Quella volta che Don Camillo e Peppone sfidarono il fuoco – MondoPiccolo #2

Nei racconti di Guareschi succede di tutto. In essi si trova lo spaccato della Bassa…

Nei racconti di Guareschi succede di tutto. In essi si trova lo spaccato della Bassa parmense negli anni del dopoguerra, tuttavia alcuni elementi caratteristici si possono ritrovare anche oggi. Le persone, sopratutto, sono rimaste molto legate a questo tipo di immaginario popolare dove il parroco e il Sindaco sono i due poli del paese. Don Camillo e Peppone, poi, sono due vere e proprie icone. La trasformazione cinematografica dei racconti del narratore di Roccabianca ha contribuito a renderli anche “fisici”. Ecco perché, quasi sempre, nell’immaginare Don Camillo abbiamo in mente la figura di Fernadel, mentre per in Peppone ritroviamo Gino Cervi. In queste settimane abbiamo pensato di rendere omaggio al Guareschi scrittore e di riproporre alcuni dei racconti simbolo del Mondo Piccolo, corredati da una riflessione sociologica sul mondo d’oggi.

Incendio Doloso

In questo episodio si racconta dell’incendio che scoppiò una notte, in cui pioveva, alla Casa Vecchia. La Casa Vecchia era un ammasso di sassi, senza nemmeno una parte in legno. Tutti guardavano ammaliati, domandandosi il motivo dell’incendio. Sul posto arrivò anche Don Camillo, che commentando a voce alta, tentò di provocare Peppone dando la colpa ai rivoluzionari. La prima ipotesi fu che qualcuno avesse riempito la casa di paglia, per poi darle fuoco. Ma una ventata portò ai presenti l’odore forte del petrolio


[…] “Non facciamo dei romanzi! A me la faccenda non convince e voglio andare a vedere coi miei occhi di che cosa si tratta”. Si staccò deciso dal gregge e si avviò con passo rapido verso la bicocca. Ormai aveva percorso un centinaio di metri quando Peppone con quattro zampate lo raggiunse. “Vada indietro lei!” “E con quale diritto ti impicci dei fatti miei”, rispose Brusco Don Camillo gettandosi indietro il cappello e mettendosi i grossi pugni sui fianchi. […].

L’intento di Peppone era quello di bloccare Don Camillo. L’odore di petrolio era forte. Ai più l’idea era che il Sindaco volesse preservare la vita del sacerdote. Ma a far suscitare i primi dubbi fu lo stesso Don Camillo, chiedendo quale potesse essere il pericolo. Il pretaccio, però, non si perse d’animo e continuò a provocare Peppone accusandolo di avere poco coraggio. Bastò poco per far infiammare Peppone che, gonfiato il petto, si avviò a passo spedito verso la Casa Vecchia. I due avanzavano a passo spedito verso l’incendio.

[…] “Alt” disse una voce alla quale era impossibile non obbedire. E i due si arrestarono nello stesso identico istante, fecero dietro front, poi scattarono di corsa come fulmini. Dieci secondi dopo uno scoppio tremendo squarciava il silenzio mentre la bicocca saltava in aria aprendosi come un fiore di fuoco. […].

Lo scoppio aveva spaventato tutti. A vedere l’incendio non c’era rimasto più nessuno. Peppone e Don Camillo erano rimbalzati a terra. Si rialzarono e tornarono verso la strada principale fianco e fianco. Il Sindaco si lasciò andare, commentando che sarebbe stato meglio non fermare Don Camillo. La stessa cosa pensava il sacredote.

[…] “A venti metri mi sarei fermato”, rispose Don Camillo. “E perché?” “Perchè sapevo che nella grotta sotto la Casa Vecchia, c’erano sei bidoni di benzina, novantacinque mitra, duecento settantacinque bombe a meno, due casse di munizioni, sette mitragliatrici e tre quintali di tritolo”. Peppone si fermò e lo guardò con occhi sbarrati. “Niente di strano!” spiegò Don Camillo. “Prima di dar fuoco alla benzina ho fatto l’inventario” […].

Peppone strinse i pugni ed iniziò a inveire contro Don Camillo. Ad essere in ballo c’era il coraggio di entrambi. I due proseguirono poi fino alla canonica. Peppone fece notare a Don Camillo che le mitragliatrici erano otto e non sette. Don Camillo ammise di averla presa. Arrivato in chiesa, andò a confrontarsi con il Cristo dell’altare maggiore.

[…] “Vi ringrazio di averci dato l’alt”, disse “Se Voi non aveste dato l’alt sarebbe stato un pasticcio. “Ma no” rispose sorridendo il Cristo. “Sapendo a cosa andavi incontro, il continuare avrebbe costituito per te un suicidio e tu saresti tornato indietro lo stesso, Don Camillo”. […] “Piuttosto com’è quella storia della mitragliatrice? Tu avresti preso una simile macchina maledetta?” “No” rispose Don Camillo. “Bene” disse il Cristo. “Bene se fosse vero. Il guaio è che tu, quel maledetto arnese te lo sei preso sul serio” […].

Preso in flagrante a Don Camillo rimase solo la possibilità di allargare le braccia.

IL COMMENTO
“Gli occhi della gente”: tra ricerca del più forte e del più coraggioso nel mondo piccolo

Bugie e segreti sono i veri leitmotiv di questo racconto. Entrambi sanno, ma nessuno dei due lo lascia trasparire all’altro. E men che meno agli altri. Stanno lì a guardare l’incendio che divampa, ma senza lasciar intendere nulla, pur sapendo che il pericolo era alle porte. Peppone aveva nascosto un vero e proprio arsenale all’interno della Casa Vecchia, sicuro che nessuno lo avrebbe mai trovato. Ma non aveva fatto i conti con il suo “rivale” storico. Don Camillo – e non è un modo di dire – ne sa una più del diavolo. Scoperto l’arsenale ha ben pensato di fare un grosso dispetto al Sindaco: cosparso di benzina la Casa Vecchia ha innescato l’incendio. Per poi apparire “innocente” sul luogo del misfatto.

Ma la parte migliore di questo racconto viene nel momento in cui entrambi si punzecchiano nell’orgoglio. Sanno del pericolo, ma vogliono comunque arrivare alla casa. Lo fanno per sfidarsi. Per dimostrare al paese che uno dei due è più coraggioso. La soddisfazione più grande, al di là del coraggio dimostrato, sarà sopratutto quella di aver screditato l’altro. Agli occhi della gente, ancora divisa tra i due poli politici, risulterà che uno è migliore dell’altro. Più coraggioso, più forte. E in una dinamica di paese, si sa, le vox populi sono quelle che fanno la differenza.

Ecco perché in molte delle storie di Don Camillo e Peppone ricorre questa dinamica del dimostrare qualcosa per differenziarsi dall’altro. In termini prettamente politici questo potrebbe rivelarsi un successo per le elezioni, portando voti a Peppone. Ma non solo. Serve anche per screditare l’uno o l’altro. E potrebbe essere un motivo per aumentarne (o diminuirne) la popolarità. Infine l’ultima chiave di lettura potrebbe essere basata sulla mitragliatrice “rubata” da Don Camillo. L’astuzia, parlando con Peppone, di indicare una defezione nel numero di mitragliatrici è sicuramente studiata per mettere paura ai “rossi”. Del resto, che l’abbia presa o meno, Peppone non lo saprà mai. Ma saperla in mano a Don Camillo è sicuramente un deterrente valido per evitare di fronteggiarlo troppo apertamente. Lo sanno tutti, il pretone della Bassa non avrebbe nessun timore ad usarla.

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