L’agriturismo nasce nel 2005, in un antico casolare dell’800; i proprietari, in Val Ceno dal ’97, hanno deciso di puntare sul peperoncino: i loro prodotti sono “bombe” di piccantezza

di Vanessa Allegri

Sull’Appennino parmense, passando oltre il paese di Bardi e il suo magnifico castello che sovrasta imponente la vallata, si raggiunge in pochi minuti un agriturismo che prende il nome dalla località in cui sorge: Ca’ d’Alfieri. Luisa Sgarbossa e Maurizio Bovi acquistano questo antico casolare dell’800 nel 1997, quando decidono di cambiare vita e ricominciare tutto da capo aprendo un’azienda agricola in montagna.

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Lei infermiera di Treviso, lui informatico di Brescia, si conoscono nel 1993 durante un viaggio in Thailandia. “Una volta tornati ci siamo frequentati, poi abbiamo deciso di vivere insieme – spiega Luisa. Io mi sono trasferita a Brescia e nel giro di poco tempo abbiamo comprato casa qui. Amavo il mio lavoro, ma una volta imboccata questa direzione ho deciso di non voltarmi mai indietro e andare avanti”. “Era da anni che desideravo cambiare vita e stare più a contatto con la natura – specifica Maurizio. La mia prima idea era vivere in barca a vela ai Caraibi, ma Luisa non se la sentiva quindi abbiamo dirottato sull’azienda agricola, un’alternativa che comunque mi piaceva molto”.

Alla ricerca del casolare: che scoperta la Val Ceno!

Luisa e Maurizio iniziano così la ricerca del casolare dei loro sogni. Vanno in Toscana e in Umbria ma i prezzi sforano il loro budget. Finché un giorno, sfogliando una rivista, scoprono la Val Taro. Ci sono delle case in sasso in vendita e i prezzi sono ottimi. Una volta sul posto esplorano la zona spingendosi fino in Val Ceno. Quando arrivano a Ca’ d’Alfieri, Maurizio capisce che la loro ricerca è finita. “Mi è piaciuto da subito l’aspetto grezzo ed autentico di questo casolare – racconta – era completamente originale, non era mai stato restaurato; inoltre costava pochissimo, un’occasione imperdibile!”.

La coppia però non si trasferisce subito. Inizialmente vanno a Bardi durante le vacanze per capire se quella tipologia di vita sia loro congeniale e se sia possibile realizzare in modo fruttuoso i loro progetti. Nel 2000 Luisa ha problemi sul lavoro e Maurizio la convince che è il segnale che stavano aspettando: “Dobbiamo partire e ricominciare”.

Ca' d'Alfieri di Bardi: il peperoncino di montagna è qui | INTERVISTA

Ca’ d’Alfieri: inizia l’avventura producendo ortaggi in montagna

Luisa si stabilisce quindi a Bardi, mentre Maurizio mantiene il suo lavoro e per qualche anno fa avanti e indietro da Brescia. Volendo creare un’azienda agricola, danno la priorità all’agricoltura, acquistano perciò macchinari e serre per coltivare ortaggi. “All’inizio avevamo solo due serre, ora ne abbiamo diciotto – precisa Maurizio. È stata un’evoluzione continua e lo è tuttora. A questa altitudine (siamo intorno ai 650 metri s.l.m.) grazie alle serre riusciamo a produrre ortaggi da luglio a novembre. Facendo agricoltura biologica, la serra ci permette di mantenere le colture più sane: rimangono più asciutte e si ammalano meno”.

Prima di noi qui nessuno utilizzava le serre e inizialmente le persone ci guardavano come se fossimo matti – sorride Luisa. Eppure la parte agricola si è avviata subito bene; con nostro grande stupore abbiamo scoperto che la verdura che cresce quassù ha un sapore molto buono. Questo ci ha dato coraggio e la giusta motivazione per iniziare a ristrutturare”.

Cinque anni di lavori e le jeux son fait: nel 2005 l’inaugurazione

Luisa inizia pertanto a reperire in zona materiali quali travi e assi di legno da impiegare nel restauro. “Sono appassionata di arredamento rustico – chiarisce – e mi piaceva l’idea di riportare in vita questa casa restituendole il suo aspetto antico. Abbiamo optato per un restauro conservativo, che rispettasse gli ambienti esistenti riadattandoli senza modificarli”.

I lavori durano dal 2001 al 2005, anno che coincide con l’inaugurazione dell’agriturismo. La vecchia stalla viene trasformata in una sala da pranzo che può ospitare una trentina di coperti, mentre nella falegnameria di una volta c’è ora la cucina. Le camere riservate agli ospiti sono in tutto sei, per un totale di undici posti letto. Il ristorante è aperto al pubblico nel weekend e, dietro prenotazione, anche durante la settimana. La cucina è a base di piatti preparati utilizzando quasi esclusivamente i prodotti dell’azienda.

Non solo verdure: il regno di Sua Maestà il Peperoncino

Nel loro laboratorio, Maurizio e Luisa trasformano ciò che coltivano per ricavarne sott’oli, composte per i formaggi, salse di accompagnamento a base di verdura, salse barbecue e marmellate. Ma il loro prodotto di punta è il peperoncino. Iniziano a coltivarlo dal 2003 dietro consiglio del prof. Enzo Melegari e l’aiuto di Mario Dadamo. Ora hanno una trentina di varietà da cui producono salse che permettono di apprezzare sia la piccantezza che il gusto del peperoncino. “Non conoscevamo il mondo dei peperoncini – confessa Maurizio – ma ora che li coltiviamo abbiamo scoperto che ci sono tantissimi appassionati e nel corso del tempo ci siamo specializzati”.

Per soddisfare i palati più esigenti e resistenti, Maurizio e Luisa elaborano Big Bang, la loro prima salsa a piccantezza estrema, ottenuta concentrando i piccantissimi peperoncini indiani Jolokia. Arriva poi anche La Fine del Mondo, in cui il livello di piccantezza sale ulteriormente grazie al mix letale di peperoncini tipo Trinidad Scorpion e Moruga. Per chi invece ama il gusto del peperoncino ma ne sopporta poco la piccantezza, Luisa e Maurizio hanno ideato anche salse più delicate. Per un elenco dettagliato dei loro prodotti si può visitare il loro sito: peppyshop.it. Luisa e Maurizio sono inoltre a Parma due volte a settimana per il mercato degli agricoltori: il sabato mattina in viale Imbriani e il mercoledì in Piazzale Lubiana.

Agricoltura e Montagna: “Un connubio assolutamente possibile”

Luisa e Maurizio possono essere definiti pionieri di uno stile di vita, che nel corso degli anni ha reclutato sempre più seguaci. Tanti sentono l’esigenza di svolgere un lavoro a contatto con la natura, ma non tutti riescono a farlo con successo. “Vivere di agricoltura in montagna è possibile. Bisogna però avere l’idea giusta, impegnarsi molto e non lasciarsi scoraggiare dalle prime difficoltà, che all’inizio ci sono inevitabilmente – afferma Maurizio con convinzione.

Gli agricoltori qui sopravvivono grazie ai contributi pubblici, mentre noi siamo riusciti a creare un’attività che si autosostiene senza pesare sulla comunità. Il trucco è avere prodotti esclusivi, per crearsi un mercato che magari prima non esisteva. Non bisogna mai pensare che siccome una cosa non è mai stata fatta, allora non si può fare. Fino a qualche secolo fa non era coltivato nemmeno il pomodoro, eppure ora è una delle produzioni più importanti a Parma e provincia. Magari sarà lo stesso per il peperoncino. Quello che oggi è una novità domani sarà la tradizione”.

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