Il calice di vetro è stato ritrovato sotto il presbiterio, in una tomba di un monaco senza nome; è un miracolo che sia giunto fino ai giorni nostri

Berceto sorge su quella che è la Via Francigena, crocevia di popoli e culture differenti: tribù longobarde, pellegrini in viaggio verso Roma, templari, vescovi francesi. Uno di questi, il Vescovo di Rennes Moderanno, durante il suo viaggio verso la capitale della cristianità, sostò nel piccolo borgo dell’Appennino parmense e decise di restarvi. È proprio grazie a Moderanno, a cui venne poi dedicato il Duomo, che Berceto possiede alcune preziose reliquie, ad esempio i resti di San Remigio, il convertitore dei Franchi, all’epoca custoditi nel monastero benedettino.

Ma il più grande mistero del Duomo di Berceto, conosciuto anche come Duomo di San Moderanno, riguarda un antico e prezioso calice di vetro. Quarant’anni fa, durante dei lavori, fu scoperta, ad elevata profondità, un’antica tomba situata sotto il centro del presbiterio; la tomba, povera e spoglia, non reca il nome del defunto ma risale probabilmente all’XI secolo, all’epoca della comunità monastica, il cui monastero sorgeva accanto alla chiesa; è dunque probabile che la tomba, al cui interno fu ritrovato il misterioso calice di vetro, appartenesse ad un monaco. Il mistero si infittisce: come fa una tomba così semplice e povera a trovarsi in un luogo di sepoltura tanto maestoso? E perché un monaco avrebbe dovuto farsi seppellire con un calice?

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Nonostante sia molto antico, il calice di vetro è semplice ed elegante allo stesso tempo: le analisi mostrano che è composto da tre parti separate, il piede, il gambo e la sottilissima coppa – in cui sono evidenti le soffiature del vetro -, unite da pasta di vetro; per la sua fragilità è un miracolo che si sia conservato tra i detriti tanto a lungo. Diversi studiosi hanno lanciato l’ipotesi secondo cui il calice di vetro sarebbe niente di meno che il Sacro Graal, la coppa utilizzata da Gesù Cristo durante l’Ultima Cena e con cui in seguito fu raccolto il suo sangue durante la crocifissione, nonché la reliquia più importante di tutto il mondo cristiano, quella che, secondo la leggenda, i templari cercavano con tanta dedizione.

La lunetta scolpita posta sul portale della chiesa sosterrebbe questa tesi: il centro dell’effigie è occupato da Gesù in croce, raffigurato con gli occhi aperti, simbolo di Risurrezione e vittoria sulla morte; alla sua sinistra troviamo Maria, in un atteggiamento di composto dolore, un Santo Anziano ed un vescovo, probabilmente San Moderanno; a destra, tra le altre figure, troviamo il centurione che con la lancia colpisce il costato di Gesù ed un fanciullo che ne raccoglie il sangue con una coppa. Il Sacro Graal appunto. Si tratta dello stesso calice ritrovato nella tomba del monaco senza nome? Egli non ha voluto rivelare la propria identità proprio per nascondere il prezioso oggetto? Secondo le vicende storiche è plausibile che il calice di vetro sia effettivamente il Sacro Graal, a lungo custodito in Bretagna e poi arrivato fino a noi grazie ai pellegrini francesi che si recavano a Roma, come San Moderanno.

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La lunetta scolpita posta sul portale: è ben visibile il fanciullo che raccoglie in un calice il sangue di Cristo

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