Burattini è autore di alcuni fra i più importanti fumetti italiani; venerdì ha tenuto una lezione ai bambini dell’Istituto Comprensivo di Varano

I bambini dell’Istituto Comprensivo “Val Ceno” di Varano Melegari e di Varsi (in streaming) hanno potuto assistere ad una lezione decisamente fuori dall’ordinario. Venerdì 25 novembre fare da “insegnante” è stato Moreno Burattini. Il noto fumettista pistoiese, autore fra gli altri di Cattivik e Lupo Alberto, oggi è il principale sceneggiatore e soggettista di Zagor. Un personaggio nato nel 1961 da un’idea di Sergio Bonelli, che oggi è uno dei più amati protagonisti di serie a fumetti italiane.

Il tema dell’incontro, organizzato da Roberto Orzetti e dalla Consulta Culturale di Varsi, è stato “Il linguaggio dei fumetti“. Burattini ha saputo tenere banco, con abile maestria e piglio toscano, per un’ora e mezza abbondante, catturando l’attenzione dei giovani uditori. Si è parlato di storia, tecniche di realizzazione e struttura dei fumetti. L’obiettivo? Stimolare i ragazzi ad una lettura consapevole appassionandoli al mass media più popolare di sempre. “Mi dicono che vengo gratis – ha esordito Moreno Burattini -, certo che vengo gratis, perché mi diverto anche io. Quando andavo a scuola avrei tanto voluto che venisse un autore di fumetti a farci divertire“.

L’autore ha percorso la strada del fumetto dalle origini ad oggi

Il primo personaggio ad affacciarsi nel mondo delle vignette è Yellow Kidnel 1896, creato dal disegnatore statunitense Richard Felton Outcult. Ma quando nasce nasce il fumetto? Nel momento in cui viene creato il balloon, il riquadro dove si inseriscono i discorsi del personaggio. Il fenomeno divenne subito un grande successo, tutti volevano Yellow Keed, fu travolgente. Tutti gli altri giornali vollero subito adeguarsi e crearono apposite sezioni dedicate al fumetto. “All’inizio erano opere comiche – ha spiegato lo sceneggiatore di Zagor –, erano cose da ridere, infatti in inglese i fumetti si chiamano Comics: i comici“.

Il racconto è proseguito passando dalla fine dell’era comica all’uscita dei classici: Topolino, Paperino, Batman, Superman, Spiderman e tanti altri. Si è passati poi all’analisi del linguaggio dei fumetti. Il codice. In questo momento l’esposizione di Burattini si è fatta molto coinvolgente per i bimbi. Continuamente incalzati e interrogati dal fumettista hanno interagito con trasporto e interesse. Qui è iniziata la vera “magia” del fumetto. Pensieri, emozioni, gesti, suoni e movimento possono essere racchiusi in una singola vignetta grazie a simboli convenzionali. Forma del balloon, disposizione della scena e tecniche rappresentative posso dare al lettore un’idea precisa di ciò che accade dentro alla storia.

Attraverso forme onomatopeiche, ad esempio, – ha specificato Moreno Burettini – si possono rendere bene il ritmo e il suono della storia. Io lo trovo straordinario, sembra un film. Attraverso le forme e i simboli del balloon si possono anche rendere le emozioni delle persone. È geniale. Oppure le espressioni dei personaggi, gli odori, il movimento, sono tutte cose che al fumetto mancano. Ma in realtà ci sono. Si possono trovare espedienti per rendere tutto questo su carta“. Prima di passare ai saluti finali il fumettista ha passato in rassegna tutti gli aspetti tecnici con cui poter realizzare una storia a fumetti. Poi ha concluso spiegando il rapporto fra sceneggiatore e disegnatore. Tra i due deve esserci un’intesa perfetta: dalla loro collaborazione, infatti, dipende il buon esito della narrazione.

Le domande rivolte al fumettista

Come ti vengono le idee per scrivere fumetti?

Ci sono persone che nascono con il talento per ballare, altre giocano a calcio, altri montano lampadine, mentre altri ancora nascono con la capacità di raccontare storie. Ad esempio, Zagor vive in una foresta sterminata di nome Darkwood. Se guardo il telegiornale e scopro che c’è stato un incendio in California posso pensare che la foresta di Zagor possa bruciare. Quindi posso sviluppare l’idea che sia stato fatto apposta da un cattivo e che il nostro personaggio debba salvare tutti, trovare il colpevole e pigliarlo a cazzotti.

Perché hai scelto di fare il fumettista? Ti piace come lavoro?

Perché da bambino mi divertivo molto a leggerli. Provavo con la penna a buttare giù degli schizzi e facevo fumettini. Così ho provato a farlo di mestiere e ho visto che mi piaceva. Ho deciso di seguire la mia passione. Vi do un consiglio, cercate di fare sempre qualcosa che vi piace, così non sarà mai un peso lavorare.

Qual è stato il primo fumetto che hai scritto?

Il mio primo fumetto uscì per la rivista “Mostri” e parlava, appunto, di mostri. L’ambientazione era medioevale e raccontava di una congiura. Uno stregone, insieme al principe del regno. organizzava l’omicidio del re attraverso un sortilegio. Il re doveva essere ammazzato da un mostro durante una seduta in consiglio, ma cadde lo stesso giorno da cavallo, uccidendosi. Come nuovo re venne investito così il figlio, che, individuato dal mostro, venne ucciso al posto del padre.

Ci può dire come e se è cambiato Zagor nei suoi 55 anni di storia?

Tutti i più grandi personaggi, dai fumetti ai film, dalle serie Tv al cinema, sono cambiati nel tempo. Si pensi al Paperino delle origini e a quello odierno; oppure Topolino e gli altri classici Disney. Ma anche 007, il James Bond del primo Sean Connery non ha nulla a che vedere con il Daniel Craig di oggi. Nemmeno Zagor ha resistito al tempo e qualche cosa è sicuramente cambiato da allora. Ma, secondo me, è cambiato un po’ meno rispetto a tanti altri. Per questo mantiene il suo fascino e ha ancora grande successo.

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