Giornata del libro: a Parma i presìdi culturali anti Covid sono le librerie indipendenti

Ogni 23 aprile dal 1996 si celebra la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, un’occasione per rendere omaggio a ciò che da secoli illumina la nostra cultura. Istituita dall’UNESCO, la giornata dedicata al libro, deve far riflettere sulla pubblicazione dei libri, sulle condizioni dell’editoria e sulla tutela della proprietà intellettuale legata al copyright. È sotto gli occhi di tutti che da anni ormai il settore editoriale stia subendo la concorrenza di altri dispositivi di intrattenimento e di apprendimento. Vero è però, che anche all’interno del settore stesso c’è una crescente preoccupazione per le librerie che devono contrastare la vendita di volumi online. Tuttavia, quello che più preoccupa (o almeno dovrebbe preoccupare) sono i dati sulla lettura in Italia: secondo gli ultimi report il nostro paese è uno di quelli in cui si legge di meno in Europa e altre ricerche svolte durante la pandemia hanno dimostrato che nell’ultimo anno sono diminuiti di gran numero i lettori.

Nel dettaglio quindi: se il Covid-19 ha provocato una crisi nel settore economico e in quello culturale, all’interno di quest’ultimo vi era una problematica già elevata ben prima che scoppiasse la pandemia. Stando alla lettura del rapporto Eurostat, basato sugli anni 2008-2015, si apprende che l’Italia è uno dei paesi europei in cui si legge meno. Il tempo giornaliero di lettura in Europa infatti va dai 2 (Francia) ai 13 minuti (Estonia): l’Italia, con in media 5 minuti al giorno, si posiziona penultima, al pari di Austria e Romania. A questi dati inoltre, si va ad aggiungere il report stilato nell’ultimo anno, segnato dal Covid e in particolar modo dalle restrizioni per i cittadini e dalla chiusura di alcune attività. Una ricerca dell’Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con il Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) e l’istituto Pepe Research, ha condotto un’indagine su “La lettura nei mesi dell’emergenza sanitaria”. Da qui è emerso che durante i primi mesi di pandemia (marzo-maggio 2020) si è avvertito un calo dei lettori deboli, un calo dei lettori forti, un calo delle vendite e un aumento dei non lettori.

Preso atto dei dati, e della crisi economica legata all’emergenza pandemica, abbiamo chiesto ad alcune librerie indipendenti di Parma la loro posizione. Francesca della libreria Piccoli Labirinti e Daniele di Chourmo Libreria, ci hanno quindi raccontato com’è andato il loro lavoro nell’ultimo anno e mezzo. Gli intervistati hanno anche sottolineato il valore della Giornata del libro e gli sforzi che il mondo dell’istruzione deve ancora fare per trasmettere l’importanza della lettura.

Tra libreria e acquisto online: le letture dei parmigiani in tempi di pandemia

Un punto interessante da approfondire è innanzitutto il rapporto che le librerie intrattengono con le vendite online, frutto di una concorrenza che ha origine nello sviluppo sempre più accelerato delle piattaforme di e-commerce. La battuta di arresto potrebbero averla avuta maggiormente proprio le librerie indipendenti, ma nelle parole di Daniele e Francesca si trova tutt’altro che sconforto. “Siamo aperti dal 2014 – spiega Chourmo Libreria – e nell’Italia e nel mondo di oggi pensare soltanto di scegliere come attività imprenditoriale (o come preferiamo noi “creazione sociale”) il settore editoriale e libraio, parrebbe una pazzia“. Per questo Chourmo Libreria fa leva anche sull’organizzazione di dibattiti, concerti, presentazioni, mostre, di giorno e di notte: “Lavorando in questo solco la crisi si sente meno, e anzi, può diventare opportunità di riscatto sociale e culturale“. Francesca di Piccoli Labirinti invece, confessa che la sua libreria ha prediletto “il rapporto diretto con gli editori“, ma dal suo punto di vista “la difficoltà nasce principalmente dalla minore conoscenza generale dell’editoria indipendente, ma soprattutto dal fatto che in Italia si legge poco“.

Entrambe le librerie tuttavia, per contrastare la crisi economica causata dall’emergenza sanitaria, si sono servite di piattaforme online per continuare la loro attività. Francesca racconta: “La prima settimana di chiusura è servita per riorganizzare le idee, ma abbiamo attivato subito più canali di promozione e vendita on line. Abbiamo rafforzato il servizio Whatsapp, messo in campo la consegna a domicilio e le spedizioni in tutta Italia. Successivamente abbiamo attivato la collaborazione con Bookdealer (piattaforma di e-commerce a supporto delle libreria indipendenti) e con Libridaasporto (un progetto nato per creare una rete tra lettori, libri e editori)“. Bookdealer ha aiutato anche Chourmo, con Daniele che aggiunge: “Pensiamo che questo rapporto, meno impersonale e freddo,  fatto di consigli e di opinioni, sia tra gli antidoti alla semplice compravendita di Amazon & co. Il libro è tra le poche merci ad avere un valore intrinseco, oltre che di mercato“.

Durante i mesi di apertura tuttavia, le attività di acquisto “in presenza” sono tornate a rifiorire, anche se “un cambiamento evidente c’è stato“. Nella librerie Piccoli Labirinti “le vendite sono state discontinue e la presenza dei lettori è stata strettamente collegata alle comunicazioni periodiche che giungevano e giungono dalle istituzioni“. Anche nella Chourmo la seconda ondata “ha permesso a tante persone di poter andare in libreria, ma dando loro soprattutto anche contatto, solidarietà e vicinanza“. Daniele inoltre, svela qualche dettaglio sui gusti dei lettori parmigiani nell’ultimo anno, durante il quale si sono denotate due tendenze: “Una narrativistica, dell’altrove, con libri ambientati in posti da sogno, polizieschi leggeri, libri d’evasione; e un’altra tendenza orientata sulla saggistica, per cercare di comprendere quello che accade ai tempi della pandemia“.

Come insegnare la cultura del libro: “Riformare il sistema formativo e fare gruppo tra editori e librerie”

Per risolvere la questione culturale e scalare la classifica dei lettori europei, “non esiste una formula magica“, spiega Daniele di Chourmo Libreria. Prima di tutto però, “bisognerebbe riformare il sistema formativo e l’assoluta centralità da dare al settore cultura. Perché – continua – mettere al centro la formazione del cittadino di domani è fondamentale“. Contro la tendenza alla non-lettura quindi, “le librerie continuano a fare quello che già fanno: resistere“. Chourmo Libreria inoltre, si augura che “ci sia una moltiplicazione di questi presidi di resistenza, nelle città, nei paesini, nelle periferie difficili“. Perché, dice Daniele, “ci sentiamo responsabili nell’agire rispetto ad un’altra emergenza, quella culturale“.

L’analisi fornita da Francesca di Piccoli Labirinti, confessa inoltre il desiderio di vedersi creare “un reale lavoro di rete a maglie strette tra tutti gli attori della filiera editoriale“. “Ci vorrebbe una rete di raccordo tra librerie del territorio per favorire una circolarità dell’utenza. Bisognerebbe costruire in rete un calendario di promozione saldo e strutturato”. Conclude poi Francesca: “Sarebbe necessario costruire un tavolo di lavoro con gli editori e con gli autori, affinché si riesca a lavorare per obiettivi comuni e con metodologie condivise“. La chiave infatti sarebbe quella di doversi innovare e rinnovare continuamente, “per stare al passo con una società in continua evoluzione“.

Francesca infatti crede che possa esserci una inversione di rotta e che sia importante incentivare alla lettura con iniziative sempre nuove e all’avanguardia. In particolare, “il lavoro da fare è tanto e questo periodo storico complicato dovrebbe essere un trampolino di lancio, malgrado le difficoltà“. Indietro infatti non si torna, e “quel che eravamo ante pandemia, non lo saremo, siamo tutti cambiati ed è questo cambiamento che deve guidare i nuovi passi della filiera editoriale. A partire dai librai“. Anche Daniele infatti, conclude affermando che il suo compito di libraio è quello di restituire la solidarietà che ha ricevuto durante la pandemia. “La Giornata del libro deve servire a recuperare lettori e crearne di nuovi. E questo è importantissimo perché ne va di mezzo la costruzione della società che verrà“.

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