Cassa di espansione sul Baganza? Meglio il “Patto di fiume”
La cassa d’espansione sul Baganza conterebbe 6.200.000 metri cubi d’acqua, ma i dubbi sono tanti: non sarebbero meglio interventi in diversi punti?
La cassa d’espansione sul Baganza conterrebbe 6.200.000 metri cubi d’acqua, ma i dubbi sono tanti: non sarebbero meglio interventi in diversi punti?
Dal 13 ottobre 2014, una di quelle date che la Val Baganza e Parma ricorderanno per sempre, si parla di cassa di espansione sul Baganza. Lo si era fatto anche prima, con progetti mai messi in atto. Dopo l’alluvione del Baganza, che ha creato danni enormi da Berceto a Parma, se ne parla con più insistenza. Ci si è anche domandati, a posteriori e ormai inutilmente, se un’opera di questo tipo avrebbe potuto salvare dalla furia devastante dell’acqua di Baganza. Ora c’è il progetto: si tratta di una vasca da realizzare a monte di Sala Baganza. Il costo complessivo sarebbe di 55 milioni di euro e la capacità di contenimento di 6.200.000 mq d’acqua.
Proprio in questi ultimi giorni c’è anche chi ha suscitato le proprie perplessità. La prima è stata la consigliera comunale di Sala Baganza Tiziana Azzolini, seguita poi dal sindaco di Berceto Luigi Lucchi. L’Azzolini si è soffermata sul progetto di Aipo esponendo i propri dubbi per il “forte impatto ambientale della realizzazione e dell’elevato costo economico“. Inoltre la consigliera ha anche espresso sconforto per la mancata valutazione del progetto tecnico predisposto dalla Provincia di Parma. Un progetto, quest’ultimo che avrebbe portato alla costruzione di tre casse di espansione di medie dimensioni, da collocarsi a Calestano, Casale e Collecchio. “Il costo – ha concluso l’Azzolini – sarebbe stato di 30 milioni di euro“.
Luigi Lucchi: “Ci vogliono fregare ancora una volta”
Quello del Baganza è un problema complesso. E pertanto Lucchi, prima di esprimere il suo commento, mette in luce quanto sia difficile intervenire su questo tema: “Ogni voce critica o di perplessità viene strumentalizzata e utilizzata come volontà di non far salvaguardare la città“. Un problema quello del Baganza che per il Primo Cittadino di Berceto andava risolto già da tempo. “I soldi c’erano – afferma Lucchi – e si sono voluti ignorare. E ancora adesso s’ignorano preferendo indagare, anche politicamente, su mancate allerte della Protezione Civile Regionale, Provinciale e del Comune di Parma“.
Lucchi ammette che se gli fosse chiesto un parere “a denti stretti” sarebbe favorevole. Ma si trova d’accordo con Tiziana Azzolini: il progetto poteva essere scelto meglio. “È il piu’ costoso e il meno idoneo. Oltre a rappresentare di per se un pericolo: se crolla la diga che impatto possono avere 6.200.000 metri cubi d’acqua che piombano sulla città?“, si chiede il Sindaco. A Berceto, inoltre, non sarebbe previsto nessun intervento in quanto tutti i fondi vengono destinati alla cassa d’espansione.
“Senza voler ritardare la salvaguardia di Parma – insiste Lucchi – chiedo di affrontare il problema nel suo insieme. I progetti definitivi e ben chiari realizzati dall’Amministrazione Provinciale avevano un minor impatto ambientale. E prevedevano difese del Baganza diffuse sul suo tratto. Si arrivava, insomma, a imprigionare, nell’emergenza, milioni di metri cubi d’acqua. Ma in modo razionale mettendo in sicurezza anche Berceto, Terenzo, Calestano, Felino, Sala Baganza, Collecchio oltre che Parma“.
La soluzione nel “Patto di fiume”
Per raggiungere questi obiettivi l’Amministrazione di Berceto chiede, dal 2009, con il consenso di diversi Comuni, il Patto di fiume. Si tratta di uno strumento utilizzato in tanti Paesi Europei per evitare costosi interventi che nascono dopo le tragedie. “Il 24 febbraio – spiega Lucchi – in Consiglio Comunale, voteremo un o.d.g, indirizzato alla Giunta Regionale, per tentare di far compiere, con 55 milioni di risorse interventi razionali e veramente risolutivi“.
Il Comune di Berceto infatti, aspira a ricoprire un ruolo fondamentale nella pianificazione delle attività rivolte al riassetto idrogeologico nell’intero bacino del torrente Baganza. Questo anche alla luce del fatto che la metà circa del territorio responsabile della formazione delle piene ricade nel Comune. “Siamo contrari – conclude il Sindaco – al progetto di Casale. Non è accompagnato da indicazioni sull’adozione di misure per perseguire gli obiettivi e le strategie indicate dalla Regione“.
Le misure citate da Lucchi, sono state richiamate nella Conferenza Programmatica del luglio 2016. Tra queste occorrere ripristinare le condizioni di sicurezza post-alluvione. Ma anche predisporre programmi di gestione per assicurazione maggior spazio al fiume e valutare un piano di manutenzione diffusa su tutto il territorio, nell’ottica di prevenire le piene a partire dal bacino montano.
Berceto, si rinnova anche quest’anno il Patto di fiume della Val Baganza

