Si festeggia la Madonna delle Grazie; il ricordo di Lucchi

La ricorrenza religiosa segna la fine dell’estate bercetese e l’arrivo imminente dell’autunno corradi@ilparmense.net  A Berceto, da…

La ricorrenza religiosa segna la fine dell’estate bercetese e l’arrivo imminente dell’autunno

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A Berceto, da sempre, la festa dedicata alla Madonna delle Grazie viene celebrata la prima domenica dopo l’8 settembre. Nel Santuario saranno celebrate tutte le sante Messe della giornata e al termine di quella delle 10.00 si terrà la tradizionale processione in via Colli, via Seminario, Piazzetta Trinità, via Sestio e Strada Romea.


La festa della Madonna delle Grazie non mi lascia mai indifferente. Rappresentava, da bambino, un momento di gioia ma anche di tristezza. I miei amici dell’estate, che non erano di Berceto, il martedì dopo la festa, partivano per le loro città e non li avrei piu’ rivisti fino all’estate successivo”, commenta il Sindaco di Berceto Luigi Lucchi. Da sempre, infatti, questa ricorrenza religiosa per i bercetesi segna la fine dell’estate. Un tempo questa festa era ripartita su due giorni e le Sante Messe, molto seguite, c’erano anche il lunedì e contemporaneamente si teneva una grande fiera, che insieme a quella di San Pietro, era la più grande dell’estate. I fedeli venivano da tutta la Provincia di Parma e a piedi dalla Lunigiana e da Corniglio.

“Vicino a casa mia mettevano il banchetto, – continua Lucchi – per distribuire lunari, santini, due mendicanti locali: la Giuseppa di Fugazzolo e la mamma ed l’Orbei di Ravarano. Come bambino trascorrevo molte ore, in questi due giorni, con loro e avevo piacere se raccoglievo buone offerte. Incentivavo i passanti a farle. Invitavo, poi, d’accordo con i miei genitori, queste due mendicanti a casa. Nonostante le tante portate, per il giorno di festa, loro mangiavano di fretta perché non volevano perdere il flusso di pellegrini che era continuo. Avevo piacere di vedere tanta gente. Gente che iniziava a passare tutte le sere, già da nove giorni prima, per la novena alla Madonna. Il rammarico, quando diventavo chierichetto, è che per quella festa, contavano e servivano i chierichetti del Duomo. Io ero chierichetto, insieme a Luciano, prevalentemente del Santuario. Mi aveva insegnato, con molta precisione e dedizione, visto la sua puntigliosità, Don Celso Aldigeri. Tutti i giorni servivo la benedizione con l’esposizione del Santissimo e alla domenica le Sante Messe”.

La leggenda vuole che l’immagine della Madonna delle Grazie sia stata ritrovata al Passo della Cisa e che bercetesi e pontremolesi, per avere il simulacro, decisero di lasciare ad un paio di buoi (uno di Pontremoli e uno di Berceto) la scelta su dove portare la statua: “la sosta inamovibile in una zona disabitata di Berceto piena di rovi, la decisione di costruire in quel luogo un Santuario e successivamente un convento Agostiniano, mi era raccontata, dalle persone piu’ disparate, centinaia di volte. Mi raccontavano che Berceto era l’unico paese che aveva un canto dedicato, come paese, alla Madonna delle Grazie. Scoprivo, insomma, un animo bercetese orgoglioso per l’esistenza del Santuario e ritenevano d’avere, come bercetesi, un rapporto privilegiato con la Madonna delle Grazie”, prosegue Lucchi.

Un ricordo legato alla protezione della Madonna della Grazie, Lucchi lo ha anche riguardo alla sua famiglia: “Ascoltavo anche i racconti di mio nonno che arava, con i buoi, un appezzamento di terra sopra il Santuario, denominato Galera, e improvvisamente un aereo, nei giorni della seconda guerra mondiale, iniziava a mitragliare. Una pallottola colpiva e feriva un bue. Solitamente anche i contadini piu’ morigerati, in una situazione del genere, bestemmiavano. Mio nonno invece non si bestemmiò, né si nascose, si inginocchiò colpendo la sensibilità di mio padre che lo vedeva a compiere quel gesto“.

“Resta il fatto che mi dispiace vedere, ogni anno, piu’ povera la processione o le processioni. Mi dispiace vedere le nostre chiese senza giovani.
Avranno senza dubbio colpa i preti che non sapranno piu’ fare apostolato e attualizzare l’insegnamento evangelico. Abbiamo colpa ognuno di noi che ci riteniamo o vorremmo ritenerci cristiani”, commenta. “Probabilmente tutti, con i mezzi a disposizione nel proprio settore dovremmo far crescere, se vogliamo un futuro per Berceto, questo trasporto, mitezza, mansuetudine, bontà, verso il prossimo. Facciamoci aiutare dalla Fede, dal Vangelo o almeno dalla Costituzione e dal senso civico. A volte una Processione, in un paese ordinato, può aiutare a non essere solo bigotti e folcloristici o rispettosi di una tradizione. Da credente auspico – conclude il Sindaco – che la Processione di domenica aiuti la Comunità nella direzione di un volerci maggiormente bene. 

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