Il progetto definitivo esposto ieri a Felino, presenti alcuni sindaci del territorio e l’assessore regionale Paola Gazzolo; al termine dell’incontro i cittadini hanno mostrato le loro perplessità
Si è svolta ieri sera a Felino la presentazione del progetto definitivo per la realizzazione della Cassa d’espansione sul Baganza. Nella sala gremita del Cinema Teatro Comunale sono stati presentati nel dettaglio gli interventi che porteranno alla realizzazione di questa struttura. Ad aprire la conferenza il sindaco Elisa Leoni, che ha fatto introdotto il tema. Poi la parola è passata all’assessore regionale alla difesa del suolo Paola Gazzolo e all’ing. Mariella Vergnani di Aipo, che hanno affrontato i dettagli tecnici.
“Ringrazio tutti della partecipazione – ha esordito il Sindaco di Felino. Ormai da tanti anni parliamo della Cassa di espansione. Noi ci chiediamo se la Cassa sia sufficiente per risolvere i problemi del Baganza e se non sia necessario intervenire anche a monte per arginare il problema. Ci sono tanti interrogativi a cui rispondere; ad esempio, è l’unica modalità, questa, per mettere in sicurezza Parma e Colorno? Quale sarà la gestione del cantiere? Saranno previsti altri interventi per eliminare il fenomeno delle piene? Sono tutte domande che proponiamo all’Assessore e ad Aipo“.
La Regione Emilia-Romagna, come ha specificato l’assessore Paola Gazzolo, per risolvere le criticità idrauliche legate al torrente Baganza si è mossa con estrema precisione. Dopo un’attenta analisi delle criticità idrauliche, l’individuazione dei fattori di rischio, lo stanziamento di fondi per interventi preliminari, si è adoperata per la realizzazione di un progetto definitivo, requisito fondamentale affinché venisse stanziato il finanziamento da parte del Governo. Il progetto, quindi, dovrebbe essere approvato entro fine 2017, mentre il termine del 2018 si stima possano essere avviati i lavori di realizzazione del cantiere. Il lavoro verrà ultimato con ogni probabilità tra il 2021 e il 2022, per un costo complessivo di 55 milioni di euro.
Realizzazione, collocazione e costi: ecco il progetto nel dettaglio
La spiegazione dei dettagli tecnici è stata affidata a Mariella Vargnoni, ingegnere e dirigente Aipo. “A rendere necessaria la Cassa del Baganza – ha spiegato Vargnoni – sono stati due fattori: sezioni fluviali insufficienti e l’impossibilità di eseguire altri interventi per arginare problemi derivanti da eventuali piene. Inoltre si è deciso d’intervenire in questo senso per la necessità di ridurre la portata del torrente. Durante lo studio di fattibilità e l’analisi dell’impatto ambientale sono state tenute in considerazione sia l’efficacia di interventi integrativi, come la piantumazione di alberi, sia il mantenimento di un efficacia strutturale a fronte di cambiamenti climatici per i prossimi 40 anni“.

La cassa sarà realizzata su un’area di 860 mila metri quadrati che interesserà i territori dei comuni di Parma, Collecchio, Felino e Sala Baganza. Potrà contenere fino a 4,7 milioni di metri cubi di acqua e garantirà un elevato grado di sicurezza ai centri urbani di Parma e di Colorno; anche a fronte di una piena eccezionale come quella del 2014. Sarà composta di due invasi e tre soglie in calcestruzzo. La prima sarà dotata di paratoie per regolare la portata in uscita dal corso d’acqua; la seconda collegherà i due comparti; la terza permetterà lo svuotamento della cassa. Nel pieno della sua capacità, la Cassa potrà contenere uno specchio d’acqua di 68 ettari. Le arginature avranno una lunghezza complessiva di 3,3 chilometri e un’altezza da 1 metro a 16,22 metri.
Perplessità da parte del pubblico: “Temiamo ripercussioni ambientali“
Da parte del pubblico però – durante la fase di dibattito – sono emerse insoddisfazione e perplessità. Tante, infatti, le persone intervenute per dimostrare un certo dissenso. La preoccupazione più grande riguarda l’impatto ambientale che l’intervento potrà assumere; “migliaia di metri cubi di cemento – hanno spiegato i cittadini – verranno riversati sul suolo e vicino agli argini; sarebbe stato sufficiente curare di più e meglio la pulizia del greto del torrente. Ma quale sarà l’impatto di questa opera mastodontica?“. Richiesta di chiarimenti che ha riguardato prevalentemente le scelte politiche della realizzazione della Cassa d’espansione, non quelle tecniche.
“Prima di intervenire in questo senso – ha affermato una cittadina indignata – sarebbe stato opportuno valutare l’assetto territoriale. Da cittadini vorremmo che ci fosse più informazione da parte delle Istituzioni, invece ci dicono le cose solo una volta decise. Abbiamo il diritto di presentare le nostre rimostranze prima della realizzazione di questi mostri ecologici – ha tuonato infine. La manutenzione finora è stata inesistente, per questo dovremo sorbirci un cantiere per diverso tempo, con tutto quello che comporta. E l’impatto ambientale sarà devastante“.
Enrico Ottolini, biologo e membro Wwf, auspica invece che si possa accompagnare alla Cassa una riqualificazione dell’alveo fluviale. Questo per recuperare una dimensione meno antropizzata e più naturale del greto torrentizio. “Non chiediamo un’alternativa – ha spiegato Ottolini -, ma una sorta di complementarietà per restituire ai cittadini e alla natura ciò che gli spetta. Dobbiamo analizzare il progetto nel dettaglio, ma l’auspicio è che si possa andare in questa direzione come avevamo già segnalato“.