Home restaurant, il futuro della ristorazione passa dai privati? – L’IDEA

Una modalità di ristorazione in continua espansione e che consente ai privati di servire ad amici, conoscenti…

Una modalità di ristorazione in continua espansione e che consente ai privati di servire ad amici, conoscenti e sconosciuti; pasti genuini e di qualità a prezzi assolutamente modesti

@LucaConti

L’home restaurant nasce nel 2006 a New York, dove alcune persone spinte forse dalla necessità di reagire alla povertà hanno cominciato a servire ad alcuni studenti pasti a prezzi inferiori rispetto ai locali.

Una moda che con il tempo è cresciuta sia come complessità che come legislazione: in Europa la diffusione è iniziata nel Regno Unito diventando un vero e proprio business capace di interessare milioni di persone. Oggi questi ristoranti casalinghi si stanno diffondendo anche in Italia, puntando soprattutto sull’opportunità di scoprire l’enogastronomia di un luogo ad un prezzo competitivo in un ambiente assolutamente familiare e genuino.


I vantaggi per il “cliente” sono sia di tipo gastronomico che di tipo sociale: la tavola, soprattutto nel nostro Paese, è sempre stato luogo privilegiato per l’incontro e le nuove conoscenze, un contesto cioè in grado di assicurare all’home restaurant nuove prospettive culturali. In Italia la legislazione sta evolvendo anche se allo stato attuale non siamo ancora in grado di classificare questo servizio in ambito fiscale e sanitario.

Nel corso del 2014 è stato presentato un disegno di legge, ancora da approvare, che presenta alcune chiare specifiche: l’utilizzo della propria struttura abitativa, anche se in affitto, fino ad un massimo di due camere e per un massimo di venti coperti al giorno. I locali della struttura abitativa devono possedere i requisiti igienico-sanitari per l’uso abitativo previsti da leggi e regolamenti vigenti. L07’esercizio dell’attività di home food non costituisce e non necessita alcun cambio di destinazione d’uso della struttura abitativa e comporta l’obbligo di adibirla ad abitazione personale; ai fini dell’esercizio dell’home food il proprietario è tenuto a comunicare al comune competente l’inizio dell’attività, unitamente ad una relazione di asseveramento redatta da un tecnico abilitato.

Non è necessaria l’iscrizione al registro esercenti il commercio e il Comune destinatario della comunicazione provvede ad effettuare apposito sopralluogo al fine di confermare l’idoneità della struttura abitativa all’esercizio dell’attività di home food. All’attività di home food si applica il regime fiscale previsto dalla normativa vigente per le attività saltuarie. Infine, nel corso del 2015 la proposta di legge è stata affiancata da una secondo progetto che aggiunge un limite di reddito stabilito per 10.000 euro e la necessità che il gestore sia in possesso del certificato haccp. Nei prossimi mesi vedremo sicuramente sviluppi concreti in ambito legislativo cosi come in ambito pratico; assisteremo alla reazione dei clienti e dei ristoratori tradizionali per un nuovo sistema che potrebbe trasformare profondamente il futuro della ristorazione.

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