La Spinosa: il campo incantato di Giulia Coruzzi, tra erbe officinali e filosofia

Giulia Coruzzi nel 2012 decide di seguire la sua passione per l’erboristeria dando vita a La Spinosa; azienda agricola in cui coltiva con il suo compagno Marco erbe officinali

Giulia Coruzzi nel 2012 decide di seguire la sua passione per l’erboristeria dando vita a La Spinosa; azienda agricola in cui coltiva con il suo compagno Marco erbe officinali

di Vanessa Allegri

Deus sive Natura“, Dio ossia la Natura. Questa locuzione latina – che esprime la corrispondenza tra elemento divino e naturale – fu formulata nel ‘600 dal filosofo olandese Baruch Spinoza. Leggendo queste parole a distanza di secoli, la parmigiana Giulia Coruzzi si è subito riconosciuta; nel 2012 ha dunque omaggiato l’illustre esponente del razionalismo dando alla sua nascente azienda agricola un nome che lo evocasse: La Spinosa. Stare a contatto con la natura è un po’ come sentirsi vicini a Dio, rivela Giulia. Si percepisce una presenza divina, inspiegabile con la mente ma comprensibile con lo spirito. La spiritualità può assumere varie forme e nomi, ciò che conta è che ci dia le risposte che cerchiamo“. Le prime risposte Giulia è riuscita e trovarle grazie alla scelta fatta cinque anni fa: dedicarsi alla coltura delle erbe officinali.


Dal giornalismo all’erboristeria

Dopo aver studiato giornalismo, Giulia è stata per anni collaboratrice della Gazzetta di Parma. Si occupava di cronaca locale e rincorreva le notizie per tutta la provincia, soprattutto nella zona di Lesignano de’ Bagni. Parallelamente, però, germogliava in lei anche la passione per l’erboristeria. “Il mondo delle erbe mi ha sempre affascinatoracconta. Da piccola andavo con i miei genitori nei boschi e raccoglievamo le erbe spontanee. Avevo la mia erborista di fiducia e sperimentavo spesso nuovi tipi di tisane e infusi. Sono sempre stata indecisa tra il giornalismo e l’erboristeria. Ho preso una strada ma l’altra rimasta in sospeso non mi ha mai abbandonato. Così ho deciso di fare un tentativo”. Un amore custodito nel profondo, quello di Giulia per le officinali; cresciuto lento e costante tra un articolo e l’altro, per poi sbocciare esprimendo tutta la sua bellezza e forza.

Tramite suo padre, Giulia trova un terreno da affittare a Stradella di Collecchio. I campi sono sovrastati da un silos rosso, che come un faro in mezzo al mare indica la via per raggiungere l’azienda. Ad aiutare e affiancare Giulia in questa avventura c’è il suo compagno, Marco. A loro disposizione ci sono circa 2500 metri quadrati di terra certificata biologica, su cui la coppia ha pazientemente posato a mano piantine di Calendula, Borragine, Escolzia, Melissa, Silene, Cardiaca, Elicriso e Santoreggia.

Erbe officinali? Dallo scetticismo allo scambio di saperi

Il proprietario è un contadino che con l’avanzare dell’età riesce a coltivare solo una parte dei campi. Marco e Giulia avvertono il suo scetticismo iniziale mentre espongono il loro progetto. “Quando abbiamo piantato la Calendula per lui era una novità, racconta Giulia. Dopo avergli spiegato che si poteva mangiare rideva e ci prendeva un po’ in giro. Ora quando arrivano i suoi clienti e la Calendula è in fiore ne decanta le virtù. È un bellissimo scambio: lui ha una grande esperienza e ci dà consigli sui periodi giusti per seminare e raccogliere, noi gli facciamo scoprire erbe e piante nuove”.

Ogni tanto le due generazioni apparentemente distanti trovano dei punti d’incontro. Alla base della filosofia di Giulia c’è infatti la riscoperta delle erbe spontanee, un tempo conosciute e consumate. Una di questa è la Piantaggine, che il vecchio contadino chiama “lingua di cane”. “La popolazione anziana, che ha conosciuto la guerra, è più restia a mangiare le erbe di campo; probabilmente perché ricorda loro i periodi di carestia in cui non c’era nient’altro e la scelta era obbligata, chiarisce Giulia. A noi sembra invece utile riscoprirle: queste erbe spuntano in vari momenti dell’anno e contengono le proprietà che a noi servono in quel determinato periodo”.

Ad ogni stagione la sua erba

Quando si parla di erbe officinali, infatti, la stagionalità è un fattore di essenziale importanza. A seconda delle stagioni, le proprietà contenute in queste piantine svolgono un ruolo decisivo soprattutto per la prevenzione dei malesseri. La Piantaggine ed il Tarassaco, ad esempio, sono molto indicate in marzo e nei cambi di stagione grazie alle loro proprietà depurative. Il Romice può essere consumato in estate grazie all’azione rinfrescante delle sue foglie, usate anticamente dai pellegrini per placare l’arsura in mancanza d’acqua.

In autunno è invece importante rinforzare le difese immunitarie e l’Echinacea in questo è un valido alleato; ci sono poi l’Olivello spinoso e la Rosa canina, ricchi di vitamina C. In inverno si passa infine alle erbe che aiutano a placare gli stati infiammatori come Eucalipto, Santoreggia e Timo. Estremamente utile anche l’Elicriso, pianta che cresce spontanea in Sardegna e Liguria, ma che Giulia ha trovato anche nei campi di Torrechiara. Il suo profumo ricorda la liquirizia e il sapore ha una nota speziata simile al curry. L’Elicriso agisce soprattutto sulle vie respiratorie, può essere quindi usato sia in caso d’infezione sia durante le allergie primaverili.

Un’altra pianta interessante è l’Escolzia. Questo papavero di origine californiana ha sedotto Giulia e Marco grazie alle sue proprietà calmanti e sedative; concilia il sonno e aiuta a ridurre i risvegli frequenti. Dulcis in fundo, la Calendula. Il nome deriva da “calendario” e il suo potere lenitivo e antinfiammatorio si adatta bene a tutte le stagioni. Con i suoi splendidi fiori arancioni, inoltre, si possono preparare deliziosi risotti.

Dal campo alla tavola

Giulia desidera andare oltre l’erboristeria. “Abbiamo scelto perlopiù erbe officinali con una doppia vocazione: erboristica e culinaria, specifica. Ci piaceva l’idea di portare le proprietà a tavola”. Inizialmente non è stato semplice cercare di vendere ai ristoranti delle erbe sconosciute. Qualche chef però si è incuriosito, ha sperimentato e infine si è appassionato. È quindi possibile trovare le erbe de La Spinosa nei piatti proposti da L’Officina delle Fate a Pilastro, il Cortile, Apriti Sesamo, Bolle in pentola e i Tre Porcellini a Parma.

Ritornare ad una dimensione più naturale ha permesso a Giulia e Marco di eliminare il superfluo e scoprire quanto poco in realtà serva per star bene. “Il nostro frigo è pieno di erbe di campo, sia coltivate da noi che spontanee, rivela Giulia. Siamo circondati da erbe commestibili e con il tempo abbiamo imparato a non buttar via nulla. Da quando viviamo all’aria aperta e ci prendiamo cura di un processo vitale la nostra attenzione è stata riportata sulle cose importanti della vita. La natura ci ha riportato alle origini, a ciò che veramente siamo e dovremmo essere”.

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