Il passaggio dello status del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto”, deciso dal Comitato permanente della Convenzione di Berna, sta aprendo un’ampia discussione nel mondo scientifico. Specie protetta dal 1971, il lupo è un animale che ha sempre fatto molto discutere e sulla cui gestione ci sono posizioni contrapposte. In attesa che la modifica dello status sia resa effettiva dalla Direttiva Habitat – scelta non scontata – abbiamo affrontato l’argomento con Rolando Cervi, presidente del WWF Parma. La richiesta del WWF, anche e soprattutto a livello nazionale, è quella di riportare la scienza al centro delle decisioni che riguardano la tutela della natura: decisioni che non devono essere prese a livello politico e ideologico, ma che necessitano di conoscenze e competenze.
Spesso il tema del lupo è soggetto a falsa informazione, che risulta controproducente e che da’ vita a fenomeni si strumentalizzazione. Il declassamento della specie “doveva e poteva essere evitato”; ad avvalorare la tesi anche il fatto che “l’approccio a base di polvere da sparo si rivela ben poco efficace nel controllo delle specie” e che “l’abbattimento è inutile ai fini del contenimento dei danni generati dall’interferenza tra lupi e attività umane“.
Il declassamento della protezione del lupo mette in allarme: a cosa è dovuto, secondo la vostra esperienza, questo provvedimento? Si poteva evitare?
Il passaggio dello status del lupo da particolarmente protetto a protetto ha esclusivamente obiettivi di tipo politico, nessuna evidenza scientifica definisce il declassamento come necessario, si tratta di una decisione che ci riporta indietro di mezzo secolo e crea un precedente pericoloso per il futuro della conservazione della natura in Europa. Serve a raccattare consenso a buon mercato e dare un contentino a lobby che ben conosciamo, da parte di una classe politica che non è in grado di affrontare la complessità delle azioni necessarie a garantire una positiva convivenza. Doveva e poteva essere evitato, come d’altronde raccomandato dalle maggiori istituzioni scientifiche a livello nazionale ed europeo. Nonostante le evidenze, la Commissione Europea ha deciso di portare avanti la proposta di modifica della Convenzione di Berna sulla base di motivazioni politiche e personali della Presidente Von der Leyen. Il tutto attraverso un processo di consultazione pubblica che, come denunciato da ClientEarth al Mediatore Europeo, non risulta in linea con le linee guida dell’Ue. Su questi temi bisognerebbe basarsi sui dati scientifici, non su valutazioni e opportunismi di carattere politico.
Si badi bene che la contrarietà del mondo scientifico non dipende da considerazioni di tipo etico, ma dal fatto che la misura dell’abbattimento è del tutto inutile, se non controproducente, ai fini del contenimento dei danni generati dall’interferenza tra lupi e attività umane. Questo perché eventuali abbattimenti possono provocare la destrutturazione sociale dei branchi per la morte degli individui dominanti, con conseguente aumento della predazione locale sul bestiame domestico non adeguatamente custodito. L’aumento di individui solitari a discapito di nuclei familiari stabili può quindi avere effetti negativi anche a livello ecologico con una minore efficacia del lupo nel controllo delle popolazioni di ungulati selvatici, in primis il cinghiale. A proposito di cinghiali, vale la pena ricordare che il nuovo Commissario di Governo per la lotta alla Peste Suina Africana, non certo un fanatico ambientalista, ha recentemente dichiarato testualmente che “il lupo ci sta dando una mano grande”, ed anche che “la caccia, se non controllata, è un fattore di propagazione del virus”.
Specialmente in Appennino viene sollevata la problematica della predazione, anche di animali domestici: la prevenzione (reti, dissuasori etc), se fatta correttamente, può essere un antidoto efficace?
Per chi alleva animali domestici il lupo è sicuramente una presenza critica, nessuno lo nega. E’ però qualcosa che conosciamo bene, su cui abbiamo solide evidenze tecnico scientifiche, e se si affronta la questione con raziocinio e lungimiranza i conflitti si possono ridurre al minimo, a patto che ognuno faccia la sua parte. Anche sul nostro Appennino ci sono molte esperienze positive di collaborazione tra imprenditori ed enti pubblici, nelle quali l’adozione delle misure di protezione (principalmente recinzioni adeguate e cani da guardiania) si è rivelata altamente efficace, azzerando i danni. Anche la protezione degli animali d’affezione richiede il semplice rispetto di regole di buon senso: evitare di lasciare i cani alla catena, ricoverarli in ambienti adeguatamente protetti durante la notte, non lasciare all’aperto disponibilità di cibo che attiri i selvatici vicino alle abitazioni. Diverso è il discorso per i cani da caccia, sui quali c’è molta mistificazione. Vengono uccisi e feriti in gran numero dai cinghiali (chiedete a qualunque veterinario e potrà confermarlo), ma su questo nessun cacciatore si fa scrupoli, mentre vengono strumentalizzati i casi (che ci sono, ma sono molto meno numerosi e in parte solo dichiarati ma privi di riscontro) di uccisione ad opera di lupi.
Quanto incide la disinformazione nella tutela del lupo? Cosa si può fare per informare correttamente la popolazione? Come affrontate la tematica in termini di sensibilizzazione? Che messaggio è importante fare passare?
Il lupo, e più in generale la convivenza con i predatori selvatici, è un argomento che potremmo definire divisivo. Genera reazioni “di pancia”, contrastanti e molto polarizzate, aprendo quindi facilmente la strada al proliferare di fake news e alla strumentalizzazione politica. Noi come WWF portiamo avanti quello che si definisce “ambientalismo scientifico”, questo è il fondamento della nostra azione. Facciamo molta attività di divulgazione, in particolare ad opera dei Volontari dell’Osservatorio Lupi, sia nelle scuole che con eventi pubblici. A questi incontri i protagonisti sono scienziati e tecnici, il nostro obiettivo è quello di far conoscere la situazione per come è, sulla base delle più aggiornate evidenze scientifiche. Bisogna anche dire che la responsabilità di fare chiarezza dovrebbero condividerla anche i media e gli enti pubblici. Purtroppo in molti casi – non sempre, per fortuna – i media sembrano prediligere il sensazionalismo che fomenta paure e allarmismi, e porta più clic di una spiegazione pacata e articolata. La politica, anche a livello locale e in modo bipartisan, per opportunismo molto spesso ignora il parere degli esperti e cavalca le leggende da osteria.
Sono anni che si parla di “Piano Lupo”, ma in Italia non si è ancora trovata la quadra: secondo voi, una gestione controllata può contribuire ad abbattere il bracconaggio?
La quadra non si trova perchè non la si vuole trovare. In realtà in questi anni ci sono stati e ci sono molti progetti per lo studio della presenza del lupo e la messa a punto di metodi per minimizzare il conflitto con le attività umane. Purtroppo quando si parla di “gestione” di specie selvatiche non si usa altro linguaggio che quello di carabine e doppiette. Ricerca, mezzi di prevenzione e campagne educative non ingrassano la lobby miliardaria delle armi, per non parlare della politica da quattro soldi che le tiene bordone. Alla prova dei fatti però l’approccio a base di polvere da sparo si rivela ben poco efficace nel controllo delle specie. Questo caso non fa eccezione: se si tornerà a sparare legalmente al lupo, in aggiunta alle centinaia di esemplari già abbattuti illegalmente ogni anno, questo rischia di rivelarsi nel medio periodo un boomerang a danno degli stessi allevatori, per le ragioni ecologiche e etologiche a cui accennavo prima.
Perché è importante tutelare il lupo?
Il primo motivo è che si tratta di un animale selvatico di incredibile bellezza e fascino, che non dovrebbe cadere ancora vittima della nostra idea folle di essere padroni assoluti del Creato. Volendo essere più concreti, il lupo si trova all’apice della piramide alimentare, per questo ha un ruolo di regolazione degli equilibri ecologici e ambientali che non saremo mai in grado di sostituire con la nostra “gestione”. Ad esempio, oltre al già citato cinghiale, è di grande efficacia nel tenere sotto controllo le popolazioni di altri ungulati, nonché specie aliene come la nutria. Se avessimo l’intelligenza e la pazienza di guardare ai fenomeni nella loro complessità, e di non interferire con gli equilibri della Natura, capiremmo che una presenza simile è di grande utilità anche e soprattutto per noi.

