Deborah Bartolone

Ci sono passioni talmente forti da accompagnarci per tutta la vita, portandoci a stravolgere idee e progetti. Questo è il caso di Deborah Bartolone, nata il 5 novembre 1993 a Parma, ragazza che vive a contatto con la musica, per lei fonte di ispirazione e di cura e motivo di conforto e condivisione. Così, in una breve, ma intensa, intervista, ci ha raccontato del suo percorso nel mondo musicale e del suo recente approccio allo yoga, pratica che le ha permesso di ampliare i suoi orizzonti, tanto da unire le due passioni.

Deborah Bartolone, come e quando è nato l’interesse per la musica?

È nato per gioco, per caso o per fortuna. Credo che mio nonno mi abbia trasmesso questa passione insegnandomi a tamburellare sul bicchiere ogni volta che voleva richiamare l’attenzione di mia nonna per farsi riempire il piatto. Scherzi a parte, l’ho sempre visto come un grande musicista.

In che modo si è avvicinata a questa passione e a questo bisogno?

Ho iniziato a prendere lezioni private di chitarra all’età di 7 anni. In seguito ho partecipato ad alcuni laboratori musicali avvicinandomi così, fin da subito, al mondo del canto. Dopo diversi anni di canto e chitarra, volevo mettermi alla prova e intraprendere il percorso da percussionista. Per questo mi sono proposta in conservatorio per batteria, senza però essere stata presa; avevo un discutibile senso del ritmo scomposto.

Successivamente ho tentato con chitarra, con la quale ho avuto miglior sorte, e mi sono successivamente iscritta al vecchio liceo musicale Arrigo Boito. Ho proseguito i miei studi in conservatorio fino all’età di 23 anni, focalizzandomi sul canto jazz. Nonostante le molte difficoltà, non ho mai abbandonato chitarra; ho avuto l’onore di conoscere un maestro del quale mantengo vivo il ricordo ogni volta che impugno la chitarra.

Ben presto ho conosciuto la grande famiglia di Music Together. Sono stata al fianco della mia maestra Paola Mangiarotti per circa un anno, fino a quando a Novembre del 2019 ho conseguito il diploma da insegnante a Bologna. Mettermi in gioco davanti ai bambini è stata sicuramente la prova più grande. Suonare, cantare, danzare, con la naturalezza e la libertà che soltanto un bambino può conoscere. Grazie a questa mia scelta ho imparato a divertirmi, a crescere con la musica e osservare con il cuore.

Un’altra passione che coltiva, e in cui crede fermamente, è lo yoga. Come ha scoperto questa pratica?

Pratico yoga da diversi anni. Ho seguito vari insegnanti pur non sapendo ancora cosa stessi facendo. Il mio bisogno di praticare è nato dall’esigenza di riavvicinarmi a me stessa. Far pace con il mio corpo e con la mia testa, liberare le mie ossa e far respirare i miei muscoli. Una volta raggiunto il totale benessere che la musica e lo yoga mi portavano, ho deciso che volevo provare a condividerlo con qualcuno che magari stesse ancora ricercando se stesso.

Ho conosciuto Paola del Monaco, la formatrice nazionale CSEN, con la quale ho avuto il piacere di lavorare. È stata un’esperienza di vita che non dimenticherò mai. Ho imparato che lo yoga è libertà d’interpretazione, percezione di se stessi e percezione e rispetto per l’altro. Ma, soprattutto, ho compreso che non si finisce mai d’imparare, senza spegnere quell’entusiasmo che spinge alla condivisione e al confronto. A settembre 2020 ho conseguito il diploma nazionale CSEN da insegnante yoga.

Musica e yoga possono coesistere? Ci parli del suo progetto

Credo che ci sia una profonda connessione tra voce e corpo. Dalle ricerche di Alfled Wolfsohn (che agli inizi del ‘900 introdusse un metodo di lavoro sulla voce umana) e del suo allievo Roy Hart, nasce il Roy Hart Theatre. Il più grande esempio di fusione tra corpo, voce e anima. La liberazione dai confini del canto e l’ascolto delle proprie esigenze corporee.

Credo quindi che ciò che accomuna la voce al corpo sia l’ascolto. Ascolto del nostro “io” più interiore che non vede l’ora di prendere forma. Nulla di più difficile, nulla di più semplice. Di fondamentale importanza è stata la figura poliedrica di Lucia Perego, persona con la quale ho avuto il piacere di chiacchierare e confrontarmi dando vita a nuove idee.

Ho ascoltato con ammirazione gli accurati consigli dettati dalla sua grande esperienza, le sono grata per aver ricercato con me un punto dal quale partire per sviluppare la nostra creatività. Molto presto avrò la fortuna di mostrare i miei nuovi progetti “Yoga in Musica” e “Yoga per bambini” presso lo Spazio Armonya. Ringrazio loro e ringrazio tutti gli amici che hanno contribuito a dar vita ai miei progetti.

Il messaggio: non si smette mai di conoscere se stessi

Grazie a queste esperienze, Deborah ha avuto l’opportunità di conoscere se stessa e, in un certo senso, di riscoprirsi. Per lei musica e yoga rappresentano più di una passione, quasi una chiave con cui potersi aprire nuove opportunità, con cui crescere e maturare ancora. Ha concluso la sua intervista ringraziando tutte le figure, professionali e non, che le sono state accanto e l’hanno aiutata a portare avanti i suoi progetti. Un ringraziamento sentito va al suo amico “Jack”, al quale augura di credere in se stesso così come lui, fin da subito, ha fatto nei suoi confronti.

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