza di voce e di contenuto.

Le componenti relazionali dello stile comunicativo assertivo.

Lo stile relazionale assertivo indica la persona assertiva che è sicura di sé e aperta al confronto, in grado di esprimere in modo onesto e chiaro i propri desideri e bisogni, rispettando quelli altrui, non si sente in colpa, mantiene una buona opinione di sé anche nel caso gli sia difficile o impossibile raggiungere ciò che desidera. Non vuol dire avere la faccia tosta e non avere timore o vergogna, ma rischiare e manifestare nella relazione i propri bisogni, mettersi in gioco esprimendo il proprio punto di vista disposti a “giocare la partita fino in fondo”. Con gli altri la persona assertiva costruisce relazioni basate sulla fiducia in se stessi e nell’altro, cerca soluzioni condivise, è disposta ad ascoltarsi ed ascoltare, costruendo relazioni ricche, autentiche e piene

Chi non è assertivo? La persona che ha uno stile relazionale interpersonale passivo o aggressivo.

“Ogni carnefice legge il progetto delle proprie azioni negli occhi della sua vittima”

Lo stile passivo intendendo una persona che non esprime i propri bisogni, opinioni, desideri o stati d’animo, ricorrendo a scuse, diffidenza o autosvalutazione. Nella relazione gli effetti che questo comportamento volto a non difendere i propri diritti, potrebbe indurre l’altro a mancargli di rispetto o ad approfittare della situazione. Le persone che vivono adeguandosi alle aspettative e regole altrui, che compiacciono per paura di perdere l’approvazione o per opportunismo, restano in una passiva attesa di qualcosa che cambierà, lasciando spazio alla sfiducia, paura di essere se stessi sino ad arrivare ad avere paura di vivere, essendosi deprivato della soddisfazione dei propri bisogni e desideri arrivando alla convinzione di non essere in grado di farcela senza l’aiuto dell’altro.

“L’aggressività abita nel cuore dell’arrogante”

Lo stile aggressivo si riferisce a colui che spesso realizza i propri desideri ma a scapito di rovinare rapporti con gli altri. Lascia poco spazio agli altri, si impone, non ammette di avere torto, non rispetta né i diritti né i desideri altrui, le opinioni, gli stati d’animo, e tuttavia non manifesta i propri bisogni. Nell’immediato la persona aggressiva riesce a provare una sensazione di potere e controllo, non manifestare il timore di non perdere ciò che vuole, e forse ricevere apprezzamenti. A lungo termine gli effetti possono portare la persona a rimanere da sola e isolata, con un forte senso di colpa e vergogna, costruendo relazioni caratterizzate da tensione, sfiducia e diffidenza reciproca.

Possiamo quindi indicare lo stile passivo e aggressivo come due facce della stessa medaglia cioè la “disistima di sé”. Perché non è vincente colui che passivamente si sottrae allo scontro per paura o per avere la compiacenza di tutti, e neppure colui che pretende senza guardare in faccia nessuno, ma colui che sa adoperare le proprie risorse per farsi valere, sa esprimere e difendere i propri diritti e sa raggiungere i propri diritti senza prevaricare nessuno.

La formazione assertiva:

  • Riconoscere emozioni e sentimenti
  • Manifestare sentimenti e convinzioni
  • Riconoscere i diritti assertivi
  • Apprezzare se stessi e gli altri
  • Conoscere se stessi

L’individuo che sviluppa a livello sociale a comunicativo lo stile assertivo migliora la comunicazione interpersonale, la capacità di avere consenso, di esprimersi autenticamente, di ricevere fiducia e di persuadere.

Coltivare i diritti assertivi:

  • Il diritto di sbagliare, assumendosi la responsabilità delle conseguenze negative.
  • Il diritto di decidere se occuparvi dei problemi degli altri e se essere responsabili degli altri.
  • Il diritto di cambiare il modo di pensare, parere e opinione.
  • Il diritto di giudicare di dire di “non so” quando vi si chiede una competenza che non avete, “non capisco” a chi non dice chiaramente cosa si aspetta da voi, “non mi interessa” se gli altri vi vogliono coinvolgere nelle loro iniziative.
  • Il diritto di non giustificare il vostro comportamento con scuse o giustificazioni.

Possiamo concludere sull’assertività come la vera libertà di esprimere se stessi, nell’azione impegnata alla realizzazione autentica dei propri obiettivi, chiedendoci cosa vogliamo raggiungere per noi non per gli altri, con quali persone, in quali luoghi le nostre scelte ci conducono.

Volo ut sis, rispondeva Sant’Agostino e chi gli poneva la domanda che cos’è l’amore “Voglio che tu sia te stesso.

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Assertività, come esprimere al meglio se stessi con gli altri?