Lupi in Appennino, l’inchiesta che fa chiarezza – INCHIESTA

di Davide Bagnoli L’inchiesta “L’unico vero deterrente per una convivenza decente sono delle recinzioni serie,…

ilParmense2facebookTwitterYouTube

Lupi in Appennino, l'inchiesta che fa chiarezza - INCHIESTA

di Davide Bagnoli

L’inchiesta

L’unico vero deterrente per una convivenza decente sono delle recinzioni serie, sottoposte ad una continua manutenzione

Da tempo si registrano episodi di attacchi di canidi a bestiame da allevamento al pascolo nelle nostre colline. Questi eventi hanno alimentato un fitto dibattito tra coloro che attribuiscono alla presenza del lupo nel nostro Appennino la “colpa” di queste perdite e coloro che, invece, mantengono un atteggiamento più scettico.


Abbiamo intervistato Annalisa De Bei, Presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali, Sezione di Borgotaro, presente ed operante sul territorio da circa 20 anni.

Qual’è la posizione di Enpa Borgotaro rispetto alla presenza del lupo nel nostro territorio?

La posizione della Sezione da me presieduta è la stessa dell’ Enpa Nazionale: partendo dal presupposto che Enpa protegge tutti gli animali, protezione intesa  soprattutto come diritto all’esistenza di tutte le specie, in un equilibrio dettato dalle leggi della natura, non siamo  “pro lupo” ad ogni costo, ma nemmeno contro. Semplicemente, prendiamo atto della sua presenza, così come della presenza di tutti gli altri selvatici, anche se possono farci paura, come vipere, topi, cinghiali. Riteniamo che il suo ritorno nelle nostre vallate costituisca un arricchimento ambientale di grande valore e che ci si debba attrezzare adeguatamente per una convivenza che consenta al lupo di svolgere il ruolo che la natura gli ha dato proteggendo dai suoi attacchi i nostri animali d’affezione, da cortile e da allevamento. Tutto ciò non è utopico, perché in altre regioni italiane è da molti anni una solida realtà, con soddisfazione di tutti.

Cosa ne pensate della recente strage di pecore verificatasi a Cavignaga di Bedonia?

Il verbale stilato dal Servizio Veterinario Asl evidenzia la recinzione incompleta del terreno nel quale le pecore pascolavano: tale terreno degrada sino ad un rio e questo lato non è recintato. L’accesso al pascolo è quindi molto agevole per qualsivoglia predatore.

Lei ha avuto modo di vedere la scena?

Quella sera, tornando a casa dal canile, mi sono imbattuta in uno spettacolo davvero raccapricciante: ai bordi di un campo distante circa 300 mt. da casa mia, c’erano ammassate le carcasse delle pecore, con le pance già gonfie, come si sono viste nelle foto pubblicate sulla Gazzetta di Parma. Sconvolta e col cuore in gola, sono andata dall’allevatore per chiedergli cosa fosse accaduto. Mi rispondeva di aver trovato quella situazione al mattino, e di non aver sentito nulla di strano durante la notte. Aggiungeva di aver spostato le povere bestie pochi giorni prima da un altro recinto sopra strada per avervi trovato una pecora morta con le stesse modalità, ovvero assalita alla gola ma non consumata.

Alla luce di quanto accaduto, possiamo pensare che spostarle sia stato un errore fatale, anche perché il recinto sopra strada è un buon recinto, forse solo un po’ basso, tale da consentire ad un cane di media taglia o ad un lupo di saltare all’interno e di uscire sfruttando la pendenza del terreno. Purtroppo, queste considerazioni lasciano il tempo che trovano: sono testimone delle cure e dell’affetto che l’allevatore riservava alle sue bellissime pecore ed anche per me, che le vedevo tutti i giorni e più volte ho assistito alla nascita degli agnellini, è stato un trauma. Il giorno dopo, mi sono fatta coraggio e sono andata a vederle da vicino, nonostante il cattivo odore e i mosconi perché non erano state coperte.

Lupi in Appennino, l'inchiesta che fa chiarezza - INCHIESTA

Che impressione ha avuto?

I morsi che ho visto erano localizzati a lato del collo e mi hanno lasciato molto perplessa: qualche anno fa avevo fatto uno stage nel Parco Nazionale d’Abruzzo ed avevo visto alcuni animali uccisi dai lupi. Questi morsi mi sono sembrati un po’ diversi, ma non sono un’esperta. Anche il Veterinario Asl non si è sentito di esternare certezze sul possibile predatore, soprattutto perché le pecore per il resto erano intatte e non si evidenziava alcun tentativo di consumarle. So che ci sono parametri di misurazione dei morsi in base alla distanza dei denti, però ciò che appariva in tutta la sua terribile evidenza era l’assurdità di una strage gratuita, quasi un sadico gioco, e non l’uccisione finalizzata alla sopravvivenza, che dovrebbe essere tipica del lupo.

Quindi si sente di scartare la pista del lupo?

Personalmente sì, ma è una opinione. Il Veterinario dell’Asl mi diceva che qualche giorno prima di questo tragico evento, si era imbattuto in un lupacchiotto a bordo strada in zona e di aver percepito movimenti tra la vegetazione, dove presumibilmente c’era la madre. Se si fosse trattato di questa lupa (priva di radiocollare) è possibile che non abbia fatto alcun tentativo di procurare il cibo al suo cucciolo ma che si sia solo divertita ad uccidere? A tale proposito, ricordo il caso di una capretta tibetana, sbranata in zona da una lupa (con radiocollare) che era stata evidentemente disturbata nella sua predazione ma due sere dopo era ritornata sul posto per finire di mangiare la sua preda.

Non crede che ci sia la possibilità che il lupo stia modificando il suo comportamento?

Non sono così competente per dare una risposta certa: i referenti dell’Enpa sono veterinari molto qualificati che da anni seguono e monitorano il comportamento dei lupi, con l’utilizzo anche di video-trappole e del radiocollare applicato ad alcuni esemplari. Indubbiamente, sono state rilevati dei comportamenti che possono smentire alcune certezze che avevamo, come, ad esempio, il branco di 4/5 soggetti guidati dal lupo alfa claudicante stanziale a Pieve di Campi da anni. La stanzialità non sarebbe tipica del comportamento del lupo, ma gli esperti hanno dedotto che tale anomalia sia dovuta alla menomazione del lupo alfa e alla sua difficoltà nei lunghi spostamenti, compensata dalla facilità di trovare le risorse per sopravvivere in quella particolare area, ricca di selvaggina e ambita anche dai cacciatori, che negli ultimi anni vi hanno portato a morire molti dei loro cani.

Questa attività di monitoraggio ha messo in evidenza un altro problema: l’alto numero di cani che di notte scorrazzano incustoditi, rilevati con le video trappole. E’ un dato che ci ha in parte sorpreso, perché pensavamo si fosse persa questa sciagurata abitudine dei proprietari dei cani. Come i lupi, anche i cani fanno branco e, incontrollati, entrano dove non dovrebbero e possono fare danni enormi.

Approfitto quindi di questa occasione per lanciare un appello affinché i proprietari dei cani si responsabilizzino e se li tengano a casa. Noi gestiamo il canile comprensoriale, amiamo con tutto il cuore questi animali ma non nascondiamoci dietro il classico filo d’erba: anche solo 2 cani che si introducano nel recinto delle pecore possono fare una strage, eppure sono gli stessi dolcissimi amici che ci portiamo in casa e sulla cui bontà siamo pronti a scommettere.

Qual’è quindi la sua valutazione finale sull’argomento?

Recinzioni adeguate, sottoposte a costante controllo per rilevare eventuali danneggiamenti o scavi ad opera di tassi e volpi, ricovero notturno degli animali al pascolo, estinzione del malcostume dei cani lasciati vagare di notte, sono i migliori deterrenti capaci di ridurre al minimo i rischi, pur consapevoli del fatto che il rischio zero non esiste.

Chiaramente, ciò che ci importa è la tutela e la salvaguardia degli animali: per i danni economici agli allevatori, che si tratti di cane o di lupo, non fa differenza per il diritto al rimborso.

Lupi in Appennino, l'inchiesta che fa chiarezza - INCHIESTA

La questione dei risarcimenti, ecco la normativa:

In merito alla questione dei rimborsi per gli allevatori la deliberazione assembleare Regione Emilia-Romagna n. 130_2013 stabilisce che il contributo d’indennizzo dei danni viene concesso ai proprietari di animali appartenenti a specie domestiche o selvatiche di bovidi, cervidi, suidi, ovi-caprini ed equidi; a tale contributo possono accedere esclusivamente gli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice civile, muniti di partita IVA e regolarmente iscritti alla Camera di Commercio, che esercitano l’attività di allevamento e commercio e regolarmente registrati presso l’Azienda U.S.L. competente e, in caso di allevamento di animali selvatici, autorizzati dalla Provincia, secondo quanto prescritto dalla normativa vigente in materia. L’Imprenditore agricolo deve inoltre essere iscritto all’anagrafe delle aziende agricole di cui al R.R. 17/2003 con posizione debitamente validata.

La misura del contributo è pari al 100% del valore medio di mercato desunto dall’ultimo – rispetto all’accertamento dei fatti – bollettino dei prezzi pubblicato dalla Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato della provincia di appartenenza della Regione Emilia-Romagna, riferito ad animali della stessa specie, razza e categoria eventualmente maggiorato della quota del 100% per i capi muniti di certificato di iscrizione ai Libri Genealogici.

Al valore medio di mercato dell’animale ucciso va sommato il contributo per gli oneri sostenuti per lo smaltimento e distruzione delle spoglie, valutato in € 100 ad attacco, qualora siano documentati i costi sostenuti a tal fine dal proprietario degli animali.

Obblighi dell’imprenditore agricolo:

L’imprenditore, entro 24 ore dal verificarsi dell’evento dannoso, ovvero dalla scoperta degli effetti dello stesso, deve chiedere l’intervento del veterinario dell’Azienda U.S.L. competente per territorio in cui è avvenuto il fatto.

L’imprenditore che ha subito il danno deve, al fine di facilitare il lavoro del veterinario, collaborare a:

– mostrare e mettere a disposizione gli animali morti e feriti da sottoporre ad accertamento;

– non spostare o manipolare le carcasse, ma bensì lasciarle nel luogo dove è sono state ritrovate;

– preservare le carcasse sino all’ispezione anche ricoprendole, se necessario, con un telo;

– assicurare che eventuali indizi presenti nell’area circostante gli animali (tracce, impronte, peli e feci) non vengano alterati o rimossi;

– mettere a disposizione tutte le informazioni necessarie al fine di accertare la dinamica della predazione.

Causa di esclusione:

Non possono essere ammessi a contributo:

– danni non certificati dal Veterinario dell’Azienda U.S.L.;

– danni ad allevamenti non autorizzati;

– nel caso che l’accertamento riconduca l’uccisione a cause diverse dalla predazione;

– rimborsi per animali dispersi a seguito del possibile evento predatorio;

– i danni subiti a seguito della non ottemperanza all’azione di prevenzione indicate dalle Province, dell’inadeguato utilizzo dei materiali di prevenzione ovvero quando l’allevatore, pur avendo avuto consecutivamente nei tre anni precedenti ripetuti episodi di danni arrecati dalla stessa specie, non abbia provveduto in merito.

Lupi in Appennino, l'inchiesta che fa chiarezza - INCHIESTA