Fornovo in fiera, venerdì il prologo: parola a Francesco Zarba – INTERVISTA

Venerdi 29 luglio si rinnova il rito annuale del prologo a Fornovo in fiera: ecco…

Venerdi 29 luglio si rinnova il rito annuale del prologo a Fornovo in fiera: ecco cosa ne pensa Francesco Zarba, direttore del Corpo Bandistico di Fornovo

Il prologo alla fiera, una sorta di appuntamento tra vecchi amici, ormai famigliare per tanti fornovesi, quali sensazioni si prova a ritrovarsi in quella stupenda piazza in una sera di mezza estate?

Ho iniziato a suonare come clarinettista nella banda di Fornovo più di trenta anni fa: suonare nella banda da bambino era per me una soddisfazione unica. E’ la stessa sensazione che provo ancora adesso quando eseguiamo i concerti in giro per l’Italia e per l’Europa. I primi anni, per l’apertura della Fiera veniva invitata una banda ospite, magari grandi bande straniere; poi mano a mano che la nostra realtà cresceva si è cominciato a far fare il prologo alla banda di Fornovo. Il successo è sempre cresciuto ed ogni anno il pubblico presente al concerto è sempre più numeroso e soprattutto variegato. Non sono più solo i “soliti” seguaci della banda, ma anche giovani e appassionati di musica che vengono per ascoltare programmi nuovi ed originali. A Fornovo abbiamo la fortuna di avere una stupenda piazza, un anfiteatro naturale dove l’acustica è quasi perfetta. Mi sono esibito in questa piazza sia come solista che con gruppi di musica da camera e la soddisfazione è sempre tanta.

La banda, che cosa è, cosa non è.

La banda ha così tante sfaccettature che è difficile darne una definizione precisa. Nasce come strumento militare, gli ottoni erano molto comodi da suonare a cavallo, la potenza del suono li rendeva adatti a suoni come squilli e richiami. La banda ha avuto anche una notevole importanza per la diffusione della musica nell’Ottocento. Non esistendo i supporti multimediali che abbiamo a disposizione oggi, le piccole formazioni di fiati portavano in giro, nei paesi, nelle aie nelle piazze la musica che i meno abbienti non potevano ascoltare a teatro. Esistono infatti numerosissime trascrizioni di opere di Verdi, Bellini, Donizetti che ancora si sentono eseguire soprattutto dalle bande del sud Italia. Oggi la banda non può continuare ad avere questo ruolo e si sta ritagliando un posto anche nella musica colta. Abbiamo numerosissimi autori, anche italiani, che scrivono opere appositamente per l’organico moderno della banda. Sicuramente la banda è un caleidoscopio di timbri colori e dinamiche che nulla ha da invidiare alle orchestre.


Avrai tante storie da raccontare su una associazione alla quale sei legato da tempo, prima come giovane musicista, ora come direttore. Un aneddoto particolarmente significativo.

Come ho già detto, ho iniziato la mia carriera di musicista suonando in banda. Questa cosa mi è rimasta  nel cuore tanto da considerarla, ancora oggi che la dirigo, una famiglia. Come strumentista ricordo come fosse oggi il primo giorno che entrai in banda con il mio clarinetto appena acquistato. Allora non esisteva una scuola di musica organizzata come oggi con maestri diplomati per ogni strumento; la mia prima lezione me la fece un ragazzo che suonava già in banda da qualche anno. Mi fece imparare la scala e le due note “scoglio” del clarinetto;  dopo dieci minuti suonavo già, con grande soddisfazione mia e del mio maestro, che tutt’oggi suona ancora nelle file della banda fornovese. Come direttore la più grande soddisfazione è stata la vittoria ad un concorso internazionale in Spagna: la cosa importante non è stata  la vittoria in se, quanto il fatto  che a suonare erano le mie due bande (Fornovo e Borgotaro), insieme nel “Concerto d’Armonia Valtaro”. Questa unione tra le bande è nata e voluta fortemente da me e vederla crescere e vincere un concorso nazionale con tantissimi miei allievi a suonare è un’emozione decisamente molto forte. Considero comunque una fortuna il fatto di aver sempre collaborato con bande e realtà musicali con una dirigenza che mi ha dato la possibilità di lavorare e pianificare le cose sulla base della qualità. Li ringrazio perché la cosa non è affatto scontata.

L’età media dei componenti del complesso si è notevolmente ridotta. La banda ha ancora un appeal nell’era dei social network: in cosa credete di essere attrattivi per un ragazzino che vuole entrare nel mondo della musica?

E’ effettivamente molto difficile rendere attraente la banda per un ragazzino, soprattutto perché suonare non è una cosa immediata. Purtroppo, o per fortuna, occorre molto impegno e i risultati si sentono dopo qualche mese se non dopo qualche anno. Di contro la soddisfazione che da l’esibizione ripaga di tutti gli sforzi fatti in precedenza. Abbiamo molti giovani che studiano uno strumento: al prologo di venerdì debuttano nove  nuovi strumentisti usciti dalla nostra scuola e sono sempre molto eccitati all’idea di esibirsi.

Di cosa ha bisogno la “banda” per togliersi di dosso il cliché dell’accezione negativa che solitamente si da a questo termine?

L’accezione negativa deriva dalla storia. La banda era fatta da amatori, il maestro era solitamente il barbiere o il calzolaio che sapeva suonare un pò la chitarra o aveva suonato qualcosa durante il servizio militare. La qualità era chiaramente bassa: la banda era una formazione di “servizio” per processioni o sfilate. Ora la storia è cambiata, gli insegnanti sono professionisti, gli strumenti sono di ottima qualità, le partiture suonate sono scritte da autori di valore, il livello artistico musicale si è per questo decisamente alzato. Il problema fondamentale è che nella scuola la musica non viene insegnata abbastanza. All’estero quasi tutte le scuole hanno una piccola banda o orchestra scolastica al proprio interno. Lo studio della musica è una cosa naturale. Quando anche per noi ascoltare un concerto della banda diventerà una cosa naturale, potremo chiamarla “banda” senza temere di essere disprezzati. Negli altri paesi europei, la banda viene chiamata orchestra di fiati e questa accezione negativa non esiste. Spesso ai concerti mi viene detto “Ma voi non siete una banda, siete una orchestra”: questo fa molto piacere perché significa che la gente riconosce il valore del lavoro che stiamo facendo, ma sarebbe altrettanto bello se dicessero: “Questa è una banda che suona bene”.

Domanda banale ma necessaria, che impegni avete per il futuro?

In Agosto terrò, da docente, una Masterclass di clarinetto e di flauto, con la partecipazione di Ilaria Ferrari, una nostra ex insegnante molto preparata. In autunno si terranno altre due Masterclass, la prima di Saxofono, la seconda per gli ottoni, anche queste tenute da strumentisti affermati. Per il prossimo anno è in previsione l’incisione di un CD che dovrebbe uscire per il centenario della grande guerra.

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