Oasi di biodiversità e socialità tra l’asfalto cittadino. A Parma esistono posti del genere, e sono visitabili da chiunque voglia immergersi nel verde urbano promuovendo uno stile di vita sostenibile e una cittadinanza attiva. Si tratta del progetto “Fruttorti“, che dal 2012 ha creato aree verdi in cui si coltiva cibo e si possono sviluppare relazioni umane: un laboratorio a cielo aperto che contribuisce a rendere Parma una città sempre più verde ed ecologica, anche se con qualche contraddizione.

A spiegare le idee e l’organizzazione di Fruttorti è stata Francesca, un’attivista del progetto, che ha risposto alle nostre domande per illustrare al meglio i principi e i valori che stanno alla base dell’iniziativa green. Nel concreto nelle  aree verde di Fruttorti si coltivano alberi e arbusti da frutta, piante aromatiche e ortaggi perenni, tutto a disposizione della cittadinanza che può beneficiare degli spazi per stare all’aperto tra la natura, anche in città. I luoghi hanno da subito scaturito tanta curiosità tra i cittadini o tra i visitatori della città e soprattutto la Picasso Food Forest, tra Via Marconi e Via Picasso, è frequentata assiduamente dagli abitanti del quartiere e, come afferma Francesca, “è stata d’ispirazione per la nascita di progetti analoghi in altre città“.

Uva spina

Veniamo inoltre da un periodo di quarantena, forzata e giusta a causa della diffusione del Coronavirus, che ci ha fatto capire l’importanza di stare accanto alla natura. Come afferma l’attivista infatti, anche se gran parte del lockdown si è svolto in un periodo dell’anno in cui la food forest non necessitava di fondamentali cure, “il periodo di quarantena ha comunque comportato un rinnovato interesse degli spazi verdi, dato che molte persone, in particolare i più giovani, hanno riscoperto l’area e ne hanno beneficiato non appena ve ne è stata la possibilità“. L’emergenza tuttavia ha stoppato alcuni progetti che Fruttorti era in procinto di intraprendere, come il programma di eventi e laboratori di cultura agroecologica “Raccolto e mangiato“, i progetti con le università di Parma e Piacenza e quelli Europei Erasmsu+, che includevano visite studentesche. Tutte iniziative che però verranno presto recuperate.

Impatto zero e cittadinanza attiva: la filosofia di Fruttorti

Le piante che vivono nelle aree dedicate al progetto Fruttorti imitano il funzionamento degli ecosistemi naturali, come il bosco immaturo, e per questo l’intervento dell’uomo è limitato a poche azioni. Di conseguenza, come spiega Francesca, si registra un assente impatto inquinante nei confronti dell’ambiente. “I cicli di fertilità naturali permettono al bosco di essere rigoglioso anche senza l’intervento umano e una gestione agroecologica di un sistema di produzione alimentare ci permette di coltivare minimizzando input esterni quali interventi meccanici ed irrigazione, ed eliminando quelli chimici quali pesticidi e fertilizzanti“, spiega l’attivista.

Fiore di cardo

Chiunque può partecipare attivamente al progetto prendendosi cura degli spazi verdi, organizzando laboratori nelle scuole, per i cittadini o eventi culturali, oppure semplicemente usufruendo delle aree da noi curate, che restano sempre aperte al pubblico e il cui raccolto è a disposizione di tutti i cittadini“: il principio di Fruttorti è infatti quello di muoversi verso un futuro ecologico e rispettoso dell’ambiente, in cui potersi riconnettere con la natura e imparare a conviverci rispettandola. Per questo il progetto appoggia da sempre le iniziative delle cosiddette “aule all’aperto“, da realizzare nei cortili scolastici per trasmettere fin da subito ai bambini l’importanza di stare a contatto con il verde e acquisire consapevolezza nel curarlo.

La preziosa biodiversità agroalimentare: specie protette e rare nelle aree Fruttorti

Solo alla Picasso Food Forest sono stati piantati 200 esemplari, tra alberi, arbusti da frutta, numerose piante aromatiche ed ortaggi perenni. Contando però anche le piante che crescono spontaneamente, si contano ben 140 varietà vegetali. E tra questi sono presenti sia specie rare e protette, come l’orchidea Himantoglossum adriaticum, ma anche numerosi alberi di “frutta antica”, “ovvero quelle varietà di frutta in estinzione, entrate in disuso con l’avvento dell’agricoltura industriale e la grande distribuzione che hanno favorito l’omologazione a scapito della biodiversità agroalimentare. Tra queste ricordiamo la pesca sanguigna, il biricoccolo, la mela Carla, il pero Spadone, il giuggiolo, il cotogno, il nespolo nostrano, il melograno e la susina zucchella“.

Susina

Francesca spiega inoltre che l’intento di Fruttorti è quello di incrementare la diversità sia vegetale che animale dell’area: “Vorremmo inserire piante utili sia all’uomo che agli insetti impollinatori o agli uccelli. Abbiamo anche in programma di creare un giardino per le farfalle, inserire ulteriori rifugi per ricci e pipistrelli, nidi per uccelli e ricreare habitat in estinzione come quelli legati al legno morto o alle zone umide. Questi habitat, e gli animali che li popolano, sono tra i più minacciati del pianeta a causa di scorrette pratiche agricole e di gestione forestale e territoriale“. Tra i progetti del movimento ecologista c’è anche il desiderio di inserire strutture come cataste di legno, log pyramids a sostegno dei rarissimi coleotteri saproxilici e un laghetto della biodiversità per accogliere altre specie.

“Le contraddizioni di Parma città verde”

L’attivista fa infine il punto su quello che ancora la città dovrebbe fare per “risolvere le tantissime e gravi criticità ancora presenti“. Ci sarebbero infatti nella città delle grosse contraddizioni, che la vedono schierata a favore di opere dannose come “l’aeroporto cargo, il mall, la TiBre e l’hub di Amazon, per poi arrivare all’inquinamento dell’aria, l’eccessiva cementificazione e l’inarrestato consumo di suolo, l’assenza di misure tangibili di mitigazione e adattamento climatico, l’assenza di piani olistici di gestione del verde urbano e della mobilità sostenibile e quella di una food policy che pianifichi e promuova  una conversione del settore agroalimentare di Parma, al momento altamente insostenibile, verso una politica agricola locale, biologica e solidale mirata a soddisfare i bisogni locali e diete più sostenibili e salutari a basso consumo di prodotti di origine animale“.

L’esclusione di Parma dalla lista delle finaliste per l’edizione 2022 del concorso a Capitale Verde Europea 2022, dovrebbe quindi essere per Francesca un auspicio per invitare l’amministrazione ad intraprendere un vero e proprio percorso di “conversione ecologica” sulla base delle pratiche migliori messe in atto in altre città Europee. “Progetti come Fruttorti possono contribuire al raggiungimento di tanti obiettivi e riconoscimenti green e sociali;” spiega l’attivista, “la realizzazione di food forest urbane era tra gli elementi che hanno  permesso alla città olandese di Njeming di aggiudicarsi il titolo di Green Capital nel 2018 e la stessa Picasso Food Forest è stata infatti inclusa nel dossier di candidatura di Parma“. Tuttavia, solo se i progetti verranno inseriti dall’amministrazione in una programmazione organica coerente e di lungo termine, sostiene Francesca, si potrà ambire a obiettivi più internazionali.

Foto credits: pagina Facebook Fruttorti

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