Badia Cavana: inestimabile gioiello fra le colline del Parmense | l’OFFicina parmigiana

Lesignano de’ Bagni, scrigno di cultura e di eccellenze enogastronomiche ospita la Badia Cavana, o Abbazia di San Basilide; a pochi passi dal piccolo Comune sorge questo inestimabile gioiello

Lesignano de’ Bagni, scrigno di cultura e di eccellenze enogastronomiche ospita la Badia Cavana, o Abbazia di San Basilidea pochi passi dal piccolo Comune sorge questo inestimabile gioiello

@FrancescoGallina

Il meglio di sé lo dà quando è innevata, e attorno a lei sono ricoperti da uno spesso e soffice strato di neve le colline parmensi e il greto sassoso del torrente Parma. Siamo a San Michele di Cavana, frazione di Lesignano de’ Bagni che deve il suo nome a una chiesa – oggi scomparsa – dedicata all’arcangelo Michele. Lungo la via di Linari attraversata quotidianamente dai pellegrini medievali diretti al passo del Lagastrello, venne fondato un gioiello di importanza storico-culturale inestimabile, che ha eroicamente resistito all’urto del tempo. Parliamo dell’Abbazia di San Basilide, oggi raggiungibile percorrendo via San Michele, a pochi passi da uno dei prosciuttifici più pregiati del Parmense.  

A volere la Badia è niente meno che un santo di origini fiorentine, Bernardo degli Uberti, monaco benedettino della congregazione vallombrosana e vescovo di Parma per volere di papa Pasquale II. Venerato dai fedeli come padre fondatore di Vallombrosa, insieme a Benedetto da Norcia e a Giovanni Gualberto, Bernardo divenne consigliere di Matilde di Canossa.


Interventi e restauri lungo il corso del tempo

Grazie agli emolumenti della famiglia della Palude – la comunità monastica ivi insediatasi nei primi anni del secolo XII, mantiene la guida fino agli anni ’20 del ‘400 – quando l’edificio inizia il suo declino passando di casata in casata fino a ridursi a commenda sotto famiglie nobili quali, ad esempio, i Gonzaga e i Sanvitale. Da allora fino ai giorni nostri, l’abbazia e la chiesa annessa dedicata ai Santi Pietro e Paolo, passano attraverso una serie di interventi e restauri che rispecchiano il gusto dei secoli. Ad esempio durante la commenda di Diofebo Farnese – agli inizi del ‘600 – che predilige lo stile barocco, intonacando le pareti e modificando le finestre.

Oppure, ancora, sotto la commenda della famiglia Imperiali (fra XVII e XVIII secolo) che progettò l’elevazione del pavimento, la rimozione del ciborio e la sostituzione delle capriate con quattro volte a crociera.  Sotto l’ultimo commendatario, Maurizio Meli Lupi – vissuto durante la bufera napoleonica – tutti i beni dell’abbazia passano sotto il governo francese. Fra ‘800 e ‘900 si intraprendono lavori di consolidamento e solo negli anni ’60 del secolo scorso la famiglia Aimi interviene riportando la Badia al suo aspetto originario, sostituendo le volte con le capriate lignee e abbassando il pavimento.

Poche decorazioni ma una grande bellezza d’ammirare

Attorno a un chiostro quadrato si sviluppa l’ex monastero, al cui interno si trovano il refettorio, la sala capitolare, la cripta sepolcrale degli abati e la canonica che, solo di recente, funge da struttura ricettiva. Ma veniamo alla parte più interessante, la chiesa di San Pietro e Paolo. Esteriormente, ci appaiono due arcate a tutto sesto del nartece strutturato su due livelli, sorretto da sei pilastri cruciformi. Sulla sommità possiamo apprezzare i capitelli romanici scolpiti con motivi vegetali e animali, mentre sui capitelli laterali si distinguono i simboli dei quattro evangelisti: il leone, il bue, l’uomo e l’aquila.

Privo di decorazioni ma ugualmente affascinante è l’interno della chiesa, che si sviluppa su una pianta a T e culmina con un imponente abside a pianta semicircolare, al centro del quale è collocata una monofora ad arco a tutto sesto. Sulle pareti, rivestite da conci di arenaria e silice, si aprono otto monofore, mentre in controfacciata si apprezzano due piccole bifore. Di particolare bellezza, poi, il fonte battesimale, costituito da un capitello di reimpiego risalente al secolo XII. Ciliegina sulla torta è la scala in pietra che conduce alla cripta che ospita le reliquie di San Basilide, sotto una volta a botte splendidamente stuccata con stemmi, volute e putti.

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